PER NOI SARA' SEMPRE E COMUNQUE UN DISASTRO AMBIENTALE

PER NOI SARA' SEMPRE E COMUNQUE UN DISASTRO AMBIENTALE
PER NOI E' STATO E SARA' SEMPRE UN DISASTRO AMBIENTALE

venerdì 17 dicembre 2010

pubblichiamo l ' educatissima lettera della Posidonia in risposta al Sindaco di Portovenere Nardini


L’Associazione Posidonia, insieme ad altre Associazioni e Comitati del Golfo, è da sempre coerentemente in prima linea nel contrastare il progetto di ampliamento del rigassificatore di Panigaglia e ne ha più volte sottolineato l’incompatibilità con il territorio e la sua pericolosità.
L’attuale Amministrazione aveva nel suo programma elettorale “no indiscusso ed inequivocabile all’ampliamento dello stabilimento di Panigaglia e avvio di un progetto serio e credibile sui destini dell’area attualmente occupata dallo stabilimento”.Abbiamo ascoltato e letto l’intervento del Sindaco Nardini al Convegno della Nomisma Energia a Trieste e ne abbiamo ricavato una sensazione di sconcerto ed anche di sconforto. Tale intervento, che speriamo venga pubblicato per intero nel sito del Comune, attualmente è pubblicato sul blog Speziapolis, si presta infatti ad ogni chiave di lettura e ciascuno, favorevole o contrario all’ampliamento, può estrapolare e sottolineare i passaggi che gli fanno più comodo. Potremmo definirlo un intervento “cerchiobottista”, che non prende una posizione precisa e definita né a favore né contro il rigassificatore e il progetto di ampliamento, l’impressione è che il Sindaco speri che tutto gli passi sopra la testa e di poter dire che nulla poteva fare.
Siamo pronti, per dirla con le parole del Sindaco, a dibattere con serenità e obbiettività gli enormi problemi che derivano alla nostra comunità da un impianto come questo. Vorremmo, con il conforto anche di altri esperti che non la pensano come Nomisma o qualche “cattedratico” governativo, far luce sulla grave situazione di rischio cui tutto il Golfo è sottoposto da molti anni, senza fare allarmismo, cosa di cui siamo stati accusati proprio dal Sindaco, ma rifiutando l’idea che se la paura è stata ormai “metabolizzata” dalla popolazione perché risvegliarla?
Singolare e irrispettosa appare poi l’affermazione che in fin dei conti, se abbiamo la “lecceta” a Panigaglia lo dobbiamo alla presenza dell’impianto. Il ragionamento è analogo a quello sulle servitù militari: se si vuol avere un territorio integro ben vengano questi vincoli che almeno non ci inducono a scelte pericolose o peggio ancora interessate…..
Oltre ad affermazioni che sono già state sottolineate e commentate, riteniamo particolarmente grave ed anche offensiva per i cittadini la frase in cui il Sindaco dice che, citiamo testualmente i contenuti del suo intervento”…. dobbiamo decidere, possiamo renderci conto nella maniera più impersonale possibile, più agnostica possibile, spogliandoci anche delle nostre convinzioni, di quello che abbiamo scritto nei programmi elettorali..”. Che cosa significa? che il programma elettorale ha fatto il suo tempo? che è stata una finzione? che si è scherzato sui suoi contenuti? Ricordiamo al Sindaco, casomai se ne fosse dimenticato, che è stato sulla base di quel programma elettorale che ha chiesto e ottenuto i voti per governare il Comune, si tratta quindi di un impegno “d’onore” con i cittadini, impegno che va mantenuto e rispettato ad ogni costo.
L’intervento del Sindaco è stato registrato nel corso del convegno, fedelmente trascritto e questa trascrizione non è stata “commissionata” come si legge nell’articolo della Nazione del 16 dicembre (senza firma). Il termine commissionato effonde un alone di mafiosità e illegalità che rifiutiamo e respingiamo fermamente. La trascrizione dell’intervento e la sua divulgazione sono dettati da un’esigenza di trasparenza che è un diritto dei cittadini e che continueremo a chiedere e a praticare. Ci sarebbe piaciuto per esempio, proprio in nome della trasparenza, che il Sindaco stesso ci avesse comunicato di avere ricevuto l’invito per il Convegno di Trieste e non averlo saputo da altri. Così come ci piacerebbe sapere finalmente, senza equivoci, quale sia la posizione dell’Amministrazione sul rigassificatore di Panigaglia

Associazione Culturale di Promozione Sociale POSIDONIA

Via della Libertà 53 Le Grazie

16 dicembre 2010

martedì 14 dicembre 2010

PORTA A PORTA NEL LEVANTE





Come credo sia noto a tutti, nel Levante spezzino è partita la raccolta porta a porta, è il primo step di quanto è previsto nel protocollo Comune SP/ Conai/ Acam Ambiente. Tale pratica avrebbe dovuto iniziare a giugno, poi si rimandò tutto a settembre ma di nuovo non se ne fece nulla, solo ai primi di novembre i cassoni stradali furono rimossi. Già questo la dice lunga su come le cose potranno andare .. ricordo che secondo il suddetto protocollo il porta a porta deve essere esteso a tutto il territorio del comune di Spezia con l' obiettivo di raggiungere il 65% di raccolta differenziata entro il 2012. Si tratta del limite fissato dal D.lgs 152/2006 che ultimamente - grazie ad un provvedimento del Governo - i Comuni possono derogare se saranno in grado di avviare l' indifferenziato al " recupero energetico ", cioè all' incenerimento.

Il porta a porta in questo momento è in corso nei quartieri della V Circoscrizione e a Biassa.

.... guardate le immagini siamo nel quartiere del Termo.

Nel file "organico in fuga" vediamo un sacchetto in HDPE con organico conferito all' esterno del bidone dedicato
nel file "interno bidone organico " vediamo un sacchetto in HDPE ed una bottiglia in PET da 1/2 L d' acqua
nel file " residuo e multimateriale" si notano i bidoni dedicati stracolmi e -questo ve lo dico io- sacchetti contenenti materiale non idoneo e fuori protocollo.

I bidoni che sostituiscono i vecchi cassoni servono i singoli numeri civici e sono posti all' aperto sui marciapiedi alla base dei palazzi. Chiunque può accedervi e conferirvi. Chi tra voi abita nella V Circoscrizione o si è documentato sull' accordo, sa bene che nel nuovo porta a porta non è prevista la tracciabilità. Non è quindi possibile sapere di chi sono i rifiuti e tanto meno sanzionare chi fa male ed incentivare chi fa bene.

Per quanto riguarda l' organico " il regolamento del porta a porta " ( vedere immagine Brochure Rifiuti 2 ) prevede il suo conferimento in sacchetti compostabili .. ..peccato che nessuno li usi ...!.. Come ho detto le immagini allegate riguardano il Termo ma situazioni simili si riscontrano a S. Venerio, Pagliari, Pitelli, Favaro ...

Ora .. se anche si intendesse reprimere il fenomeno non sarebbe possibile .... per il motivo che dicevo prima: manca la tracciabilità.

Ma a parte questo .. possono un Comune ed un Gestore che non si preoccupano di come viene conferito l' organico ( ed anche il resto) e soprattutto non si preoccupano di dotarsi di un impianto per trattare questa frazione, mostrarsi non dico intransigenti o inflessibili ma semplicemente severi??? certo che no .!. Pensate cosa succederebbe se un utente "preso sul fatto" ricevesse una sanzione e poi si sapesse che ancora oggi non sappiamo come gestire l' organico che raccoglieremo nei prossimi 24 mesi .. cioè circa10 mila tonnellate ! Proprio così .. l' impianto di Boscalino -come abbiamo detto più volte non può riceverne di ulteriore.

Lo abbiamo ricordato al responsabile igiene urbana Sandro Amorfini che a proposito di questa mancanza ha opposto che non sarebbe scandaloso esportare l' organico ( se così si può chiamare ) fuori Provincia. L' assessore Ruocco invece mi ha riferito che sono già stati presi contatti con un gestore di un impianto di compostaggio (fuori provincia) che sarebbe disposto a prenderselo gratis ed a pagare anche il trasporto !!!!!

Considerata la situazione .. possiamo ben dire che le cose non vanno così bene come ha detto l' assessore all' Ambiente a Cronaca4 in questa video intervista ...

http://www.cronaca4.it/politica/ruocco_canile_del_pezzino_urgente_trovare_una_soluzione_la_raccolta_differenziata_si_allarga.htm

I Comitati Spezzini però non staranno a guardare ..continueremo a batterci per il riciclo totale e contro tutte le combustioni.

Alla cittadinanza diamo appuntamento a Gennaio

Cucciniello Corrado

mercoledì 24 novembre 2010

RIFIUTI CAMPANI e RIFIUTI LIGURI

Oggetto: rifiuti campani e liguri

Apprendiamo con sconcerto che all' incontro col Ministro Fitto la Liguria non si è formalmente dichiarata indisponibile a ricevere i rifiuti dalla Campania. Ancor prima delle varie emergenze che affliggono la nostra regione un secco e feroce NO doveva essere pronunciato per ragioni etiche e di giustizia. Bene ha fatto la Lombardia a non presentarsi neppure alla convocazione del ministro per i rapporti con le Regioni. Proprio in questi giorni -peraltro- in Val di Vara sta montando la protesta per le recenti dichiarazioni del Presidente Fiasella in ordine all' ipotesi di trasformare la cava di Rocchetta, situata in località Gravegnana, in discarica di servizio per la fazione organica stabilizzata ( FOS). Noi dei Comitati ce lo aspettavamo: nessuno ha più fiducia di chi ha gestito il ciclo dei rifiuti in questa Provincia. Se questo Ente avesse concertato per tempo insieme a Comuni e Gestore la raccolta differenziata spinta tramite porta a porta, ora non ci troveremo a non sapere dove conferire le frazioni che esitano dal TMB di Saliceti. Anzi, ci saremo accorti che i 12 milioni di euro che è costato quell' impianto sono stati letteralmente gettati al vento. Chi alla sua pomposa inaugurazione lo ha magnificato, ancora oggi non ammette lo sperpero di denaro pubblico ed afferma persino che con esso si potrebbe fare business. Se si va a rileggere i nostri comunicati di inizio Duemila si ritrovano le nostre raccomandazioni a realizzare almeno due impianti di compostaggio per far fronte al trattamento delle 32 mila t/annue di organico prodotto in Provincia e soprattutto si ritrova la nostra chiusura all' impianto per la separazione secco / umido con produzione di CDR.
I fatti ci danno ragione: il TMB di Saliceti si è rivelato mostruosamente energivoro ma anche un' assurda macchina che trasforma i materiali post consumo MPC, in rifiuti speciali da avviare in discarica o a combustione.
Indipendentemente da come evolverà la questione Rocchetta "i signori del vapore" hanno una sola strada dinanzi, puntare tutto sul Riciclo Totale.

