PER NOI SARA' SEMPRE E COMUNQUE UN DISASTRO AMBIENTALE

PER NOI SARA' SEMPRE E COMUNQUE UN DISASTRO AMBIENTALE
PER NOI E' STATO E SARA' SEMPRE UN DISASTRO AMBIENTALE

domenica 24 aprile 2016

Luci ed ombre nell' importante Inchiesta Pubblica sulla nuova discarica di Saturnia



Luci e ombre nell’ importante Inchiesta Pubblica su Saturnia di cui la città non sa praticamente nulla.
 

Le ombre sono il non avere approfondito alcuni temi come il corretto svolgimento dell’ iter autorizzativo che muove il suo primo passo con il decreto n. 270  del 31 Luglio  2014 che  restituisce l’area agli usi legittimi richiedendo un progetto di riutilizzo del  sito e la messa in sicurezza permanente della porzione di discarica.
Nessuna norma che riguardi i siti regionali richiede al proprietario il riutilizzo di un’ area inquinata:   nella L.r. di riferimento  la n. 10/2009,  l’ articolo 10 che riportava quella condizione  è stato abrogato.   In ogni caso il Settore Bonifiche non doveva emettere il decreto ma diffidare il titolare dell’ area -ai sensi all’ art. 242 del  D.lgs. 152/2006-  a presentare un progetto di bonifica della discarica esistente, pena l’ avvio della procedura sostitutiva (erano passati ben 14 anni!).
Se poi Acam avesse presentato il progetto “messa in sicurezza permanente e nuovo impianto con riqualificazione ambientale”al  Settore Bonifiche,  in forza dell’ accordo con la DRI Pagliari    (anche questo da vagliare in quanto previsto solo per i siti di interesse nazionale artt. 252  e 252 bis del D.lgs. 152/2006),   sarebbe emerso in quella sede che si trattava di una discarica per rifiuti speciali non pericolosi da 700 mila metri cubi.
Ipotizzando che il settore Bonifiche l’avesse respinto,  il Settore VIA non sarebbe stato chiamato in causa in quanto   52 mila mc  (dato Arpal) di rifiuti speciali non pericolosi  non richiedono tale procedimento. Pertanto –a nostro giudizio-  anche i commi 15 e 16 dell’ art. 9  della già citata  l.r.  10/2009 (sui quali tutto si reggerebbe) non legittimano l’ iter seguito.  E dunque neppure l’ Inchiesta Pubblica sarebbe in corso.  
E' da ritenere dunque che il decreto 270 del 31 luglio 2014 si potesse impugnare al TAR impedendo quindi una forzatura che vede il proprietario di Saturnia esentato dagli obblighi di legge. Il pericolo è che il progetto ottenuto il parere di V.IA. favorevole, si trovi la strada spianata sia   al Settore Bonifiche che dovrà convocare la Conferenza dei Servizi  (istruttoria e decisoria)  sia nel procedimento di AIA  (Autorizzazione Ambientale Integrata).

Altra questione non chiarita è legata alla produzione della FOS  nessun commento   sul fatto che spingendo la differenziata al 65% - 70% l' impianto di Saliceti non serva più e non vi sia più FOS, nessun approfondimento in merito al fatto che Acam abbia dichiarato che al 60% di differenziata permangano ancora 20 mila tonnellate di Fos. A fronte di una capacità di carico massima di Saliceti di 96mila ton/anno, la produzione di Fos si attesta a 21120 ton. ( il 22% dato Acam) ma riferendosi al monte rifiuti totale ( 130mila ton/anno), e al 70% di differenziata,  la quantità scende a 8580 ton. comprensive del minutame di plastica e di inerti quali il vetro. Ecco perché il Sindaco, la Provincia e l’ Assessorato regionale all’ Ambiente si sono dati tanto da fare per importare rifiuti indifferenziati dal Tigullio, altrimenti Saliceti si sarebbe svuotato.

