Premessa
Per i Comitati che perseguono lo scenario Rifiuti Zero è d' obbligo mantenere la propria autonomia e distanza da tutti i raggruppamenti politici che approvano o favoriscono scelte impiantistiche in linea con il ciclo integrato. Nessun governo regionale, provinciale, comunale del nostro Paese -tranne rarissime eccezioni- può essere quindi preso a riferimento ne tanto meno può essere sostenuto. Si registrano invece mediazioni su percorsi di gestione votati alla " logica dei piccoli passi " o del "limitare i danni " che portano comunque alla piena sconfitta. In questo senso appare illusorio pensare di evitare i vari tipi combustione quando i piani di Province, ATO e Gestori non prevedono adeguati investimenti da liberare nel breve periodo per un porta porta ed una raccolta di prossimità il più possibile estesi. Così come è illusorio attendersi dal cartello di imprese alle quali la politica ha regalato la gestione dei servizi, priorità per la sostenibilità ambientale a danno del profitto. Il gigantismo che oggi si privilegia è l' antitesi del manifesto di Rifiuti Zero che da sempre raccomanda di investire in piccole realtà autonome ma pronte ad interfacciarsi tra loro e con le economie del territorio.
Stesse considerazioni per la Gestione dell' acqua. Com' è possibile dar credito a chi nello tempo stesso asserisce di voler mantenere l' acqua pubblica ( con modifiche agli statuti comunali e con il referendum) e mantiene salda la propria presenza in coalizioni che da tempo l' hanno privatizzata o si preparano a farlo ?
La Spezia il punto su rifiuti e acqua. I rifiuti.
La situazione resta fortemente negativa, la raccolta differenziata non supera il 23 % che è il dato medio provinciale. Nel 2009 è continuato l’ export dei rifiuti: una notevole quantità di indifferenziato è stata avviata alla discarica di Scarpino sulle alture di Genova e circa 10 mila ton. di CDR sono state bruciate nell’ inceneritore di Isernia. Le assessore all’ Ambiente del Comune e della Provincia di La Spezia prevedono che l’ impianto di Saliceti ( Vezzano Ligure ) possa durante il 2010 andare a regime. Com’ è noto lo scorso anno ha operato per circa un terzo della sua potenzialità ovvero 80 mila ton/a. Allo stato però l’ indifferenziato da trattare ammonta a 105 mila tonnellate annue, quindi di queste, 25 mila dovranno -nell' anno in corso- essere esportate fuori provincia previo trattamento nell’ impianto di Albiano Magra ( MS). Pur trattandosi di uno scenario sconfortante -sia sotto l’ aspetto della sostenibilità ambientale che per quanto attiene ai costi del servizio- è considerato la previsione ottimale.! Per dare un' idea di quanto tutto questo peserà sulle tasche dei cittadini si riporta una stima della spesa complessiva dei prossimi 12 mesi, relativa allo smaltimento delle varie frazioni: CDR ( 30 mila T/A x 162 E = 4.800 mila Euro), Scarpino - Costa Mauro ( 25 mila T x 200 E = 5 milioni Euro ). Non è possibile indicare i costi per lo smalitmento della F.O.S. in quanto non è certa la sua destinazione.
Pare che il Gestore sia riuscito a dotare l' impianto TMB Saliceti del necessario numero di operatori. Tempo fa si era diffusa la voce che, causa perduranti condizioni di insalubrità, il personale addetto in forza all’ Acam, si era rifiutato di prendervi servizio e che si era dovuto far ricorso a personale straniero. Ufficialmente si diceva invece che le apparecchiature si trovavano in una condizione di rodaggio. Allo stato si azzarda a credere che se l’ oscura vicenda del mancato accatastamento dell’ impianto (per motivi di illegittimità) non approderà in qualche tribunale, la struttura dovrebbe andare a regime. Certo la decisione di trasferirne la titolarità ai Comuni fa pensare che Hera, il partner forte che dovrebbe acquisire Acam, abbia voluto "scorporare" anche eventuali guai giudiziari oltre che una parte dei debiti accumulati dall' azienda spezzina..