domenica 21 novembre 2010


Dpr 7 settembre 2010, n. 168
Regolamento in materia di servizi pubblici locali - - Attuazione del Dl 112/2008
Presidente della Repubblica
Decreto 7 settembre 2010, n. 168

(Gu 12 ottobre 2010 n. 239)

Regolamento in materia di servizi pubblici locali di rilevanza economica, a norma dell'articolo 23-bis, comma 10, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133

Il Presidente della Repubblica,



Visto l'articolo 87, quinto comma, della Costituzione;

Visto l'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400;

Visto l'articolo 23-bis e, in particolare, i commi 4-bis e 10, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e successive modificazioni;

Visto l'articolo 15 del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 135, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 novembre 2009, n. 166;

Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 17 dicembre 2009;

Acquisito il parere della Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, espresso nella seduta del 29 aprile 2010;

Udito il parere del Consiglio di Stato, espresso nell'adunanza della Sezione consultiva per gli atti normativi del 24 maggio 2010;

Acquisiti i pareri delle competenti Commissioni parlamentari della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica;

Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 22 luglio 2010

Sulla proposta del Ministro per i rapporti con le Regioni e per la coesione territoriale;

Emana

il seguente regolamento:



Articolo 1
Ambito di applicazione
1. Il presente regolamento, in attuazione dell'articolo 23-bis del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e successive modificazioni, di seguito denominato "articolo 23-bis", si applica ai servizi pubblici locali di rilevanza economica, di seguito denominati "servizi pubblici locali".

2. Con riguardo alla gestione del servizio idrico integrato restano ferme l'autonomia gestionale del soggetto gestore, la piena ed esclusiva proprietà pubblica delle risorse idriche, nonché la spettanza esclusiva alle istituzioni pubbliche del governo delle risorse stesse, ai sensi dell'articolo 15, comma 1-ter, del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 135, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 novembre 2009, n. 166.

3. Sono esclusi dall'applicazione del presente regolamento:

a) il servizio di distribuzione di gas naturale, di cui al decreto legislativo 23 maggio 2000, n. 164;

b) il servizio di distribuzione di energia elettrica, di cui al decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 79 e alla legge 23 agosto 2004, n. 239;

c) il servizio di trasporto ferroviario regionale, di cui al decreto legislativo 19 novembre 1997, n. 422;

d) la gestione delle farmacie comunali, di cui alla legge 2 aprile 1968, n. 475;

e) i servizi strumentali all'attività o al funzionamento degli enti affidanti di cui all'articolo 13, comma 1, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, e successive modificazioni.

Articolo 2
Misure in tema di liberalizzazione
1. Gli enti locali verificano la realizzabilità di una gestione concorrenziale dei servizi pubblici locali, limitando l'attribuzione di diritti di esclusiva, ove non diversamente previsto dalla legge, ai casi in cui, in base ad una analisi di mercato, la libera iniziativa economica privata non risulti idonea, secondo criteri di proporzionalità, sussidiarietà orizzontale ed efficienza, a garantire un servizio rispondente ai bisogni della comunità, e liberalizzando in tutti gli altri casi le attività economiche compatibilmente con le caratteristiche di universalità ed accessibilità del servizio.

2. All'esito della verifica l'ente adotta una delibera quadro che illustra l'istruttoria compiuta ed evidenzia, per i settori sottratti alla liberalizzazione, i fallimenti del sistema concorrenziale e, viceversa, i benefici per la stabilizzazione, lo sviluppo e l'equità all'interno della comunità locale derivanti dal mantenimento di un regime di esclusiva del servizio.

3. Alla delibera di cui al comma precedente è data adeguata pubblicità; essa è inviata all'Autorità garante della concorrenza e del mercato ai fini della relazione al Parlamento di cui alla legge 10 ottobre 1990, n. 287.

4. La verifica di cui al comma 1 è effettuata entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore del presente regolamento e poi periodicamente secondo i rispettivi ordinamenti degli enti locali; essa è comunque effettuata prima di procedere al conferimento e al rinnovo della gestione dei servizi.

5. Gli enti locali, per assicurare agli utenti l'erogazione di servizi pubblici che abbiano ad oggetto la produzione di beni e attività rivolte a realizzare fini sociali e a promuovere lo sviluppo economico e civile delle comunità locali, definiscono, ove necessario, gli obblighi di servizio pubblico, prevedendo le eventuali compensazioni economiche alle aziende esercenti i servizi stessi, tenendo conto dei proventi derivanti dalle tariffe e nei limiti della disponibilità di bilancio destinata allo scopo.

6. All'attribuzione di diritti di esclusiva ad un'impresa incaricata della gestione di servizi pubblici locali consegue l'applicazione di quanto disposto dall'articolo 9 della legge 10 ottobre 1990, n. 287, e successive modificazioni.

7. I soggetti gestori di servizi pubblici locali, qualora intendano svolgere attività in mercati diversi da quelli in cui sono titolari di diritti di esclusiva, sono soggetti alla disciplina prevista dall'articolo 8, commi 2-bis e 2-quater, della legge 10 ottobre 1990, n. 287, e successive modificazioni.

Articolo 3
Norme applicabili in via generale per l'affidamento
1. Le procedure competitive ad evidenza pubblica, di cui all'articolo 23-bis, comma 2, sono indette nel rispetto degli standard qualitativi, quantitativi, ambientali, di equa distribuzione sul territorio e di sicurezza definiti dalla legge, ove esistente, dalla competente autorità di settore o, in mancanza di essa, dagli enti affidanti.

2. Le società a capitale interamente pubblico possono partecipare alle procedure competitive ad evidenza pubblica di cui all'articolo 23-bis, comma 2, lettera a), sempre che non vi siano specifici divieti previsti dalla legge.

3. Al fine di promuovere e proteggere l'assetto concorrenziale dei mercati interessati, il bando di gara o la lettera di invito:

a) esclude che la disponibilità a qualunque titolo delle reti, degli impianti e delle altre dotazioni patrimoniali non duplicabili a costi socialmente sostenibili ed essenziali per l'effettuazione del servizio possa costituire elemento discriminante per la valutazione delle offerte dei concorrenti;

b) assicura che i requisiti tecnici ed economici di partecipazione alla gara siano proporzionati alle caratteristiche e al valore del servizio e che la definizione dell'oggetto della gara garantisca la più ampia partecipazione e il conseguimento di eventuali economie di scala e di gamma;

c) indica, ferme restando le discipline di settore, la durata dell'affidamento commisurata alla consistenza degli investimenti in immobilizzazioni materiali previsti nei capitolati di gara a carico del soggetto gestore. In ogni caso la durata dell'affidamento non può essere superiore al periodo di ammortamento dei suddetti investimenti;

d) può prevedere l'esclusione di forme di aggregazione o di collaborazione tra soggetti che possiedono singolarmente i requisiti tecnici ed economici di partecipazione alla gara, qualora, in relazione alla prestazione oggetto del servizio, l'aggregazione o la collaborazione sia idonea a produrre effetti restrittivi della concorrenza sulla base di un'oggettiva e motivata analisi che tenga conto di struttura, dimensione e numero degli operatori del mercato di riferimento;

e) prevede che la valutazione delle offerte sia effettuata da una commissione nominata dall'ente affidante e composta da soggetti esperti nella specifica materia;

f) indica i criteri e le modalità per l'individuazione dei beni di cui all'articolo 10, comma 1, e per la determinazione dell'eventuale importo spettante al gestore al momento della scadenza o della cessazione anticipata della gestione ai sensi dell'articolo 10, comma 2;

g) prevede l'adozione di carte dei servizi al fine di garantire trasparenza informativa e qualità del servizio.

4. Fermo restando quanto previsto al comma 3, nel caso di procedure aventi ad oggetto, al tempo stesso, la qualità di socio e l'attribuzione di specifici compiti operativi connessi alla gestione del servizio, il bando di gara o la lettera di invito assicura che:

a) i criteri di valutazione delle offerte basati su qualità e corrispettivo del servizio prevalgano di norma su quelli riferiti al prezzo delle quote societarie;

b) il socio privato selezionato svolga gli specifici compiti operativi connessi alla gestione del servizio per l'intera durata del servizio stesso e che, ove ciò non si verifica, si proceda a un nuovo affidamento ai sensi dell'articolo 23-bis, comma 2;

c) siano previsti criteri e modalità di liquidazione del socio privato alla cessazione della gestione.

Articolo 4
Parere dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato
1. Gli affidamenti di servizi pubblici locali assumono rilevanza ai fini dell'espressione del parere di cui all'articolo 23-bis, comma 4, se il valore economico del servizio oggetto dell'affidamento supera la somma complessiva di 200.000,00 euro annui.

2. Nella richiesta del parere di cui al comma 1, esclusivamente per i servizi relativi al settore idrico, l'ente affidante può rappresentare specifiche condizioni di efficienza che rendono la gestione "in house" non distorsiva della concorrenza, ossia comparativamente non svantaggiosa per i cittadini rispetto a una modalità alternativa di gestione dei servizi pubblici locali, con particolare riferimento:

a) alla chiusura dei bilanci in utile, escludendosi a tal fine qualsiasi trasferimento non riferito a spese per investimenti da parte dell'ente affidante o altro ente pubblico;

b) al reinvestimento nel servizio almeno dell'80 per cento degli utili per l'intera durata dell'affidamento;

c) all'applicazione di una tariffa media inferiore alla media di settore.

3. Nel rendere il parere di cui al comma 1 si tiene espressamente conto delle condizioni rappresentate ai sensi del comma 2 e dichiarate dall'ente affidante sotto la personale responsabilità del suo legale rappresentante.

4. L'effettivo rispetto delle condizioni di cui al comma 2 è verificato annualmente dall'ente affidante, che invia gli esiti di tale verifica all'Autorità garante della concorrenza e del mercato. In caso negativo, anche su segnalazione della medesima Autorità, l'ente procede alla revoca dell'affidamento e al conferimento della gestione del servizio ai sensi dell'articolo 23-bis, comma 2.

Articolo 5
Patto di stabilità interno
1. Al patto di stabilità interno sono assoggettati gli affidatari "in house" di servizi pubblici locali ai sensi dell'articolo 23-bis, commi 3 e 4.

2. Gli enti locali vigilano sull'osservanza, da parte dei soggetti indicati al comma 1 al cui capitale partecipano, dei vincoli derivanti dal patto di stabilità interno.