Le luci sono che dopo un nostro errore di valutazione sulle tariffe si è potuto accennare all’ entità delle entrate nette della proprietà e del proponente. In sintesi  ad Acam andrebbero 8.9 milioni in 7 anni e alla DRI Pagliari ( Nicola Colicchi e Mendez Minelli ),  un massimo di 6,49. Vale la pena ricordare che dopo la prima seduta dell’ Inchiesta Pubblica, Acam ha provveduto ad escludere dal Piano Operativo un’ ampia gamma di rifiuti speciali non pericolosi.

Altra nota positiva è la presa d’ atto che il risanamento di Saturnia potrebbe limitarsi alla bonifica dei rifiuti giacenti, intervento che in pratica noi consideriamo l’opzione Zero prevista dall’ art. 21 del D.lgs. 152/2006.
Infine sul fatto che il Piano provinciale sia superato dal Piano regionale dei Rifiuti opponiamo che anche quest’ ultimo risulta quanto meno non aggiornato giacchè prevede il raggiungimento del 65% di differenziata al 2020 mentre la L. 221/2015 art.32 c.2  fissa il limite al 28.12.2017, il che richiama le considerazioni di cui sopra

mercoledì 20 aprile 2016

TERZA SEDUTA INCHIESTA PUBBLICA PROCEDIMENTO DI V.I.A. DISCARICA DI SATURNIA


                   Breve resoconto della terza seduta dell’ Inchiesta Pubblica

                       sulla V.I.A al progetto della nuova discarica Saturnia

 
Ieri 20 aprile 2016 ha avuto luogo la terza seduta dell' Inchiesta Pubblica della V.I.A. alla discarica di Saturnia.

Una delle cose che più mi ha agitato nel corso dell’ incontro è stato sentir dichiarare dall' ing. Fanton ( Acam) che al 60% di raccolta differenziata si producono ancora 20 mila tonnellate di FOS ..

 Per questa ragione gli ho chiesto:   Ingegnere,  dopo il 60%  la quantità dai lei indicata resta sempre 20 mila ton. o diminuisce ?

risposta > "diminuiscono progressivamente .." .. e a quale percentuale di differenziata non si avrà più FOS ?

Il quesito è caduto nel nulla ..

 devo purtroppo dire che spesso quando ho tentato di entrare nel merito di alcuni problemi, chi governa l' Inchiesta ha cercato di soprassedere facendomi sentire il classico  polemista che tira troppo la corda, che non ha rispetto per  ingegneri, geologi e tecnici vari e che vuole mettersi al loro livello pur non avendo i titoli.
  Io sto solo cercando difendere la mia terra, la mia intelligenza e la mia dignità.  Sono ormai decenni che studio il Ciclo dei Rifiuti e le Bonifiche e credo di poter dibattere la materia con un certo grado di competenza.  Tradotto in lingua corrente:  è difficile farmi bere delle fole ..

Nella circostanza quindi non ho potuto incalzare l’ ing. Fanton come sarebbe stato utile ed opportuno ..

 Peccato che non si comprenda l' importanza del tema che ho sollevato, esso può sintetizzarsi in questa associazione:    niente FOS > niente Saliceti e niente Saturnia..     E NON CI SON SANTI !

Chiunque può rendersene conto, basta guardare i sacchi della differenziata: se intercetto tutto l' organico a casa mia, nulla andrà all' impianto di bioessicazione e dunque le biocelle di cui è dotato, resteranno vuote .!. ciò avverrà intorno al 65% -  70%  di differenziata .. non oltre ! .. oltre  c'è solo il residuo secco, che si potrebbe ulteriormente selezionare e recuperare senza produrre Combustibili per avvelenare la gente.

Quella stessa gente che magari si è impegnata lealmente a differenziare i rifiuti  e che invece riceve in cambio inquinamento.   Eh si !   perché si può essere certi,  l’ inquinamento torna sempre! 