Pare anche che in settembre parta un progetto che farà crescere il porta a porta nel Comune della Spezia dal 2% al 17% della popolazione residente ovvero 16252 abitanti. Gli utenti interessati passeranno quindi da 1912 a 16252 abitanti. Tenendo conto della produzione media annua procapite degli spezzini * 0.617 tonn. * il monte rifiuti raccolto a domicilio e in "prossimità " passerà da 1179 a circa 10027 tonn./ annue. Prevedendo di recuperare il 65% di questa quantità circa 5751 ton./annue - stiamo parlando della parte che ha mercato ( carta, plastiche monotipo CONAI, alluminio, vetro)- unitamente a quella che non ha potere calorifico ( l’ umido ), l’ incremento a settembre 2011 della raccolta differenziata sarà intorno al 4.5%.
Purtroppo non si ha notizia di analoghe iniziative in altri Comuni, per esempio a Sarzana ( il secondo comune per abitanti ) ci si limita a dispiacersi per essere rimasti al palo e per la costosa avventura dei Kanguri che ha lasciato il centro storico senza raccolta differenziata. Niente o quasi neanche a Lerici, Vezzano Ligure, Arcola, Ameglia che sono tra i centri più popolati. Nel settembre del 2011, peraltro, dovremmo viaggiare intorno a percentuali del 60 % ed alla fine del 2012 dovremmo raggiungere il 65% come previsto dal D.lgs 152/2006.
Nel 2011, probabilmente non raggiungeremo neppure al 30 % ! Non di meno è opportuno ricordare che già il limite previsto per il 2008 -cioè il 45 %- non è stato rispettato da nessuno dei comuni della Provincia spezzina. Ancora non si è compreso come la Regione Liguria non abbia applicato ai Medesimi l’ addizionale del 20 % alla tassa rifiuti prevista dall’ art. 205 del suddetto Decreto. Ciò nonostante si vagheggia la possibilità di fare business importando quote di indifferenziato dal Tigullio e dalla Provincia di Massa prevedendo -con il riciclaggio spinto- di liberare tutte o parte delle biocelle del TMB di Saliceti. Ciò sarebbe possibile avviando all' impianto di Boscalino la totalità della frazione umida raccolta a domicilio. Si tratta di uno scenario pericolisissimo che potrebbe trasformare il comprensorio spezzino in un hub della co-combustione CDR carbone poichè alla quantità di combustibile da rifiuto prodotto a regime ( circa 30 mila ton./a ) potrebbero aggiungersene altre risultanti dai rifiuti importati !
Vi è poi la questione del mancato passaggio da TARSU a TIA. In questi anni avremmo dovuto traguardarlo ma non è stato così, ed è facile capire il perché: passare da un sistema di calcolo della bolletta dei rifiuti che si basa in parte sull’ effettiva produzione invece che integralmente sull’ ampiezza degli immobili, avrebbe comportato investimenti nel porta a porta. Il porta a orta è l’ unico sistema idoneo a quantificare -utente per utente- la produzione di rifiuti. Ciò avrebbe significato per il Gestore più investimenti e meno incasso dovuto alla minore quantità di rifiuti smaltiti o trattati. Anche se -va detto- con una raccolta differenziata più alta i Comuni avrebbero goduto di più alti rimborsi Conai. Tarsu e Tia hanno comunque una cosa in comune: la Sentenza numero 238/2009 la Corte Costituzionale, nel rilevare la loro natura tributaria, ha sancito che “le prestazioni del servizio di smaltimento dei rifiuti non debbano essere assoggettate ad IVA e debbano essere ricondotte nel novero dei "diritti, canoni, contributi ". Ne consegue che l’Iva addebitata agli utenti risulti indebitamente percepita e pertanto se ne possa richiedere l’ immediata cancellazione dalle future bollette e lo sgravio del pregresso con riferimento agli ultimi 10 anni. Altro duro colpo per le casse del Gestore.!