3. Le modalità e la modulistica per l'assoggettamento al patto di stabilità interno dei soggetti di cui al comma 1 sono definite in sede di attuazione di quanto previsto dall'articolo 2, comma 2, lettera h), della legge 5 maggio 2009, n. 42, e successive modificazioni, in materia di bilancio consolidato.

Articolo 6
Acquisto di beni e servizi da parte delle società "in house" e delle società miste
1. Le società "in house" e le società a partecipazione mista pubblica e privata, affidatarie di servizi pubblici locali, applicano, per l'acquisto di beni e servizi, le disposizioni di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, e successive modificazioni.

2. L'articolo 32, comma 3, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, e successive modificazioni, limitatamente alla gestione del servizio per il quale le società di cui al comma 1, lettera c), del medesimo articolo sono state specificamente costituite, si applica se la scelta del socio privato è avvenuta secondo quanto previsto dall'articolo 23-bis, comma 2, lettera b). Restano ferme le altre condizioni stabilite dall'articolo 32, comma 3, numeri 2) e 3), del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, e successive modificazioni.

Articolo 7
Assunzione di personale da parte delle società "in house" e delle società miste
1. Le società a partecipazione pubblica che gestiscono servizi pubblici locali adottano, con propri provvedimenti, criteri e modalità per il reclutamento del personale e per il conferimento degli incarichi nel rispetto dei principi di cui al comma 3 dell'articolo 35 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165. Il presente articolo non si applica alle società quotate in mercati regolamentati.

Articolo 8
Distinzione tra funzioni di regolazione e funzioni di gestione
1. Gli amministratori, i dirigenti e i responsabili degli uffici o dei servizi dell'ente locale, nonché degli altri organismi che espletano funzioni di stazione appaltante, di regolazione, di indirizzo e di controllo di servizi pubblici locali, non possono svolgere incarichi inerenti la gestione dei servizi affidati da parte dei medesimi soggetti. Il divieto si applica anche nel caso in cui le dette funzioni sono state svolte nei tre anni precedenti il conferimento dell'incarico inerente la gestione dei servizi pubblici locali. Alle società quotate nei mercati regolamentati si applica la disciplina definita dagli organismi di controllo competenti.

2. Il divieto di cui al comma 1 opera anche nei confronti del coniuge, dei parenti e degli affini entro il quarto grado dei soggetti indicati allo stesso comma, nonché nei confronti di coloro che prestano, o hanno prestato nel triennio precedente, a qualsiasi titolo attività di consulenza o collaborazione in favore degli enti locali o dei soggetti che hanno affidato la gestione del servizio pubblico locale.

3. Non possono essere nominati amministratori di società partecipate da enti locali coloro che nei tre anni precedenti alla nomina hanno ricoperto la carica di amministratore, di cui all'articolo 77 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e successive modificazioni, negli enti locali che detengono quote di partecipazione al capitale della stessa società.

4. I componenti della commissione di gara per l'affidamento della gestione di servizi pubblici locali non devono aver svolto nè possono svolgere alcun'altra funzione o incarico tecnico o amministrativo relativamente alla gestione del servizio di cui si tratta.

5. Coloro che hanno rivestito, nel biennio precedente, la carica di amministratore locale, di cui al comma 3, non possono essere nominati componenti della commissione di gara relativamente a servizi pubblici locali da affidare da parte del medesimo ente locale.

6. Sono esclusi da successivi incarichi di commissario coloro che, in qualità di componenti di commissioni di gara, abbiano concorso, con dolo o colpa grave accertati in sede giurisdizionale con sentenza non sospesa, all'approvazione di atti dichiarati illegittimi.

7. Si applicano ai componenti delle commissioni di gara le cause di astensione previste dall'articolo 51 del codice di procedura civile.

8. Nell'ipotesi in cui alla gara concorre una società partecipata dall'ente locale che la indice, i componenti della commissione di gara non possono essere né dipendenti né amministratori dell'ente locale stesso.

9. Le incompatibilità e i divieti di cui ai commi precedenti si applicano alle nomine e agli incarichi da conferire successivamente alla data di entrata in vigore del presente regolamento.

10. In caso di affidamento della gestione dei servizi pubblici locali ai sensi dell'articolo 23-bis, comma 3, e in tutti i casi in cui il capitale sociale del soggetto gestore è partecipato dall'ente locale affidante, la verifica del rispetto del contratto di servizio nonché ogni eventuale aggiornamento e modifica dello stesso sono sottoposti, secondo modalità definite dallo statuto dell'ente locale, alla vigilanza dell'organo di revisione di cui agli articoli 234 e seguenti del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e successive modificazioni. Restano ferme le disposizioni contenute nelle discipline di settore vigenti alla data di entrata in vigore del presente regolamento.

Articolo 9
Principio di reciprocità
1. Le imprese estere, non appartenenti a Stati membri dell'Unione europea, possono essere ammesse alle procedure competitive ad evidenza pubblica per l'affidamento di servizi pubblici locali a condizione che documentino la possibilità per le imprese italiane di partecipare alle gare indette negli Stati di provenienza per l'affidamento di omologhi servizi.

Articolo 10
Cessione dei beni in caso di subentro
1. Alla scadenza della gestione del servizio pubblico locale o in caso di sua cessazione anticipata, il precedente gestore cede al gestore subentrante i beni strumentali e le loro pertinenze necessari, in quanto non duplicabili a costi socialmente sostenibili, per la prosecuzione del servizio, come individuati, ai sensi dell'articolo 3, comma 3, lettera f), dall'ente affidante, a titolo gratuito e liberi da pesi e gravami.

2. Se, al momento della cessazione della gestione, i beni di cui al comma 1 non sono stati interamente ammortizzati, il gestore subentrante corrisponde al precedente gestore un importo pari al valore contabile originario non ancora ammortizzato, al netto di eventuali contributi pubblici direttamente riferibili ai beni stessi. Restano ferme le disposizioni contenute nelle discipline di settore, anche regionali, vigenti alla data di entrata in vigore del presente regolamento, nonché restano salvi eventuali diversi accordi tra le parti stipulati prima dell'entrata in vigore del presente regolamento.

3. L'importo di cui al comma 2 è indicato nel bando o nella lettera di invito relativi alla gara indetta per il successivo affidamento del servizio pubblico locale a seguito della scadenza o della cessazione anticipata della gestione.

Articolo 11
Tutela non giurisdizionale
1. I contratti di servizio e, se emanate, le carte dei servizi concernenti la gestione di servizi pubblici locali prevedono la possibilità, per l'utente o per la categoria di utenti che lamenti la violazione di un diritto o di un interesse giuridico rilevante, di promuovere la risoluzione non giurisdizionale delle controversie, che avviene entro trenta giorni successivi al ricevimento della richiesta.

2. La procedura conciliativa prevista al comma 1 è avviata secondo lo schema-tipo di formulario di cui all'allegato A del presente regolamento.

3. Restano ferme le disposizioni di cui all'articolo 2, comma 461, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, nonché quelle contenute nelle discipline di settore vigenti alla data di entrata in vigore del presente regolamento.

Articolo 12
Abrogazioni e disposizioni finali
1. A decorrere dall'entrata in vigore del presente regolamento sono o restano abrogate le seguenti disposizioni:

a) articolo 113, commi 5, 5-bis, 6, 7, 8, 9, escluso il primo periodo, 14, 15-bis, 15-ter e 15-quater, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e successive modificazioni;

b) articolo 150, comma 1, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni, ad eccezione della parte in cui individua la competenza dell'Autorità d'ambito per l'affidamento e l'aggiudicazione;

c) articolo 202, comma 1, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni, ad eccezione della parte in cui individua la competenza dell'Autorità d'ambito per l'affidamento e l'aggiudicazione.

2. Le leggi, i regolamenti, i decreti, o altri provvedimenti, che fanno riferimento al comma 7 dell'articolo 113 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e successive modificazioni, abrogato dal comma 1, lettera a), si intendono riferiti al comma 1 dell'articolo 3 del presente regolamento.

3. All'articolo 18, comma 3-bis, secondo periodo, del decreto legislativo 19 novembre 1997, n. 422, e successive modificazioni, la parola "esclusivamente" è soppressa.

4. Per il trasporto pubblico locale il presente regolamento si applica in quanto compatibile con le disposizioni del regolamento (Ce) 23 ottobre 2007, n. 1370/2007.

5. Le disposizioni del presente regolamento si applicano alle Regioni a statuto speciale e alle Province autonome di Trento e di Bolzano, in quanto compatibili con gli statuti speciali e le relative norme di attuazione.

6. Al fine di assicurare il monitoraggio delle modalità attuative del presente regolamento il Ministro per i rapporti con le Regioni e per la coesione territoriale promuove la stipula di un apposito protocollo d'intesa.

Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.



Dpr 7 settembre 2010, n. 168
Regolamento in materia di servizi pubblici locali - - Attuazione del Dl 112/2008

Parole chiave: Appalti e acquisti verdi | Rifiuti | Trasporti | Acque | Bandi | Concessioni
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Testo vigente oggi 21-11-2010

Presidente della Repubblica

Decreto 7 settembre 2010, n. 168

(Gu 12 ottobre 2010 n. 239)

Regolamento in materia di servizi pubblici locali di rilevanza economica, a norma dell'articolo 23-bis, comma 10, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133

Il Presidente della Repubblica,



Visto l'articolo 87, quinto comma, della Costituzione;

Visto l'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400;

Visto l'articolo 23-bis e, in particolare, i commi 4-bis e 10, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e successive modificazioni;

Visto l'articolo 15 del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 135, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 novembre 2009, n. 166;

Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 17 dicembre 2009;

Acquisito il parere della Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, espresso nella seduta del 29 aprile 2010;

Udito il parere del Consiglio di Stato, espresso nell'adunanza della Sezione consultiva per gli atti normativi del 24 maggio 2010;

Acquisiti i pareri delle competenti Commissioni parlamentari della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica;

Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 22 luglio 2010

Sulla proposta del Ministro per i rapporti con le Regioni e per la coesione territoriale;

Emana

il seguente regolamento:



Articolo 1
Ambito di applicazione
1. Il presente regolamento, in attuazione dell'articolo 23-bis del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e successive modificazioni, di seguito denominato "articolo 23-bis", si applica ai servizi pubblici locali di rilevanza economica, di seguito denominati "servizi pubblici locali".

2. Con riguardo alla gestione del servizio idrico integrato restano ferme l'autonomia gestionale del soggetto gestore, la piena ed esclusiva proprietà pubblica delle risorse idriche, nonché la spettanza esclusiva alle istituzioni pubbliche del governo delle risorse stesse, ai sensi dell'articolo 15, comma 1-ter, del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 135, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 novembre 2009, n. 166.