 

Ma vi è stato un altro punto che non mi è stato possibile approfondire:  la legittimità dell’ iter autorizzativo sin qui seguito, inerente il sito di Saturnia.   Resto dell’ idea che è viziato sin dall’ approvazione del Decreto del 31 luglio 2014  emesso dal Settore Bonifiche.  Tale Decreto ha autorizzato la restituzione agli usi legittimi,  condizionata alla presentazione di un piano di riutilizzo del sito e di un progetto di messa in sicurezza della discarica esistente,  contenente  52000 metri cubi  tra ceneri ed RSU.  Nessuna norma che riguardi i siti regionali richiede al proprietario il riutilizzo di un’ area inquinata:  l’ articolo 10 della L.r.  ligure n. 10/2009 che riportava quella condizione  è stato abrogato.  Il comma 2 recitava >

Il Comune, accertata la sussistenza delle condizioni di cui al comma 1, diffida la  proprietà dell’area a presentare una proposta di riutilizzo della stessa, entro un termine da definirsi in ragione della complessità della situazione riscontrata e comunque non inferiore a sei mesi e non superiore a diciotto mesi.  

 

La norma  poi si riferiva probabilmente a siti non riconosciuti regionali ..

      

In ogni caso il Settore Bonifiche non doveva emettere alcun decreto, ma diffidare ai sensi all’ art. 242 del  D.lgs. 152/2006  il titolare dell’ area a presentare un progetto di bonifica della discarica esistente, pena l’ avvio della procedura sostitutiva (in danno).

Cosi è sempre stato !

Se poi Acam avesse presentato al  Settore Bonifiche,  in forza dell’ accordo con l’ inadempiente  DRI Pagliari    (anche questo da vagliare in quanto previsto solo per i siti di interesse nazionale artt. 252  e 252 bis del D.lgs. 152/2006),  il progetto denominato    “ messa in sicurezza permanente e  nuovo impianto con riqualificazione ambientale”  ( che verrà pagato dai cittadini in quanto messo a bilancio o nelle entrate dei conferimenti della FOS ),  sarebbe emerso in quella sede che si trattava di una discarica per rifiuti speciali non pericolosi > da 700 mila metri cubi .

 E non richiedendo la bonifica di 52 mila mc ( dato Arpal )   la Valutazione d’ Impatto Ambientale,  forse la pratica sarebbe rimasta a quel Settore che peraltro non poteva esimersi dal dare delle indicazioni su come effettuarla.  Torno poi a ribadire che anche i commi 15 e 16 dell’ art. 9  della già citata   l.r.  10/2009  non legittimano l’ iter seguito   sono i seguenti  >

15.

L’ente territoriale competente convoca la conferenza di servizi, di cui al comma 8, e

approva il progetto di bonifica o di messa in sicurezza operativa o permanente, con eventuali prescrizioni e/o integrazioni, entro sessanta giorni dal suo ricevimento.

16.

L’approvazione di cui al comma 15 sostituisce a tutti gli effetti le autorizzazioni, le

concessioni, i concerti, le intese, i nulla osta, i pareri e gli assensi previsti dalla

legislazione vigente compresi quelli relativi, ove necessario, alla gestione delle terre

e rocce da scavo ed allo scarico delle acque emunte dalle falde. Nel caso in cui sia necessaria la valutazione di impatto ambientale, il termine di cui al comma 15 resta sospeso fino all’acquisizione del relativo parere. L’approvazione di cui al comma 15 costituisce altresì variante urbanistica e comporta dichiarazione di pubblica utilità, urgenza e indifferibilità dei lavori.

 

La bonifica delle ceneri   (rifiuti speciali non pericolosi )  e degli RSU, non essendo complessa ma di modesta entità,  non richiedeva la VIA.   Dunque il Settore Bonifiche doveva arrogare a sé la pratica  ( dopo la presentazione del progetto al Settore VIA), e valutare la correttezza dell’ iter seguito.  Invece la proprietà stessa è stata esentata dagli obblighi di legge ed ad essa si è sostituito un soggetto che persegue prioritariamente il profitto,  non la messa in sicurezza del sito.