Nella Provincia spezzina non si è ancora deciso nulla in merito alla discarica di servizio .. Alcune settimane fa erano comparsi sulla stampa i nomi di siti già ricompresi a suo tempo nella rosa indicata dal Piano Provinciale dei rifiuti. Primo tra tutti quello della discarica di Le Gronde che comunque deve essere ancora ampliata per poter ricevere frazioni di rifiuti.
In questo caso Acam andrebbe incontro a costi che certo non si può permettere ( si è parlato di 6 milioni di euro) per poi avere a disposizione una capienza di poco superiore ai 100 mila metri cubi. Nel caso vi si conferisse la FOS ( frazione organica stabilizzata), si potrebbe andare avanti per 3-4 anni. La Fos però non corrisponde che ad un terzo della massa indifferenziata.
Le cave di Mangina e Gravegnana rispettivamente ubicate a Brugnato e Rocchetta Vara hanno una capacità di 550 e 350 mila metri cubi ma l’ ipotesi di trasformarle in discariche incontra un notevole dissenso e dovrebbe scontare non poche difficoltà procedurali. Perciò è logico prevedere che la discarica Saturnia ( ricadente nel perimetro della bonifica nazionale di Pitelli ) sia il sito su cui ACAM farà maggiormente pressione. Del resto la Territoriale di Pagliari - quartiere sottostante l' impianto- è stata già allertata dal Comune della Spezia, dell’ intenzione di conferirvi compost grigio (FOS). Ma in situazioni di emergenza e/o contingenti (si intenda l’ alto costo dell’ export rifiuti) in quell’ impianto potrebbe finirvi persino il biostabilizzato, cioè quanto esita dalle biocelle di Saliceti. Tutto ciò per un arco di tempo entro cui si provvederebbe a chiudere il protocollo con Enel per la co-combustione del CDR nella centrale di Vallegrande. Questo scenario rientrerebbe nell' insieme di condizioni dettate da Hera (la multiutility romagnola che ha dichiarato formale interesse per Acam) per portare in porto l' aggregazione con l’ azienda spezzina.
La questione si allarga al ciclo dell’ acqua …
Tra le condizioni dettate da Hera vi sarebbe un taglio al personale di almeno 150 unità (in accordo con i sindacati) e la riduzione del debito accumulato. Nelle ultime settimane nei consigli comunali della Spezia, Lerici e Portovenere si è votato per la costituzione della Società delle Reti che è passata grazie a tutto il centrosinistra. Praticamente i Comuni comprano da se stessi ( cioè dall' Acam ) la vetusta rete idrica spezzina. L’ operazione serve a ridurre il debito di Acam Acque scorporandolo. In pochissimi sanno a quanto questo ammonti .. secondo alcuni potrebbe variare da 95 a 150 milioni di euro. Acam Acque è il contenitore dove si sono " sversate " le perdite della Società madre. Oggi quel contenitore si chiama Società delle Reti attraverso il quale le perdite saranno socializzate. Fatto indegno che si è cercato di contenere enfatizzando il fatto che la Rete Idrica deve per legge restare pubblica ! Ma allora perché sino ad oggi era gestita da Acam che è una SPA pubblica ma presente sul mercato?