3. Sono esclusi dall'applicazione del presente regolamento:

a) il servizio di distribuzione di gas naturale, di cui al decreto legislativo 23 maggio 2000, n. 164;

b) il servizio di distribuzione di energia elettrica, di cui al decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 79 e alla legge 23 agosto 2004, n. 239;

c) il servizio di trasporto ferroviario regionale, di cui al decreto legislativo 19 novembre 1997, n. 422;

d) la gestione delle farmacie comunali, di cui alla legge 2 aprile 1968, n. 475;

e) i servizi strumentali all'attività o al funzionamento degli enti affidanti di cui all'articolo 13, comma 1, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, e successive modificazioni.

Articolo 2
Misure in tema di liberalizzazione
1. Gli enti locali verificano la realizzabilità di una gestione concorrenziale dei servizi pubblici locali, limitando l'attribuzione di diritti di esclusiva, ove non diversamente previsto dalla legge, ai casi in cui, in base ad una analisi di mercato, la libera iniziativa economica privata non risulti idonea, secondo criteri di proporzionalità, sussidiarietà orizzontale ed efficienza, a garantire un servizio rispondente ai bisogni della comunità, e liberalizzando in tutti gli altri casi le attività economiche compatibilmente con le caratteristiche di universalità ed accessibilità del servizio.

2. All'esito della verifica l'ente adotta una delibera quadro che illustra l'istruttoria compiuta ed evidenzia, per i settori sottratti alla liberalizzazione, i fallimenti del sistema concorrenziale e, viceversa, i benefici per la stabilizzazione, lo sviluppo e l'equità all'interno della comunità locale derivanti dal mantenimento di un regime di esclusiva del servizio.

3. Alla delibera di cui al comma precedente è data adeguata pubblicità; essa è inviata all'Autorità garante della concorrenza e del mercato ai fini della relazione al Parlamento di cui alla legge 10 ottobre 1990, n. 287.

4. La verifica di cui al comma 1 è effettuata entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore del presente regolamento e poi periodicamente secondo i rispettivi ordinamenti degli enti locali; essa è comunque effettuata prima di procedere al conferimento e al rinnovo della gestione dei servizi.

5. Gli enti locali, per assicurare agli utenti l'erogazione di servizi pubblici che abbiano ad oggetto la produzione di beni e attività rivolte a realizzare fini sociali e a promuovere lo sviluppo economico e civile delle comunità locali, definiscono, ove necessario, gli obblighi di servizio pubblico, prevedendo le eventuali compensazioni economiche alle aziende esercenti i servizi stessi, tenendo conto dei proventi derivanti dalle tariffe e nei limiti della disponibilità di bilancio destinata allo scopo.

6. All'attribuzione di diritti di esclusiva ad un'impresa incaricata della gestione di servizi pubblici locali consegue l'applicazione di quanto disposto dall'articolo 9 della legge 10 ottobre 1990, n. 287, e successive modificazioni.

7. I soggetti gestori di servizi pubblici locali, qualora intendano svolgere attività in mercati diversi da quelli in cui sono titolari di diritti di esclusiva, sono soggetti alla disciplina prevista dall'articolo 8, commi 2-bis e 2-quater, della legge 10 ottobre 1990, n. 287, e successive modificazioni.

Articolo 3
Norme applicabili in via generale per l'affidamento
1. Le procedure competitive ad evidenza pubblica, di cui all'articolo 23-bis, comma 2, sono indette nel rispetto degli standard qualitativi, quantitativi, ambientali, di equa distribuzione sul territorio e di sicurezza definiti dalla legge, ove esistente, dalla competente autorità di settore o, in mancanza di essa, dagli enti affidanti.

2. Le società a capitale interamente pubblico possono partecipare alle procedure competitive ad evidenza pubblica di cui all'articolo 23-bis, comma 2, lettera a), sempre che non vi siano specifici divieti previsti dalla legge.

3. Al fine di promuovere e proteggere l'assetto concorrenziale dei mercati interessati, il bando di gara o la lettera di invito:

a) esclude che la disponibilità a qualunque titolo delle reti, degli impianti e delle altre dotazioni patrimoniali non duplicabili a costi socialmente sostenibili ed essenziali per l'effettuazione del servizio possa costituire elemento discriminante per la valutazione delle offerte dei concorrenti;

b) assicura che i requisiti tecnici ed economici di partecipazione alla gara siano proporzionati alle caratteristiche e al valore del servizio e che la definizione dell'oggetto della gara garantisca la più ampia partecipazione e il conseguimento di eventuali economie di scala e di gamma;

c) indica, ferme restando le discipline di settore, la durata dell'affidamento commisurata alla consistenza degli investimenti in immobilizzazioni materiali previsti nei capitolati di gara a carico del soggetto gestore. In ogni caso la durata dell'affidamento non può essere superiore al periodo di ammortamento dei suddetti investimenti;

d) può prevedere l'esclusione di forme di aggregazione o di collaborazione tra soggetti che possiedono singolarmente i requisiti tecnici ed economici di partecipazione alla gara, qualora, in relazione alla prestazione oggetto del servizio, l'aggregazione o la collaborazione sia idonea a produrre effetti restrittivi della concorrenza sulla base di un'oggettiva e motivata analisi che tenga conto di struttura, dimensione e numero degli operatori del mercato di riferimento;

e) prevede che la valutazione delle offerte sia effettuata da una commissione nominata dall'ente affidante e composta da soggetti esperti nella specifica materia;

f) indica i criteri e le modalità per l'individuazione dei beni di cui all'articolo 10, comma 1, e per la determinazione dell'eventuale importo spettante al gestore al momento della scadenza o della cessazione anticipata della gestione ai sensi dell'articolo 10, comma 2;

g) prevede l'adozione di carte dei servizi al fine di garantire trasparenza informativa e qualità del servizio.

4. Fermo restando quanto previsto al comma 3, nel caso di procedure aventi ad oggetto, al tempo stesso, la qualità di socio e l'attribuzione di specifici compiti operativi connessi alla gestione del servizio, il bando di gara o la lettera di invito assicura che:

a) i criteri di valutazione delle offerte basati su qualità e corrispettivo del servizio prevalgano di norma su quelli riferiti al prezzo delle quote societarie;

b) il socio privato selezionato svolga gli specifici compiti operativi connessi alla gestione del servizio per l'intera durata del servizio stesso e che, ove ciò non si verifica, si proceda a un nuovo affidamento ai sensi dell'articolo 23-bis, comma 2;

c) siano previsti criteri e modalità di liquidazione del socio privato alla cessazione della gestione.

Articolo 4
Parere dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato
1. Gli affidamenti di servizi pubblici locali assumono rilevanza ai fini dell'espressione del parere di cui all'articolo 23-bis, comma 4, se il valore economico del servizio oggetto dell'affidamento supera la somma complessiva di 200.000,00 euro annui.

2. Nella richiesta del parere di cui al comma 1, esclusivamente per i servizi relativi al settore idrico, l'ente affidante può rappresentare specifiche condizioni di efficienza che rendono la gestione "in house" non distorsiva della concorrenza, ossia comparativamente non svantaggiosa per i cittadini rispetto a una modalità alternativa di gestione dei servizi pubblici locali, con particolare riferimento:

a) alla chiusura dei bilanci in utile, escludendosi a tal fine qualsiasi trasferimento non riferito a spese per investimenti da parte dell'ente affidante o altro ente pubblico;

b) al reinvestimento nel servizio almeno dell'80 per cento degli utili per l'intera durata dell'affidamento;

c) all'applicazione di una tariffa media inferiore alla media di settore.

3. Nel rendere il parere di cui al comma 1 si tiene espressamente conto delle condizioni rappresentate ai sensi del comma 2 e dichiarate dall'ente affidante sotto la personale responsabilità del suo legale rappresentante.

4. L'effettivo rispetto delle condizioni di cui al comma 2 è verificato annualmente dall'ente affidante, che invia gli esiti di tale verifica all'Autorità garante della concorrenza e del mercato. In caso negativo, anche su segnalazione della medesima Autorità, l'ente procede alla revoca dell'affidamento e al conferimento della gestione del servizio ai sensi dell'articolo 23-bis, comma 2.

Articolo 5
Patto di stabilità interno
1. Al patto di stabilità interno sono assoggettati gli affidatari "in house" di servizi pubblici locali ai sensi dell'articolo 23-bis, commi 3 e 4.

2. Gli enti locali vigilano sull'osservanza, da parte dei soggetti indicati al comma 1 al cui capitale partecipano, dei vincoli derivanti dal patto di stabilità interno.

3. Le modalità e la modulistica per l'assoggettamento al patto di stabilità interno dei soggetti di cui al comma 1 sono definite in sede di attuazione di quanto previsto dall'articolo 2, comma 2, lettera h), della legge 5 maggio 2009, n. 42, e successive modificazioni, in materia di bilancio consolidato.

Articolo 6
Acquisto di beni e servizi da parte delle società "in house" e delle società miste
1. Le società "in house" e le società a partecipazione mista pubblica e privata, affidatarie di servizi pubblici locali, applicano, per l'acquisto di beni e servizi, le disposizioni di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, e successive modificazioni.

2. L'articolo 32, comma 3, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, e successive modificazioni, limitatamente alla gestione del servizio per il quale le società di cui al comma 1, lettera c), del medesimo articolo sono state specificamente costituite, si applica se la scelta del socio privato è avvenuta secondo quanto previsto dall'articolo 23-bis, comma 2, lettera b). Restano ferme le altre condizioni stabilite dall'articolo 32, comma 3, numeri 2) e 3), del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, e successive modificazioni.

Articolo 7
Assunzione di personale da parte delle società "in house" e delle società miste
1. Le società a partecipazione pubblica che gestiscono servizi pubblici locali adottano, con propri provvedimenti, criteri e modalità per il reclutamento del personale e per il conferimento degli incarichi nel rispetto dei principi di cui al comma 3 dell'articolo 35 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165. Il presente articolo non si applica alle società quotate in mercati regolamentati.

Articolo 8
Distinzione tra funzioni di regolazione e funzioni di gestione
1. Gli amministratori, i dirigenti e i responsabili degli uffici o dei servizi dell'ente locale, nonché degli altri organismi che espletano funzioni di stazione appaltante, di regolazione, di indirizzo e di controllo di servizi pubblici locali, non possono svolgere incarichi inerenti la gestione dei servizi affidati da parte dei medesimi soggetti. Il divieto si applica anche nel caso in cui le dette funzioni sono state svolte nei tre anni precedenti il conferimento dell'incarico inerente la gestione dei servizi pubblici locali. Alle società quotate nei mercati regolamentati si applica la disciplina definita dagli organismi di controllo competenti.