 

Infine giacchè nell’ area di interesse non sono presenti problemi di stabilità, né lo stato ambientale ( secondo i dati Arpal)  può considerarsi critico  non sussistono neppure l’ urgenza, né l’ indifferibilità di interventi … men che meno la Pubblica Utilità.

martedì 1 marzo 2016

Intervista pubblicata in sintesi sulla Nazione a firma Laura Provitina


Il 14 ed il 15 dicembre i Comuni spezzini hanno votato il riassetto societario di Acam Ambiente,  il 16 ratificato nel Consiglio dei Soci ACAM,  voi di “Comitati  Spezzini ” che pensate della costituzione della Newco che gestirà gli impianti di trattamento dei rifiuti ?

Si tratta di una mera operazione affaristica speculare alle combustioni, antitetica al Riciclo Totale che da sempre sosteniamo. Il nuovo Partner di Acam Ambiente con circa 17 milioni di euro -dieci per il digestore anaerobico e sette per il 51% della Nuova Partecipata- si assicurerà ogni anno notevoli entrate sia con il trattamento dell’ organico che dell’ indifferenziato. A Boscalino il nuovo impianto non farà che allungare una filiera che si poteva mantenere corta con il solo trattamento aerobico e con una differenziata pulita e tracciata. Esattamente la funzione che avrebbe dovuto svolgere quello esistente di tipo aerobico,  inaugurato nel 2002,  costato 8 miliardi di lire. Quest’ ultimo sarà comunque necessario e lo si dovrà riattivare in un modo o nell’ altro, sebbene per oscure ragioni non sia mai andato a regime. Non è chiaro neppure se il sito che misura poco più di 2 ettari ( ed ancora da bonificare) possa ospitare il digestore e se, allo stesso, sarà associata una centralina a biometano.

E Saliceti ?

Grazie alla recente quanto discutibile AIA manterrà la sezione per la tritovagliatura, dunque potrà soddisfare le esigenze/emergenze della nuova Area Omogenea formata dallo spezzino e dal Tigullio. A servizio di essa verranno assoggettate anche le biocelle dell’ impianto parimenti dovessimo raggiungere il 65% di differenziata, quota che invece le renderebbe fruibili -come noi avevamo invano proposto- per il compostaggio aerobico. Si continuerà invece a produrre Combustibile Solido Secondario già posto in dote agli inceneritori Iren nonché Frazione Organica Stabilizzata che il Piano di Riassetto Acam prevede venga conferito nella “nuova Saturnia”. Anche qui il programma ci sembra alquanto incerto oltre che pericoloso. Tale Rifiuto Speciale dovrà essere miscelato al 50% con terra vergine ma sarà necessario importarne in quantità, circa 350 mila metri cubi come si evince dalla gara d’ appalto. Inoltre, a fronte di una redditività prevista di circa 28 milioni di euro -a partire da gennaio 2015 sino al 2021, ancora non sono stati presentati né il progetto di bonifica né quello dell’ impianto. Si consideri poi che la riapertura di Saturnia in pratica è data per autorizzata ma il progetto dovrà scontare sia la VIA che l’ AIA.

Cosa osta ancora al passaggio degli impianti ad un gruppo come Iren ?

Intanto che questa Multiutility quotata in Borsa sia ancora pesantemente indebitata: risulta sia passata dai 5 miliardi di euro del 2012 ai 2.7 del 2015. Poi che l’ operazione si configura come una privatizzazione di uno dei servizi pubblici di rilevanza economica, scenario rigettato dagli italiani con il referendum 2011 che aveva abrogato l’ art. 23 bis del DM 112/2008. Personalmente ho sempre pensato che la Consultazione non ripubblicizzasse alcunchè ma certo espresse una precisa volontà politica.