Le perdite saranno socializzate ma i profitti no .. quelli saranno privatizzati: la nuova società di cui farà parte Hera -gruppo quotato in borsa- si terrà infatti l' acqua .. Si tratta dell’ ormai collaudato sistema delle bed e good company… Altra grave ricaduta per le Comunità potrebbe derivare dall' acquisizione da parte di Hera della maggioranza del pacchetto azionario di Acam eventualità da non scartare visto lo stato di decozione a cui Soci Amministratori e CDA hanno portato l' Azienda spezzina. Ciò potrebbe ancor di più condizionare le scelte che attengono al ciclo rifiuti e dell'acqua ed alle relative tariffe. Chi dice che l' ATO ( la Provincia) ed i Sindaci vigileranno si illude o vuole illudere. Altro particolare: ai Comuni ( cioè i cittadini) andrebbe un affitto per l' uso della rete idrica che secondo alcuni dovrebbe servire a ripianare i debiti che essi stessi si sono accollati ... ma è dato sapere a quanto ammonta questo affitto ? o per meglio dire: qualcuno sa se questi introiti saranno sufficienti a delineare un piano di rientro con le banche creditrici ?
Ma le preoccupazioni per i cittadini non finisco qui: vi è anche il giustificato timore che i nuovi padroni di ACAM dovendo sostenere i costi dell' affitto della rete e volendo mantenere un adeguato margine di profitto, avranno un motivo in più per alzare i costi dei servizi.
PER NOI SARA' SEMPRE E COMUNQUE UN DISASTRO AMBIENTALE
PER NOI E' STATO E SARA' SEMPRE UN DISASTRO AMBIENTALE
giovedì 25 marzo 2010
martedì 23 marzo 2010
DOPPIO SVINCOLO DI FORNOLA CON VARIANTE CONNESSA LUNGO FIUME MAGRA
Clicca nell' immagine qui sopra per vedere lo svincolo di Fornola(ultima versione) con la nuova strada lungo fiume
RILEVAMENTO QUALITA' DELL' ARIA AD ARCOLA
Questa stazione di rilevamento degli inquinanti atmosferici è stata collocata a Ponte D' Arcola con il preciso intento di dimostrare la necessità di realizzare lo svincolo di Fornola e la nuova strada variante all' Aurelia arcolana sull' argine del fiume Magra. Considerato gli elevati flussi veicolari che gravano sull' Aurelia, i dati saranno sicuramente allarmanti ! Facile prevedere che una volta acquisiti i dati si provvederà ad esercitare forti pressioni sui residenti affinchè invochino a gran voce la costruzione della nuova strada che è già stata rigettata da coloro che abitano nella piana ..
Stranamente un eguale interessamento non si riscontra in altre aree urbanizzate sottoposte a forte inquinamento come per esempio il Levante spezzino dove a fronte di 108 esuberi per le pm 10 registrate nel 2007 non venne presa nessuna iniziativa.

Stranamente un eguale interessamento non si riscontra in altre aree urbanizzate sottoposte a forte inquinamento come per esempio il Levante spezzino dove a fronte di 108 esuberi per le pm 10 registrate nel 2007 non venne presa nessuna iniziativa.

domenica 21 marzo 2010
MANCATA APPLICAZIONE DELLA VAS AI NUOVI PUC
QUELLO SOTTOSTANTE E' UN PEZZO CHE HO INVIATO ALLA NAZIONE .. GUARDATEVI COME L' HANNO PASSATO !!
Nella nostra Provincia si stanno redigendo i piani urbanistici in vari Comuni , i Comitati Spezzini un' Associazione ambientalista che opera sul territorio da metà anni '90 accusa gli Enti Locali di non applicare la normativa europea, nazionale e regionale che garantisce il coinvolgimento Pubblico nella pianificazione del territorio, lo fa attraverso il suo portavoce Cucciniello Corrado.
Cucciniello di quali normative si tratta?
Si tratta della VAS (2001/42/EC) ovvero Valutazione ambientale Strategica recepita dall' Italia con il Testo Unico Ambientale del 2006 ed il Dlgs 4/ 2008 e da alcune regioni secondo le proprie competenze. Il Consiglio regionale ligure però ancora non ha ottemperato a quello che è un obbligo di legge.