2. Il divieto di cui al comma 1 opera anche nei confronti del coniuge, dei parenti e degli affini entro il quarto grado dei soggetti indicati allo stesso comma, nonché nei confronti di coloro che prestano, o hanno prestato nel triennio precedente, a qualsiasi titolo attività di consulenza o collaborazione in favore degli enti locali o dei soggetti che hanno affidato la gestione del servizio pubblico locale.

3. Non possono essere nominati amministratori di società partecipate da enti locali coloro che nei tre anni precedenti alla nomina hanno ricoperto la carica di amministratore, di cui all'articolo 77 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e successive modificazioni, negli enti locali che detengono quote di partecipazione al capitale della stessa società.

4. I componenti della commissione di gara per l'affidamento della gestione di servizi pubblici locali non devono aver svolto nè possono svolgere alcun'altra funzione o incarico tecnico o amministrativo relativamente alla gestione del servizio di cui si tratta.

5. Coloro che hanno rivestito, nel biennio precedente, la carica di amministratore locale, di cui al comma 3, non possono essere nominati componenti della commissione di gara relativamente a servizi pubblici locali da affidare da parte del medesimo ente locale.

6. Sono esclusi da successivi incarichi di commissario coloro che, in qualità di componenti di commissioni di gara, abbiano concorso, con dolo o colpa grave accertati in sede giurisdizionale con sentenza non sospesa, all'approvazione di atti dichiarati illegittimi.

7. Si applicano ai componenti delle commissioni di gara le cause di astensione previste dall'articolo 51 del codice di procedura civile.

8. Nell'ipotesi in cui alla gara concorre una società partecipata dall'ente locale che la indice, i componenti della commissione di gara non possono essere né dipendenti né amministratori dell'ente locale stesso.

9. Le incompatibilità e i divieti di cui ai commi precedenti si applicano alle nomine e agli incarichi da conferire successivamente alla data di entrata in vigore del presente regolamento.

10. In caso di affidamento della gestione dei servizi pubblici locali ai sensi dell'articolo 23-bis, comma 3, e in tutti i casi in cui il capitale sociale del soggetto gestore è partecipato dall'ente locale affidante, la verifica del rispetto del contratto di servizio nonché ogni eventuale aggiornamento e modifica dello stesso sono sottoposti, secondo modalità definite dallo statuto dell'ente locale, alla vigilanza dell'organo di revisione di cui agli articoli 234 e seguenti del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e successive modificazioni. Restano ferme le disposizioni contenute nelle discipline di settore vigenti alla data di entrata in vigore del presente regolamento.

Articolo 9
Principio di reciprocità
1. Le imprese estere, non appartenenti a Stati membri dell'Unione europea, possono essere ammesse alle procedure competitive ad evidenza pubblica per l'affidamento di servizi pubblici locali a condizione che documentino la possibilità per le imprese italiane di partecipare alle gare indette negli Stati di provenienza per l'affidamento di omologhi servizi.

Articolo 10
Cessione dei beni in caso di subentro
1. Alla scadenza della gestione del servizio pubblico locale o in caso di sua cessazione anticipata, il precedente gestore cede al gestore subentrante i beni strumentali e le loro pertinenze necessari, in quanto non duplicabili a costi socialmente sostenibili, per la prosecuzione del servizio, come individuati, ai sensi dell'articolo 3, comma 3, lettera f), dall'ente affidante, a titolo gratuito e liberi da pesi e gravami.

2. Se, al momento della cessazione della gestione, i beni di cui al comma 1 non sono stati interamente ammortizzati, il gestore subentrante corrisponde al precedente gestore un importo pari al valore contabile originario non ancora ammortizzato, al netto di eventuali contributi pubblici direttamente riferibili ai beni stessi. Restano ferme le disposizioni contenute nelle discipline di settore, anche regionali, vigenti alla data di entrata in vigore del presente regolamento, nonché restano salvi eventuali diversi accordi tra le parti stipulati prima dell'entrata in vigore del presente regolamento.

3. L'importo di cui al comma 2 è indicato nel bando o nella lettera di invito relativi alla gara indetta per il successivo affidamento del servizio pubblico locale a seguito della scadenza o della cessazione anticipata della gestione.

Articolo 11
Tutela non giurisdizionale
1. I contratti di servizio e, se emanate, le carte dei servizi concernenti la gestione di servizi pubblici locali prevedono la possibilità, per l'utente o per la categoria di utenti che lamenti la violazione di un diritto o di un interesse giuridico rilevante, di promuovere la risoluzione non giurisdizionale delle controversie, che avviene entro trenta giorni successivi al ricevimento della richiesta.

2. La procedura conciliativa prevista al comma 1 è avviata secondo lo schema-tipo di formulario di cui all'allegato A del presente regolamento.

3. Restano ferme le disposizioni di cui all'articolo 2, comma 461, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, nonché quelle contenute nelle discipline di settore vigenti alla data di entrata in vigore del presente regolamento.

Articolo 12
Abrogazioni e disposizioni finali
1. A decorrere dall'entrata in vigore del presente regolamento sono o restano abrogate le seguenti disposizioni:

a) articolo 113, commi 5, 5-bis, 6, 7, 8, 9, escluso il primo periodo, 14, 15-bis, 15-ter e 15-quater, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e successive modificazioni;

b) articolo 150, comma 1, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni, ad eccezione della parte in cui individua la competenza dell'Autorità d'ambito per l'affidamento e l'aggiudicazione;

c) articolo 202, comma 1, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni, ad eccezione della parte in cui individua la competenza dell'Autorità d'ambito per l'affidamento e l'aggiudicazione.

2. Le leggi, i regolamenti, i decreti, o altri provvedimenti, che fanno riferimento al comma 7 dell'articolo 113 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e successive modificazioni, abrogato dal comma 1, lettera a), si intendono riferiti al comma 1 dell'articolo 3 del presente regolamento.

3. All'articolo 18, comma 3-bis, secondo periodo, del decreto legislativo 19 novembre 1997, n. 422, e successive modificazioni, la parola "esclusivamente" è soppressa.

4. Per il trasporto pubblico locale il presente regolamento si applica in quanto compatibile con le disposizioni del regolamento (Ce) 23 ottobre 2007, n. 1370/2007.

5. Le disposizioni del presente regolamento si applicano alle Regioni a statuto speciale e alle Province autonome di Trento e di Bolzano, in quanto compatibili con gli statuti speciali e le relative norme di attuazione.

6. Al fine di assicurare il monitoraggio delle modalità attuative del presente regolamento il Ministro per i rapporti con le Regioni e per la coesione territoriale promuove la stipula di un apposito protocollo d'intesa.

Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.





Dpr 7 settembre 2010, n. 168
Regolamento in materia di servizi pubblici locali - - Attuazione del Dl 112/2008

Parole chiave: Appalti e acquisti verdi | Rifiuti | Trasporti | Acque | Bandi | Concessioni
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Codice contratti pubblici, varato il regolamento (12-11-2010)
Testo vigente oggi 21-11-2010

Presidente della Repubblica

Decreto 7 settembre 2010, n. 168

(Gu 12 ottobre 2010 n. 239)

Regolamento in materia di servizi pubblici locali di rilevanza economica, a norma dell'articolo 23-bis, comma 10, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133

Il Presidente della Repubblica,



Visto l'articolo 87, quinto comma, della Costituzione;

Visto l'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400;

Visto l'articolo 23-bis e, in particolare, i commi 4-bis e 10, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e successive modificazioni;

Visto l'articolo 15 del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 135, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 novembre 2009, n. 166;

Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 17 dicembre 2009;

Acquisito il parere della Conferenza unificata di cui all'articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, espresso nella seduta del 29 aprile 2010;

Udito il parere del Consiglio di Stato, espresso nell'adunanza della Sezione consultiva per gli atti normativi del 24 maggio 2010;

Acquisiti i pareri delle competenti Commissioni parlamentari della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica;

Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 22 luglio 2010

Sulla proposta del Ministro per i rapporti con le Regioni e per la coesione territoriale;

Emana

il seguente regolamento:



Articolo 1
Ambito di applicazione
1. Il presente regolamento, in attuazione dell'articolo 23-bis del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e successive modificazioni, di seguito denominato "articolo 23-bis", si applica ai servizi pubblici locali di rilevanza economica, di seguito denominati "servizi pubblici locali".

2. Con riguardo alla gestione del servizio idrico integrato restano ferme l'autonomia gestionale del soggetto gestore, la piena ed esclusiva proprietà pubblica delle risorse idriche, nonché la spettanza esclusiva alle istituzioni pubbliche del governo delle risorse stesse, ai sensi dell'articolo 15, comma 1-ter, del decreto-legge 25 settembre 2009, n. 135, convertito, con modificazioni, dalla legge 20 novembre 2009, n. 166.

3. Sono esclusi dall'applicazione del presente regolamento:

a) il servizio di distribuzione di gas naturale, di cui al decreto legislativo 23 maggio 2000, n. 164;

b) il servizio di distribuzione di energia elettrica, di cui al decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 79 e alla legge 23 agosto 2004, n. 239;

c) il servizio di trasporto ferroviario regionale, di cui al decreto legislativo 19 novembre 1997, n. 422;

d) la gestione delle farmacie comunali, di cui alla legge 2 aprile 1968, n. 475;

e) i servizi strumentali all'attività o al funzionamento degli enti affidanti di cui all'articolo 13, comma 1, del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, e successive modificazioni.

Articolo 2
Misure in tema di liberalizzazione
1. Gli enti locali verificano la realizzabilità di una gestione concorrenziale dei servizi pubblici locali, limitando l'attribuzione di diritti di esclusiva, ove non diversamente previsto dalla legge, ai casi in cui, in base ad una analisi di mercato, la libera iniziativa economica privata non risulti idonea, secondo criteri di proporzionalità, sussidiarietà orizzontale ed efficienza, a garantire un servizio rispondente ai bisogni della comunità, e liberalizzando in tutti gli altri casi le attività economiche compatibilmente con le caratteristiche di universalità ed accessibilità del servizio.

2. All'esito della verifica l'ente adotta una delibera quadro che illustra l'istruttoria compiuta ed evidenzia, per i settori sottratti alla liberalizzazione, i fallimenti del sistema concorrenziale e, viceversa, i benefici per la stabilizzazione, lo sviluppo e l'equità all'interno della comunità locale derivanti dal mantenimento di un regime di esclusiva del servizio.