martedì 23 febbraio 2016

A Santo Stefano si riparla di Viabilità

Nel corso dell' Assemblea Pubblica su viabilità e logistica tosco ligure tenutasi presso il ristorante "il Contado" di Santo Stefano *  (presenti molti politici di varia appartenenza), qualcuno ha riparlato di una variante alla variante Cisa ( probabilmente intendevano una Complanare all' A12) per "dare respiro" a coloro che risiedono lungo il tracciato.
Ebbene .. sin dai primi anni 2000 quando il Comune di Santo Stefano l' aveva richiesta come ristoro alla Terza Corsia noi di Comitati Spezzini ci opponemmo giudicandola un' ennesimo consumo di suolo.
Non era solo l' infrastruttura in sè a sottrarre altro territorio ma anche le opere che sarebbero state poi realizzate grazie ad una successiva destinazione d' uso dei fondi attraversati, per non parlare di un' ulteriore viabilità connessa alle stesse e di collegamento alla Vecchia Cisa.
Anche allora la Complanare era vista come la soluzione salvifica perchè sarebbe servita quanto meno ad allontanare i mezzi pesanti dalla Variante Cisa riducendo l' inquinamento.
A tale posizione rispondemmo che se si trattava di trasferire il problema allora sarebbe stato meglio portare buona parte del traffico ( non solo i mezzi pesanti) sull' A12 ( allora in predicato di essere potenziata con una terza corsia), istituendo una sorta di abbonamento annuale riservato anche alla distribuzione ed ai pendolari.
La misura è tuttora valida anche perchè la Genova Livorno - il tratto d' interesse, può tranquillamente reggere una quota aggiuntiva di flussi. Tutti possono rendersi conto che l' A12, durante il giorno, è spesso inoccupata ...solo in particolari giornate dell' anno e nella stagione turistica registra intensi passaggi ..ma siamo un paese teconologicamente avanzato ed io mi rifiuto di credere che a talune problematiche non si possa far fronte.
Unitamente a tale proposta sollecitammo il potenziamento di una mobilità pubblica alternativa ed in particolare l' attuazione di un sistema di metropolitana di superficie sulle direttrici Sarzana La Spezia ed Aulla Spezia sfruttanto la rete dismessa e quella da poco potenziata.
La Giunta di Santo Stefano si oppose.. forte anche del niet pronunciato dagli abitanti di Ponzano Belaso preoccupati di chissà quale inquinamento acustico. Lo studio di fattibilità sul nuovo metrò ( in corso in quegli anni ) esitò in seguito che il progetto di finanza era assolutamente non redditizio in rapporto al potenziale numero degli utenti.
Anche oggi, come allora, riteniamo che debba essere Trenitalia ad occuparsi della questione, lasciando perdere i project financing .. il privato potrebbe al massimo partecipare.
Ma torniamo alla Complanare: da una semplice verifica Sat effettuata con Google Earth si vede che superata l' area artigianale di Vincinella e giunti in prossimità della Technostone ( sfruttata la viabilità esistente) sussisterebbero non pochi problemi a proseguire. Il persorso è ostacolato dalla stessa Technostone e da un nucleo abitativo ( Piano di Vezzano) distante dall' autostrada 25 metri (!!!).
Dunque sarebbe necessario ripiegare verso Via Cisa Vecchia per superare l' ostacolo ma prima di arrivare alla rotatoria di Santa Caterina ( quella dell' Ipercoop per intenderci) altri se ne incontrerebbero e si dovrebbe ricorrere ad espropri ed invasioni in aree comunque abitate ed ancora a vocazione agricola.
In buona sostanza .. riflettendo anche sul numero delle vie di comunicazioni già presenti nella disgraziata Piana del Magra e sui rischi di un' ulteriore antropizzazione- per una volta .. cambiamo corso ! mostriamo di aver compreso una semplice e chiara realtà : altre strade non farebbero che portare nuovi carichi ambientali e sanitari non risolvendo praticamente nulla..

*  l' Assemblea Pubblica è stata organizzata dall' Associazione   "Da Porta Nord a La Brina"   di Santo Stefano Magra.

mercoledì 17 febbraio 2016

CONFERENZA SIR DEL 9 FEBBRAIO 2016 -GENOVA



                                  CONFERENZA SIR DEL 9 FEBBRAIO 2016 -GENOVA






Nella conferenza dei Servizi Istruttoria del SIR di Pitelli del 9 febbraio u.s.  -di cui abbiamo saputo solo grazie all’Associazione “Posidonia”- si è parlato soprattutto della parte mare del Perimetro. Con il passaggio da SIN a SIR infatti, le cose sono molto cambiate:  è occorso telefonare più volte in Regione e stare continuamente all’ erta, pena il rischio di perdere la possibilità di partecipare.