La Direttiva Europea sulla VAS imponeva a tutti gli stati membri dell’UE la ratifica della direttiva nelle normative nazionali entro il 21 luglio 2004. A differenza della VIA (valutazione d' impatto ambientale) che si applica ai singoli progetti, alla VAS vengono assoggettati i piani e ai programmi che interessano le cosiddette aree vaste. Quindi la Vas dovrebbe essere applicata non solo ai piani urbanistici comunali ma anche alle sue varianti se queste appunto riguardano porzioni estese di territorio.
Ma nel nostro territorio vi sono stati casi in cui è stata di applicata?
Praticamente nessuno a parte un procedimento relativo al Piano Nautico del Parco di Montemarcello che ha consistito in un paio di incontri pubblici. In generale si può dire che sia la VIA che la VAS vengono sistematicamente aggirate o eluse perchè considerate un fastidioso e pericolo ostacolo al raggiungimento di obiettivi speculativi. Obiettivi che vengono propagandati come valorizzazione del territorio ma che alla fine si rivelano in pesanti cementificazioni che portano danno all' ambiente, all' economia ed alla qualità di vita dei cittadini.
Ma come dovrebbe svolgersi la VAS?
La VAS integra ed in pratica sopperisce ai limiti della VIA che interviene solo quando decisioni dannose per l’ambiente possono essere già state prese a livello strategico. Si basa sulle seguenti fasi: lo "screening" per verificare se un piano o programma ricada nell’ambito giuridico per il quale è prevista la VAS , lo "Scoping" per definire l’ ambito delle indagini necessarie per la valutazione , "il rapporto ambientale" raccolta dei dati necessari alla valutazione , l' individuazione dei probabili impatti ambientali, la consultazione ed il coinvolgimento del Pubblico affinchè questo possa fruire della migliore informazione ed infine il monitoraggio degli effetti del piano o programma dopo l’ adozione.
Che tipo di iniziative hanno svolto i Comuni per quanto concerne i piani urbanistici?
I Comitati Spezzini insieme ad altri gruppi ambientalisti hanno presentato formale richiesta ai Comuni perchè ai PUC venisse applicata la VAS specie a quelli che come Ameglia prevedono sul fume pesanti interventi come il poli nautici di Fiumaretta e della Corte di Camisano. Ma anche Sarzana e Lerici che hanno approvato o stanno per approvare importanti varianti. Abbiamo assistito a delle chiacchierate popolane consumate in qualche palestra o trattoria: un qualcosa di molto diverso dai processi che ho già elencato che includono peraltro la costituzione di tavoli istituzionali ai quali partecipino tutti potenziali portatori d' interessi diffusi nel territorio, dove il confronto avvenga secondo un preciso regolamento e lo svolgimento dello stesso sia coordinato da un soggetto indipendente estraneo alle amministrazioni.
Quanti Comuni stanno approvando i piani urbanistici ?
Ameglia, Arcola, Bolano, Monterosso, Vezzano Ligure eppoi come dicevo Sarzana e Lerici sono " nel mirino" per le varianti. Inutile dire che senza una corretta applicazione della VAS le loro pianificazioni sono illegittime. Il fatto che in Liguria non si sia varata una vera legge ma solo disposizioni non significa che la normativa nazionale non debba essere applicata almeno nei suoi principi fondanti: tra questi il coinvolgimento del Pubblico.
lunedì 15 marzo 2010
La nuova versione del progetto di Fronte Mare presentata dal Pres. dell' Autorità Portuale spezzina e dal Sindaco della Spezia non può essere considerata un' uscita estemporanea come anche in ambienti della politica spezzina è stata definita. Grattacieli, palazzi a caserma, navi da crociera piazzati in calata Paita dinanzi ai bei palazzi liberty di Viale Italia sono stati approvati dal Comitato portuale.
Vi è quindi stato già un primo passaggio amministrativo che la dice lunga sulla volontà di chi governa di garantire la partecipazione anche attraverso il tavolo che dovrebbe valutare l' impatto sociale ed ambientale delle opere previste nei vari ambiti portuali.