3. Alla delibera di cui al comma precedente è data adeguata pubblicità; essa è inviata all'Autorità garante della concorrenza e del mercato ai fini della relazione al Parlamento di cui alla legge 10 ottobre 1990, n. 287.

4. La verifica di cui al comma 1 è effettuata entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore del presente regolamento e poi periodicamente secondo i rispettivi ordinamenti degli enti locali; essa è comunque effettuata prima di procedere al conferimento e al rinnovo della gestione dei servizi.

5. Gli enti locali, per assicurare agli utenti l'erogazione di servizi pubblici che abbiano ad oggetto la produzione di beni e attività rivolte a realizzare fini sociali e a promuovere lo sviluppo economico e civile delle comunità locali, definiscono, ove necessario, gli obblighi di servizio pubblico, prevedendo le eventuali compensazioni economiche alle aziende esercenti i servizi stessi, tenendo conto dei proventi derivanti dalle tariffe e nei limiti della disponibilità di bilancio destinata allo scopo.

6. All'attribuzione di diritti di esclusiva ad un'impresa incaricata della gestione di servizi pubblici locali consegue l'applicazione di quanto disposto dall'articolo 9 della legge 10 ottobre 1990, n. 287, e successive modificazioni.

7. I soggetti gestori di servizi pubblici locali, qualora intendano svolgere attività in mercati diversi da quelli in cui sono titolari di diritti di esclusiva, sono soggetti alla disciplina prevista dall'articolo 8, commi 2-bis e 2-quater, della legge 10 ottobre 1990, n. 287, e successive modificazioni.

Articolo 3
Norme applicabili in via generale per l'affidamento
1. Le procedure competitive ad evidenza pubblica, di cui all'articolo 23-bis, comma 2, sono indette nel rispetto degli standard qualitativi, quantitativi, ambientali, di equa distribuzione sul territorio e di sicurezza definiti dalla legge, ove esistente, dalla competente autorità di settore o, in mancanza di essa, dagli enti affidanti.

2. Le società a capitale interamente pubblico possono partecipare alle procedure competitive ad evidenza pubblica di cui all'articolo 23-bis, comma 2, lettera a), sempre che non vi siano specifici divieti previsti dalla legge.

3. Al fine di promuovere e proteggere l'assetto concorrenziale dei mercati interessati, il bando di gara o la lettera di invito:

a) esclude che la disponibilità a qualunque titolo delle reti, degli impianti e delle altre dotazioni patrimoniali non duplicabili a costi socialmente sostenibili ed essenziali per l'effettuazione del servizio possa costituire elemento discriminante per la valutazione delle offerte dei concorrenti;

b) assicura che i requisiti tecnici ed economici di partecipazione alla gara siano proporzionati alle caratteristiche e al valore del servizio e che la definizione dell'oggetto della gara garantisca la più ampia partecipazione e il conseguimento di eventuali economie di scala e di gamma;

c) indica, ferme restando le discipline di settore, la durata dell'affidamento commisurata alla consistenza degli investimenti in immobilizzazioni materiali previsti nei capitolati di gara a carico del soggetto gestore. In ogni caso la durata dell'affidamento non può essere superiore al periodo di ammortamento dei suddetti investimenti;

d) può prevedere l'esclusione di forme di aggregazione o di collaborazione tra soggetti che possiedono singolarmente i requisiti tecnici ed economici di partecipazione alla gara, qualora, in relazione alla prestazione oggetto del servizio, l'aggregazione o la collaborazione sia idonea a produrre effetti restrittivi della concorrenza sulla base di un'oggettiva e motivata analisi che tenga conto di struttura, dimensione e numero degli operatori del mercato di riferimento;

e) prevede che la valutazione delle offerte sia effettuata da una commissione nominata dall'ente affidante e composta da soggetti esperti nella specifica materia;

f) indica i criteri e le modalità per l'individuazione dei beni di cui all'articolo 10, comma 1, e per la determinazione dell'eventuale importo spettante al gestore al momento della scadenza o della cessazione anticipata della gestione ai sensi dell'articolo 10, comma 2;

g) prevede l'adozione di carte dei servizi al fine di garantire trasparenza informativa e qualità del servizio.

4. Fermo restando quanto previsto al comma 3, nel caso di procedure aventi ad oggetto, al tempo stesso, la qualità di socio e l'attribuzione di specifici compiti operativi connessi alla gestione del servizio, il bando di gara o la lettera di invito assicura che:

a) i criteri di valutazione delle offerte basati su qualità e corrispettivo del servizio prevalgano di norma su quelli riferiti al prezzo delle quote societarie;

b) il socio privato selezionato svolga gli specifici compiti operativi connessi alla gestione del servizio per l'intera durata del servizio stesso e che, ove ciò non si verifica, si proceda a un nuovo affidamento ai sensi dell'articolo 23-bis, comma 2;

c) siano previsti criteri e modalità di liquidazione del socio privato alla cessazione della gestione.

Articolo 4
Parere dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato
1. Gli affidamenti di servizi pubblici locali assumono rilevanza ai fini dell'espressione del parere di cui all'articolo 23-bis, comma 4, se il valore economico del servizio oggetto dell'affidamento supera la somma complessiva di 200.000,00 euro annui.

2. Nella richiesta del parere di cui al comma 1, esclusivamente per i servizi relativi al settore idrico, l'ente affidante può rappresentare specifiche condizioni di efficienza che rendono la gestione "in house" non distorsiva della concorrenza, ossia comparativamente non svantaggiosa per i cittadini rispetto a una modalità alternativa di gestione dei servizi pubblici locali, con particolare riferimento:

a) alla chiusura dei bilanci in utile, escludendosi a tal fine qualsiasi trasferimento non riferito a spese per investimenti da parte dell'ente affidante o altro ente pubblico;

b) al reinvestimento nel servizio almeno dell'80 per cento degli utili per l'intera durata dell'affidamento;

c) all'applicazione di una tariffa media inferiore alla media di settore.

3. Nel rendere il parere di cui al comma 1 si tiene espressamente conto delle condizioni rappresentate ai sensi del comma 2 e dichiarate dall'ente affidante sotto la personale responsabilità del suo legale rappresentante.

4. L'effettivo rispetto delle condizioni di cui al comma 2 è verificato annualmente dall'ente affidante, che invia gli esiti di tale verifica all'Autorità garante della concorrenza e del mercato. In caso negativo, anche su segnalazione della medesima Autorità, l'ente procede alla revoca dell'affidamento e al conferimento della gestione del servizio ai sensi dell'articolo 23-bis, comma 2.

Articolo 5
Patto di stabilità interno
1. Al patto di stabilità interno sono assoggettati gli affidatari "in house" di servizi pubblici locali ai sensi dell'articolo 23-bis, commi 3 e 4.

2. Gli enti locali vigilano sull'osservanza, da parte dei soggetti indicati al comma 1 al cui capitale partecipano, dei vincoli derivanti dal patto di stabilità interno.

3. Le modalità e la modulistica per l'assoggettamento al patto di stabilità interno dei soggetti di cui al comma 1 sono definite in sede di attuazione di quanto previsto dall'articolo 2, comma 2, lettera h), della legge 5 maggio 2009, n. 42, e successive modificazioni, in materia di bilancio consolidato.

Articolo 6
Acquisto di beni e servizi da parte delle società "in house" e delle società miste
1. Le società "in house" e le società a partecipazione mista pubblica e privata, affidatarie di servizi pubblici locali, applicano, per l'acquisto di beni e servizi, le disposizioni di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, e successive modificazioni.

2. L'articolo 32, comma 3, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, e successive modificazioni, limitatamente alla gestione del servizio per il quale le società di cui al comma 1, lettera c), del medesimo articolo sono state specificamente costituite, si applica se la scelta del socio privato è avvenuta secondo quanto previsto dall'articolo 23-bis, comma 2, lettera b). Restano ferme le altre condizioni stabilite dall'articolo 32, comma 3, numeri 2) e 3), del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, e successive modificazioni.

Articolo 7
Assunzione di personale da parte delle società "in house" e delle società miste
1. Le società a partecipazione pubblica che gestiscono servizi pubblici locali adottano, con propri provvedimenti, criteri e modalità per il reclutamento del personale e per il conferimento degli incarichi nel rispetto dei principi di cui al comma 3 dell'articolo 35 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165. Il presente articolo non si applica alle società quotate in mercati regolamentati.

Articolo 8
Distinzione tra funzioni di regolazione e funzioni di gestione
1. Gli amministratori, i dirigenti e i responsabili degli uffici o dei servizi dell'ente locale, nonché degli altri organismi che espletano funzioni di stazione appaltante, di regolazione, di indirizzo e di controllo di servizi pubblici locali, non possono svolgere incarichi inerenti la gestione dei servizi affidati da parte dei medesimi soggetti. Il divieto si applica anche nel caso in cui le dette funzioni sono state svolte nei tre anni precedenti il conferimento dell'incarico inerente la gestione dei servizi pubblici locali. Alle società quotate nei mercati regolamentati si applica la disciplina definita dagli organismi di controllo competenti.

2. Il divieto di cui al comma 1 opera anche nei confronti del coniuge, dei parenti e degli affini entro il quarto grado dei soggetti indicati allo stesso comma, nonché nei confronti di coloro che prestano, o hanno prestato nel triennio precedente, a qualsiasi titolo attività di consulenza o collaborazione in favore degli enti locali o dei soggetti che hanno affidato la gestione del servizio pubblico locale.

3. Non possono essere nominati amministratori di società partecipate da enti locali coloro che nei tre anni precedenti alla nomina hanno ricoperto la carica di amministratore, di cui all'articolo 77 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e successive modificazioni, negli enti locali che detengono quote di partecipazione al capitale della stessa società.

4. I componenti della commissione di gara per l'affidamento della gestione di servizi pubblici locali non devono aver svolto nè possono svolgere alcun'altra funzione o incarico tecnico o amministrativo relativamente alla gestione del servizio di cui si tratta.

5. Coloro che hanno rivestito, nel biennio precedente, la carica di amministratore locale, di cui al comma 3, non possono essere nominati componenti della commissione di gara relativamente a servizi pubblici locali da affidare da parte del medesimo ente locale.

6. Sono esclusi da successivi incarichi di commissario coloro che, in qualità di componenti di commissioni di gara, abbiano concorso, con dolo o colpa grave accertati in sede giurisdizionale con sentenza non sospesa, all'approvazione di atti dichiarati illegittimi.

7. Si applicano ai componenti delle commissioni di gara le cause di astensione previste dall'articolo 51 del codice di procedura civile.

8. Nell'ipotesi in cui alla gara concorre una società partecipata dall'ente locale che la indice, i componenti della commissione di gara non possono essere né dipendenti né amministratori dell'ente locale stesso.