 E questo, nonostante avessimo -mesi fa-  inviato formale istanza di ricezione delle convocazioni. Nell' occasione è stato richiesto di compilare un modulo con le presenze: si spera che d’ ora in poi la procedura ricalchi quella adottata dal Ministero dell’ Ambiente che oltre a convocare puntualmente i portatori di interessi inviava a casa  i verbali delle conferenze decisorie ( in cartaceo o in CD ) allegando eventuali memorie consegnate dai partecipanti.

Nell’ o.d.g.  due punti riguardanti altrettanti progetti di realizzazione di banchine, entrambi alle Grazie: uno in zona militare  ( che giudicheremo quando e se entreremo in possesso delle relative informazioni)  ed un altro nello specchio di mare prospicente la borgata marinara presentato dal Gruppo Valdettaro, prevedente riempimenti a mare.

Il secondo progetto è duramente contestato dalla “Posidonia” che non mancherà certo di evidenziare le proprie motivazioni. Noi ci limitiamo ad osservare che l’ intervento è programmato per ovvie ragioni imprenditoriali  ( come sempre è avvenuto sinora) ma nella fattispecie non si prevede neppure la rimozione del sedime inquinato.  A detta del proponente non sarebbe necessario giacchè il fondo sarebbe totalmente impermeabile, dunque basterebbe affiggere i classici palancolati nell’ area di interesse  confinandola con delle panne e procedendo al riempimento. 
 
 
 
 
 
Peccato però che quel fondale come riferito dalla Posidonia avrebbe una struttura molta dinamica come testimonierebbe un episodio di risalita di acqua dolce e fango avvenuto mesi fa. Inoltre al progetto del Golfo della Spezia consegnato da ICRAM nel 2004 risulta che il fondale è costituito ancora  a 3 metri di profondità da pelite sabbiosa (come si evince dall' estratto soprastante).

Ma veniamo alla parte terra:  protagonista della mattinata è la messa in sicurezza permanente della Ruffino Pitelli. La Proprietà ha richiesto una variante al progetto di bonifica che riguarda diversi punti. La parte alta dell’ ex discarica richiederebbe l’ apporto di circa 30 mila mq di materiale terrigeno rispondente alla colonna b della tabella 1 allegato V del D.lgs. 152/2006 ( limiti per le aree industriali) al fine di eliminare taluni  ristagni di acqua. Altro intervento riguarderebbe il lato nord dell’ impianto dove il dilavamento di una costa semi rocciosa provoca intasamenti negli impluvi artificiali che regimano le acque meteoriche. Nella parte bassa un movimento franoso metterebbe a rischio la stabilità di una strada, dunque sarebbero necessari altri conferimenti di materiali per migliaia di metri cubi anche questi ricadenti nella fattispecie della colonna B.  Secondo la Proprietà per la copertura finale   (il cosiddetto caping)  si prevedono difficoltà di reperimento di materiale rispondente alla colonna A ( limiti per le aree residenziali)  del già notato decreto.  E’ stata quindi avanzata la richiesta di una minore rigidità nell’ applicazione dei limiti della colonna A.  Il parere di Arpal ci è apparso favorevole su tutto ..anche per ciò che riguarda il caping finale,  a condizione che gli sforamenti    “ non vadano troppo oltre i limiti  .. non più di tre volte .. ”  .. ma non si è capito se ciò varrebbe per tutti gli inquinanti o per alcuni.

Ora a parte le ovvie riserve che si possono avere quando un soggetto inquinatore chiede meno severità nell’ applicazione delle norme, ciò che più desta sconcerto è la proposta di conferire ulteriori consistenti quantitativi di materiali, con motivazioni tutto sommato non condivisibili. Per esempio non esiste altro modo per scongiurare i ristagni d’ acqua di cui il titolare della Ruffino Pitelli si preoccupa .?  non si potrebbe effettuare  un rimodellamento del terreno già abbancato ?  L’apporto di altro materiale -peraltro- si traduce in nuovi profitti e questo francamente è un aspetto difficile da tollerare anche alla luce della normativa che si è fatta via via molto indulgente.  Basti pensare all’ Art. 41 bis della L. 98/2013 che ha introdotto praticamente una sorta di autocertificazione da parte del produttore di terre e rocce da scavo. Stessa cosa vale per i gestori di impianti autorizzati che dispongono anche di materiali che una volta trattati ( o per meglio dire miscelati ) cessano di diventare rifiuti speciali non pericolosi ed assumono la definizione di aggregati riciclati.