9. Le incompatibilità e i divieti di cui ai commi precedenti si applicano alle nomine e agli incarichi da conferire successivamente alla data di entrata in vigore del presente regolamento.

10. In caso di affidamento della gestione dei servizi pubblici locali ai sensi dell'articolo 23-bis, comma 3, e in tutti i casi in cui il capitale sociale del soggetto gestore è partecipato dall'ente locale affidante, la verifica del rispetto del contratto di servizio nonché ogni eventuale aggiornamento e modifica dello stesso sono sottoposti, secondo modalità definite dallo statuto dell'ente locale, alla vigilanza dell'organo di revisione di cui agli articoli 234 e seguenti del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e successive modificazioni. Restano ferme le disposizioni contenute nelle discipline di settore vigenti alla data di entrata in vigore del presente regolamento.

Articolo 9
Principio di reciprocità
1. Le imprese estere, non appartenenti a Stati membri dell'Unione europea, possono essere ammesse alle procedure competitive ad evidenza pubblica per l'affidamento di servizi pubblici locali a condizione che documentino la possibilità per le imprese italiane di partecipare alle gare indette negli Stati di provenienza per l'affidamento di omologhi servizi.

Articolo 10
Cessione dei beni in caso di subentro
1. Alla scadenza della gestione del servizio pubblico locale o in caso di sua cessazione anticipata, il precedente gestore cede al gestore subentrante i beni strumentali e le loro pertinenze necessari, in quanto non duplicabili a costi socialmente sostenibili, per la prosecuzione del servizio, come individuati, ai sensi dell'articolo 3, comma 3, lettera f), dall'ente affidante, a titolo gratuito e liberi da pesi e gravami.

2. Se, al momento della cessazione della gestione, i beni di cui al comma 1 non sono stati interamente ammortizzati, il gestore subentrante corrisponde al precedente gestore un importo pari al valore contabile originario non ancora ammortizzato, al netto di eventuali contributi pubblici direttamente riferibili ai beni stessi. Restano ferme le disposizioni contenute nelle discipline di settore, anche regionali, vigenti alla data di entrata in vigore del presente regolamento, nonché restano salvi eventuali diversi accordi tra le parti stipulati prima dell'entrata in vigore del presente regolamento.

3. L'importo di cui al comma 2 è indicato nel bando o nella lettera di invito relativi alla gara indetta per il successivo affidamento del servizio pubblico locale a seguito della scadenza o della cessazione anticipata della gestione.

Articolo 11
Tutela non giurisdizionale
1. I contratti di servizio e, se emanate, le carte dei servizi concernenti la gestione di servizi pubblici locali prevedono la possibilità, per l'utente o per la categoria di utenti che lamenti la violazione di un diritto o di un interesse giuridico rilevante, di promuovere la risoluzione non giurisdizionale delle controversie, che avviene entro trenta giorni successivi al ricevimento della richiesta.

2. La procedura conciliativa prevista al comma 1 è avviata secondo lo schema-tipo di formulario di cui all'allegato A del presente regolamento.

3. Restano ferme le disposizioni di cui all'articolo 2, comma 461, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, nonché quelle contenute nelle discipline di settore vigenti alla data di entrata in vigore del presente regolamento.

Articolo 12
Abrogazioni e disposizioni finali
1. A decorrere dall'entrata in vigore del presente regolamento sono o restano abrogate le seguenti disposizioni:

a) articolo 113, commi 5, 5-bis, 6, 7, 8, 9, escluso il primo periodo, 14, 15-bis, 15-ter e 15-quater, del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e successive modificazioni;

b) articolo 150, comma 1, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni, ad eccezione della parte in cui individua la competenza dell'Autorità d'ambito per l'affidamento e l'aggiudicazione;

c) articolo 202, comma 1, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni, ad eccezione della parte in cui individua la competenza dell'Autorità d'ambito per l'affidamento e l'aggiudicazione.

2. Le leggi, i regolamenti, i decreti, o altri provvedimenti, che fanno riferimento al comma 7 dell'articolo 113 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e successive modificazioni, abrogato dal comma 1, lettera a), si intendono riferiti al comma 1 dell'articolo 3 del presente regolamento.

3. All'articolo 18, comma 3-bis, secondo periodo, del decreto legislativo 19 novembre 1997, n. 422, e successive modificazioni, la parola "esclusivamente" è soppressa.

4. Per il trasporto pubblico locale il presente regolamento si applica in quanto compatibile con le disposizioni del regolamento (Ce) 23 ottobre 2007, n. 1370/2007.

5. Le disposizioni del presente regolamento si applicano alle Regioni a statuto speciale e alle Province autonome di Trento e di Bolzano, in quanto compatibili con gli statuti speciali e le relative norme di attuazione.

6. Al fine di assicurare il monitoraggio delle modalità attuative del presente regolamento il Ministro per i rapporti con le Regioni e per la coesione territoriale promuove la stipula di un apposito protocollo d'intesa.

Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

lunedì 1 novembre 2010

Intervista al Ministro Andrea Ronchi
Intervista pubblicata su Agienergia



Quali novità introduce il cosiddetto decreto Ronchi in materia di gestione dell'acqua?

La stella polare di questa riforma è il servizio fornito al cittadino. Il discrimine, quindi, non è la scelta tra pubblico e privato ma piuttosto la possibilità di un vero confronto competitivo tra più candidati gestori. Partendo da questo, l’obiettivo di questa riforma è chiaro: rendere più aperto, competitivo, trasparente ed efficiente il settore dei servizi pubblici locali. Il decreto stabilisce una cosa molto semplice: la centralità della gara nel nuovo sistema di affidamenti. Qui è il cuore del provvedimento. Non c’è discriminazione rispetto alla possibilità di partecipazione: il servizio, infatti, può essere affidato a società in qualunque forma costituite mediante procedure competitive ad evidenza pubblica. Quindi possono partecipare anche le società pubbliche a condizione che dimostrino di poter garantire una gestione efficiente e di non godere di vantaggi competitivi. Inoltre le nuove norme stabiliscono la cessazione a partire dal 31 dicembre 2010 di tutti gli affidamenti che non sono frutto di una gara. Consentono, però, a una società pubblica di mantenere la concessione fino alla scadenza, cedendo, a un socio privato selezionato tramite gara e che abbia compiti operativi connessi alla gestione del servizio, almeno il 40% della proprietà. Questo perché si presuppone che un’apertura ad altri soci privati favorisca l’industrializzazione del settore e una limitazione degli sprechi. Per quanto riguarda le società quotate, per mantenere l’affidamento, devono far scendere la quota pubblica sotto il 40% entro il 30 giugno 2013 e sotto il 30% entro il 31 dicembre 2015. E’ stato detto da più parti che così facendo si rischia di estromettere società virtuose dalla gestione. Al di là del fatto che se una società è virtuosa e competitiva, può partecipare alla gara e ottenere l’affidamento dimostrando di poter fornire un servizio migliore degli altri, il regolamento prevede la possibilità di mantenere l’affidamento diretto per le società pubbliche previo parere dell’Autorità Antitrust, nei casi in cui la precedente gestione pubblica abbia dimostrato di poter garantire specifiche condizioni di efficienza.

Perché tante polemiche sul decreto di liberalizzazione dei servizi pubblici locali e in particolare di quelli idrici?

Partiamo da un assunto: troppo spesso i monopoli pubblici hanno generato diseconomie di scala, si sono tramutati in carrozzoni, in “poltronifici” nati per garantire potentati e lobby politiche, diventando fonte inesauribile di sprechi. Evidentemente un provvedimento che vuole scardinare questo sistema non può essere digerito da chi di quel sistema ne è artefice e attore e vede così in pericolo il mantenimento di quei privilegi. Per questo e, ne sono convinto, solo per questo, intorno a questa legge è stata sollevata una cortina fumogena che ha veicolato nell'immaginario una informazione evidentemente falsa. Nella legge si parla di “piena ed esclusiva proprietà pubblica delle risorse idriche il cui governo spetta esclusivamente alle istituzioni pubbliche”. Così come pubbliche resteranno le infrastrutture e le reti. Mi sembra molto chiaro. Quindi anche i quesiti referendari presentati contro il decreto che porta il mio nome, poggiano su argomentazioni false basate su una enorme bugia. Da subito coloro che hanno sostenuto il referendum e la raccolta delle firme hanno deciso, evidentemente alla ricerca di facili argomenti o di battaglie identitarie, di inventarsi una presunta privatizzazione dell'acqua e di cavalcarla. È una bugia. E una bugia detta tante volte finisce per diventare una mezza verità. Il risultato è che oggi siamo di fronte ad uno spettacolo surreale. Così si è creata una opposizione fortissima a qualcosa che non esiste e che viene addirittura combattuto a colpi di referendum. Basterebbe invece che il testo venisse letto senza gli occhiali della demagogia e del pregiudizio.

Il Governo sostiene che si tratta di una legge che apre alla concorrenza e che va incontro anche alle richieste della Commissione europea.

Parliamoci chiaro, mantenere un settore impermeabile alla concorrenza vuol dire destinarlo alla perpetua inefficienza. Siamo di fronte a una legge che apre al mercato e che consente al settore di muoversi all’interno di regole certe. Per la prima volta, dopo più di un decennio di mezze riforme, si delinea una cornice normativa puntuale, europeista ma anche rispettosa delle esigenze e degli assetti organizzativi del nostro Paese. Infatti la legge Ronchi detta una serie di norme che si sono rese necessarie per interrompere il susseguirsi di procedure di infrazione ai danni dell'Italia, procedure avviate a causa di modalità di assegnazione del servizio giudicate anomale o poco trasparenti dalla Commissione europea. Senza dimenticare che l’Unione Europea, nella sua giurisprudenza, si è orientata contro gli aiuti di Stato, gli affidamenti in house indiscriminati e – per le Spa quotate – e anche contro le golden share. Tutte circostanze queste che ostacolerebbero il corretto funzionamento del mercato interno. Il dettato comunitario chiede il rispetto dei principi di “economicità, efficacia, imparzialità, trasparenza, adeguata pubblicità, non discriminazione, parità di trattamento” per l’affidamento ai privati o alle aziende misto pubbliche - private dei servizi pubblici. Che sono esattamente i cardini su cui si basa la riforma dei servizi pubblici locali.

È vero che la gestione pubblica di tali servizi ha provocato notevoli sprechi.
In Italia la dispersione idrica in media è del 30% mentre in Germania non supera il 7%.

È assolutamente vero, la situazione del nostro sistema idrico è drammatica e c’è assoluto bisogno di investimenti per cercare di rimediare ad una situazione non consona a un paese civile. L’adeguamento delle infrastrutture necessita di ingenti interventi. Il fabbisogno nazionale di investimenti è pari a 60,52 miliardi di euro (pari a circa 120.000 mld di vecchie lire!) di cui il 49,7% per gli acquedotti e il 48,3% per fognature e depuratori. Non possiamo dimenticare però che i vincoli dettati dal Patto di stabilità interno rendono e renderanno sempre più limitata la possibilità per gli enti territoriali di procedere ad investimenti con gravi conseguenze a carico della collettività. In modo piuttosto intuitivo ne discende che gli investimenti privati sono indispensabili per la ristrutturazione della stessa rete idrica. Non solo. L’acqua è una risorsa preziosa per la vita e per questo, oggi più che mai, non è accettabile una dispersione che mediamente oscilla tra il 30 e il 40%, percentuale che supera il 50% in alcune regioni. Proprio la Germania, a cui lei fa riferimento, dove la dispersione è appena del 7%, considera questo dato scandaloso. Una percentuale che, allo stato attuale, da noi sarebbe considerato estremamente virtuoso. Tutto ciò poi ha un costo calcolato in circa 2 miliardi e mezzo di euro ogni anno che ricade sulla collettività chiamata a risanare con la fiscalità ordinaria i bilanci dei comuni, con la sottrazione di importanti risorse per altri investimenti in settori cruciali come ad esempio la sanità e l’istruzione. Insomma l’intervento non era più derogabile anche da un punto di vista del danno ambientale. I nostri laghi e i nostri fiumi soffrono a causa di un sistema di depurazione fatiscente. Le fogne e i depuratori rappresentano una emergenza per il Paese. Così come sui trattamenti delle acque di scarico rischiamo un alto numero di deferimenti alla Corte di Giustizia europea. Senza contare che anche recentemente il Commissario Ue all’Ambiente ha lanciato un appello e un monito a tutti gli Stati membri per ridurre la dispersione idrica, ancora una volta puntando il dito proprio verso l’Italia che, secondo l’Agenzia europea dell’Ambiente, preleva il 25% di tutte le risorse idriche disponibili e rientra fra i nove paesi europei in condizioni di “stress idrico”.

Che impatto ci sarà sulle tariffe dell'acqua?

Questo è un altro degli allarmi lanciati in modo propagandistico secondo cui le tariffe dell’acqua aumenteranno a dismisura. Sono circolate previsioni catastrofiche e scenari apocalittici da parte dalle associazioni dei consumatori. Ovviamente tutto questo non corrisponde alla verità. L’obiettivo è di riuscire a tenere basse le tariffe tramite l’aumento dell’efficienza e la diminuzione della dispersione idrica. Molto quindi dipenderà dai contratti di servizio che verranno stipulati con le aziende e dalla capacità dei controllori di evitare che ci siano deroghe rispetto a quanto pattuito. Quello che siamo in grado di dire con certezza è che dal 1998 al 2008 – nonostante un sistema per il 90% in mano al pubblico – le tariffe sono aumentate del 47%. E questo malgrado il principio del “full recovery cost”, previsto dalla Legge Galli sia rimasto in larga parte disatteso, con la partecipazione indiretta della fiscalità ordinaria al sostegno delle tariffe. Questo significa che il costo dell’acqua si paga in maniera non equa perché prescinde dal consumo. Non solo. Proprio per fornire il massimo delle garanzie e per dare credibilità e fattibilità a questo processo di riforma, anche col ministro Fitto siamo assolutamente d’accordo sulla necessità di creare a breve un’Authority nazionale terza, indipendente e con poteri reali e sanzionatori. Una istituzione in grado di tutelare il cittadino-consumatore rispetto a possibili comportamenti speculativi e controllare prezzi, gare e investimenti. Una esigenza forte che, di fronte a un dibattito così impetuoso, irrazionale e fuorviante è ancora più sentita.

Giandomenico Serrao

sabato 30 ottobre 2010







La Spezia 29 Ottobre 2010 Approvato all' unanimità il Bilancio di previsione
Il Comitato Portuale dell' AP della Spezia, nella seduta di ieri, ha approvato all’unanimità il Bilancio di previsione 2011 e il rinnovo della concessione del Molo Garibaldi a Speter S.p.A.

A margine del Comitato, il Presidente dell’Autorità Portuale della Spezia, Lorenzo Forcieri ha consegnato a Marco Simonetti Ad di LSCT; a Riccardo Failla, AD di Speter ed a Alberto Musso, Presidente di Tarros, alla presenza del sindaco della Spezia Massimo Federici, una targa contenente i dati record ottenuti nel mese di giugno 2010. Nel porto della Spezia, infatti, nel solo mese di giugno, sono stati movimentati a banchina 119.364 TEUs, un volume mai raggiunto prima nella storia del porto spezzino.

In particolare a giugno LSCT- LA SPEZIA CONTAINER TERMINAL (CONTSHIP ITALIA) ha movimentato 98.541 teus facendo registrare un incremento sullo stesso mese 2009 del 47,5 %; Il TERMINAL DEL GOLFO (TARROS) ha movimentato 12.470 TEUs; il terminal SPETER ha movimentato 8.353 teus.
Incisa sulla targa anche una dichiarazione di Forcieri: Grazie alle competenze e capacità dimostrate dall'intera comunità portuale spezzina, nuovi e ambiziosi traguardi vengono raggiunti nei traffici specializzati.

Mio commento
..ricordiamocene al prossimo morto sul lavoro ..almeno .. dal momento che per la Autorità Portuale, il Comune e la Provincia la salute degli abitanti del Levante non solo non è una priorità ma neppure un argomento da affrontare! Lo si può toccare con mano buttando un occhio in quelle aree che dovevano ospitare la fascia di rispetto .. la Terrestre Marittima vi sta allegramente edificando nell' indifferenza generale!

giovedì 21 ottobre 2010

COMMENTO AL COMUNICATO DI GENERAZIONE ITALIA


Generazione Italia: "Rifiuti, che almeno si provi a copiare dalle esperienze altrui"

La Spezia 19 Ottobre 2010 ore 08:55:10
Mentre in Campania ci sono sindaci che si fanno caricare dalla polizia pur di non far arrivare i rifiuti nel proprio comune, altrove i rifiuti se li litigano.

In Toscana e in Romagna ci sono due esempi di Comuni che non solo sono ben contenti di prendersi la spazzatura, ma che anzi tremano all’idea che un giorno la loro discarica possa essere piena. Sto parlando di Peccioli (PI) e di Sogliano al Rubicone (FC), paesi in cui lo smaltimento dei rifiuti è diventato un business comunale che beneficia tutti i cittadini.

Nel 1988, Peccioli ha un problema: ospita una discarica che nessuno vuole per via degli odori sgradevoli e delle possibili conseguenze ambientali. Ma il sindaco Renzo Macelloni, trasforma il problema in un’opportunità: decide di ampliare la discarica e la fa classificare come sverso regionale. Arrivano rifiuti da tutta la Toscana e viene creata una società per azioni mista tra Comune e cittadini chiamata “Belvedere”. La società funziona come una public company: I cittadini comprano le azioni e “si beccano” ogni anno un dividendo, mentre il Comune rimpingua le proprie casse e può, così, abbassare le imposte comunali. TARSU, trasporti e mensa scolastica sono tutte spese bassissime per i pecciolesi.

Sogliano al Rubicone è un paesino nell’appennino Romagnolo di 2900 anime, della sua discarica ha fatto fonte di guadagno per il comune guidato dal centrosinistra: su un bilancio di 13 milioni di euro, 11 sono ricavati dalla gestione del biogas e dell’energia. I servizi erogati dal comune sono quasi totalmente gratuiti per i cittadini.
Alla Spezia il piano provinciale rifiuti esclude la realizzazione di impianti che valorizzino le energie provenienti dalla combustione dei rifiuti. Non molto lontano dalla nostra provincia si parla di impianti di dissociazione molecolare.

Da noi, le discariche sono state usate come terminale di traffici illeciti di rifiuti tossici e a tale proposito ricordiamo che martedì prossimo vi sarà l’udienza del processo relativo alla discarica di Pitelli;
In luoghi non lontani, dunque, sono stati creati posti di lavoro, ricchezza ed energia a buon mercato per i cittadini, da noi ACAM in un solo anno ha bruciato 50 milioni di euro di ricchezza.

Nessuno ha la pretesa di insegnare niente, ma anche uno studente disattento sarebbe capace di copiare da altri…questo chiediamo: che nell’incapacità della politica locale di dare risposte al problema rifiuti, che almeno si provi a copiare dalle esperienze altrui!


COMMENTO ASSOCIAZIONE COMITATI SPEZZINI
Leggendo l' intervento di Generazione Italia ci rendiamo conto che il messaggio che da più di 3 lustri cerchiamo di diffondere non riesce a scalfire le granitiche convinzioni di chi -in materia di gestione rifiuti- resta appiattito su posizioni antiquate come quella che guarda ancora positivamente alla pratica di produrli.

Da molto tempo si è diffusa a livello mondiale la filosofia Rifiuti Zero che ne considera la produzione un errore di progettazione e ne bandisce persino il termine parlando di materiali post- consumo MPC. Nella Direttiva europea del dicembre 2008 viene sancita una scala di priorità che gli stati comunitari devono porre in essere all' atto della gestione dei rifiuti: al primo posto vi è quella della riduzione della loro produzione ! Seguono il recupero di materia e la raccolta differenziata spinta e solo in ultima posizione -purtroppo- l' incenerimento.

Come può dunque Generazione Italia invitare le amministrazioni a prendere ad esempio Peccioli ? ovvero invitare di fatto a non differenziare i rifiuti ( il biogas proviene dalla frazione organica presente in essi ) per assicurare agli utenti riduzioni del costo o la gratuità di alcuni servizi, o peggio ancora, per ricavare profitti a scapito dell' ambiente ( si intenda soprattutto l' incenerimento dei rifiuti, operazione economica a perdere) ?

Sappia Generazione Italia che la discarica di Ruffino / Pitelli ha accolto migliaia di tonnellate di ceneri provenienti da vari inceneritori del Piemonte e della Toscana .. talvolta in violazione della legge regionale ligure, giacchè il loro contenuto di inquinanti non rispettava i valori di riferimento.

Pertanto invitiamo questo Sodalizio ad astenersi dal servirsi del caso Pitelli per propagandare pratiche di gestione dei rifiuti fortemente dannose per la salute e per l' ambiente.

Strumentalizzare il processo -entrato in una fase cruciale proprio in questi giorni- pare sia diventato per interessi trasversali lo sport nazionale.



Cucciniello Corrado