A questo punto è doverosa una riflessione sul futuro imminente di Saturnia:   vista la grande richiesta di materiale che perverrà da diversi cantieri ( per esempio quello dell’ ampliamento del porto, si stimano circa 2 milioni di tonnellate), o di altre discariche che richiedono la messa in sicurezza permanente,  dove verranno reperiti i 350 mila metri cubi che Acam prevede di conferire a Saturnia ?   Ad oggi le terre e rocce da scavo a disposizione si attestano intorno alle 700 mila tonnellate circa 500 mila metri cubi:  200 mila tonnellate dagli scavi del Felettino e 500mila da quelli dell’ Aurelia bis.

Un ultimo dato... sempre a proposito della ex discarica Ruffino Pitelli.  Ai 520 mila metri cubi conferitivi nell' arco di un ventennio (  nel modo che tutti sappiamo, per un revival vedere qui  https://etd.adm.unipi.it/t/etd-09192006-171428/ ) con il progetto di MISP è stato possibile effettuare un ulteriore apporto di 179 mila metri cubi,  ai quali si andrà probabilmente ad aggiungersi la quota che la Proprietà ha richiesto di conferire in sede di Conferenza di Servizi.

 

 

 

 

 

 

giovedì 24 dicembre 2015

GALLERIE APERTE


                  GALLERIE APERTE:  CHE INCREDIBILE RITROVATO TECNOLOGICO ! 



Questa strada scorre in una valle delle Alpi Marittime ..


come vedete la costa franosa è protetta con una galleria aperta  in CLS.  Si noti come la natura l' abbia trasformata quasi in un galleria naturale:  terra e sassi si sono accumulati sopra le solette prefabbricate trovando un equilibrio e finendo per ospitare anche della vegetazione ..  perché faccio notare questo particolare ?  semplice ... perché quando partecipai all' Inchiesta Pubblica alla VAS del Ponte di Ceparana e proposi in alternativa,    la messa in sicurezza permanente della Ripa proprio con una galleria aperta,  la Dottoressa Paola Solari ( settore VIA della Regione)  obiettò che l' opera sarebbe risultata più impattante.

Sindaci  e Tecnici della Provincia  ne fecero invece una questione di soldi: dissero che l' opera sarebbe stata più costosa della bretella Ceparana - S.Stefano     > cosa assolutamente non vera ( vedi Galleria Aperta di Padivarma).

La cosa singolare è che sino a quel momento la dottoressa Paola Solari aveva insistito nel dire che in quel procedimento si doveva discutere del progetto del Ponte di Ceparana  e non di viabilità provinciale.  Ciò in palese contraddizione con la ratio di un procedimento di VAS ( nel caso in esame alla variante al Piano del Parco Magra) che invece è volto a valutare l' impatto ambientale su area vasta.

 Insomma in quella circostanza di fatto si stava
 
 applicando una VIA al progetto .!  O forse si stava semplicemente cercando di mettermi a tacere. Un vero peccato che di quell' incontro ( unico)  che si svolse a Ceparana, non esistano i verbali.

  Ne sono venuto a conoscenza richiedendoli in seguito proprio alla Solari,  alla quale rimarcai come "quella VAS" fosse stata condotta scorrettamente  e che, quanto osservato da Comitati Spezzini,  fosse stato pregiudizievolmente rigettato.  Sorprendentemente il tecnico della Regione dopo qualche schermaglia iniziale sulla conduzione della VAS,  a proposito della mia disamina sulla viabilità provinciale affermò che la mia visione era troppo avanzata rispetto alle contingenze.

Vale la pena di ricordare che dopo l' incontro di Ceparana al quale partecipai come rappresentante di ItaliaNostra scrissi delle osservazioni che questa associazione avrebbe dovuto riconoscere e sottoscrivere. Del resto l' Inchiesta Pubblica l' aveva chiesta proprio il sottoscritto a nome di ItaliaNostra e non era la prima volta, vi era già stato il precedente del Piano Regionale dei Rifiuti !!  Attesi settimane ma per ragioni a me ancora ignote la firma non arrivò ed io uscii dall' associazione.

Com' è noto la soluzione della Galleria Aperta è stata poi accolta dalla nuova Giunta regionale che fortunatamente ha ritirato i fondi al Ponte di Ceparana (peraltro insufficienti) ed  a nome dell' Assessore all' Ambiente Giampedrone ha recentemente reso noto che entro la fine di febbraio dovrebbe essere pronto un progetto.

Allo stato è in corso la messa in sicurezza della strada della Ripa che però non ha consentito la programmata riapertura natalizia.  A dire il vero la Provincia  non pare avere molta fretta, la cosa non ci stupisce, dal momento che è retta da un Partito ostinatamente favorevole al Ponte di Ceparana.

Negli ultimi giorni la consigliera regionale Raffaella Paita ha rinfacciato la Giunta regionale  di aver lesinato risorse in favore dei lavori di messa in sicurezza della Ripa. 





Sembra che i costi dell' intervento si aggirino   sugli 800 mila euro e ne siano stati erogati solo 500 mila.  I 500 mila sarebbero sufficienti ad una riapertura parziale del tracciato ovvero ad un senso unico alternato. Va detto però che la Regione pur essendosi accollate delle responsabilità affossando il Ponte di Ceparana, non ha alcuna competenza sulla Ripa.

giovedì 3 settembre 2015

LE NOVITA' SUL MOLO GARIBALDI




Le novità sono queste:

l' Autorità Portuale rinuncia agli interramenti previsti dal PRP alla Calata Artom ( quella compresa tra i Moli Garibaldi e Fornelli )  e intende allargare il Molo Garibaldi.

Oltre all' allargamento forse ( ma il Presidente Forcieri l' altra sera a TeleLiguria Sud non è apparso troppo convinto ) in testa allo stesso potrebbe realizzare sul lato Ovest un pennello come quello già esistente sul lato Est.


Premesso che Comitati Spezzini è da sempre contraria al PRP approvato nel 2006 ed all' Intesa Porto / Comuni del Golfo da cui ha origine, a proposito dei nuovi piani che riguardano il Molo Garibaldi e Calata Artom-    ho la seguente posizione:

 


  L' opposizione più che alla disposizione dei 50 mila  mq alla Artom o sul Molo Garibaldi sarebbe da fare invece,  poiché in luogo di una VIA, con tanto di Inchiesta Pubblica- è previsto solo lo screening ..Si tratta del classico spezzettamento ...!  Tutto quello che riguarda l' Ambito 6 deve essere valutato organicamente.  

 Peccato non esista un vero fronte popolare che:

1.  dica chiaramente NO al Piano Regolare Portuale
2.  si batta nei tribunali  ma non giocando sui " garbugli "
3.  abbia quale obiettivo primario il Bene Comune inteso come la salvaguardia del Golfo della Spezia

Esiste invece un insieme di Categorie Commerciali che un giorno si e l' altro pure invoca l' attuazione del Piano Regolatore Portuale del quale nel 2007 hanno sottoscritto le previsioni. 

Vedi qui  >  http://www.laspeziaoggi.it/news/2015/09/quartieri-del-levante-lautorita-portuale-rispetti-cio-che-ha-promesso/     e qui  >  http://comitatispezzini.blogspot.it/2012/11/ma-chi-sono-i-comitati-del-levante.html


 
Per favore non mi si venga a dire che l' interramento da 50 mila mq della Artom avrebbe allontanato il carico ambientale dal Canaletto  ( tra Via Tazzoli e Via del Canaletto ), perché se su quei 50 mila mq vado a muovere 200 mila containers in più, con la Fascia di Rispetto irrisoria che prevedono, di fatto non cambierebbe praticamente nulla !