I Comitati Spezzini bocciano senza appello anche questa nuova follia edificatoria ideata non per rispondere alle vere esigenze della città ma per porre in essere una mera speculazione che risponde ad una logica aberrante secondo cui essendo gli Enti Locali privi di risorse, altro non possono fare che affidare la pianificazione territoriale alla finanza di progetto.
Su questo altare quindi ecco votati i grandi numeri che nella più recente versione sembrano persino aumentare rispetto ai già tanti 100 mila mc. previsti dal primo disegno di Llavador. Disegno costato già un milione e mezzo di euro!
Davvero non si capisce a che servano gli Hotel a 5 stelle su Calata Paita se i croceristi pernottano sulle navi ed ancora non si registrano a La Spezia significative presenze di studiosi che comunque per le loro conferenze e per i loro soggiorni potrebbero accomodarsi in strutture da recuperarsi o da realizzarsi in aree esterne alla città.
Non di meno ci preme ribadire quanto siano assurde queste velleità da città arabica in un golfo come il nostro già intasato da portacontainers, gasiere e rigassificatore, porti turistico commerciali, arsenale, mega cantieri nautici. E quanto siano assurde certe isole artificiali che dovrebbero sorgere alla diga foranea ma anche dinanzi alla città in specchi d' acqua ancora da bonificare in quanto ricadenti nel perimetro di Pitelli.
Perchè non investire soldi pubblici nelle bonifiche delle aree pubbliche di terra e di mare per creare occupazione e sviluppo ? Questo significherebbe valorizzare la Costa e il Golfo dando il segno di una raggiunta e più evoluta concezione di governo del territorio.
Una volta riparati gli scempi compiuti nel passato si potrà puntare su forme di turismo rispettose dell' ambiente e della qualità di vita della comunità residente.
Rispetto a ciò le opere realizzate al Molo Mirabello ( possenti moli, palazzotti e 1250 posti auto sul mare) va in direzione diametralmente opposta: è l' esatto contrario di ciò che si dovrebbe fare. L' appello che ci sentiamo di lanciare quindi non è ai politici e costruttori ma alla Cittadinanza spezzina perchè impari la lezione e compatta si adoperi per fermare questa nuova iattura per la città.
domenica 28 febbraio 2010
LA GIANNARELLI, LA MACCHIA E IL CDR
Associazione
Comitati Spezzini
COMUNICATO STAMPA
Oggetto: la Giannarelli, La Macchia ed il CDR
Non entriamo nel merito della polemica incorsa in questi giorni sulle cronache locali de 'La Nazione' e de 'il Secolo' tra il comitato la Macchia di S. Stefano e l’ ex Sindaco di Vezzano Paola Giannarelli. Ci preme solo evidenziare come la stessa si sia originata da banali fraintendimenti e che le parti abbiano alla fine potuto affermare le proprie ragioni. Quando per esempio Paola Giannarelli paventa il rischio che il CDR di Saliceti possa essere prima o poi bruciato a Vallegrande è sicuramente nel giusto. Ed ha ragione anche quando dice che questo rischio è tanto più grande quanto è più bassa la raccolta differenziata. Noi abbiamo sempre raccomandato che per scongiurarlo è tassativo raggiungere livelli di riciclaggio prossimi all ’80 %. Non è impossibile: a Novara, Treviso che hanno bacini di produzione dei rifiuti simili a quello spezzino vi sono riusciti. La differenza con Spezia qual’ è? E che Acam ha fatto di tutto meno che impegnarsi in quella che oltre ad essere una scelta di civiltà è una scelta obbligata. L’art. 205 del D. lgs 152/2006 impova/ne ai comuni di raggiungere una quota del 45 % al 2008 e del 65% al 2012. Di fatto oltre al sovra costo sulla Tarsu dovuto all’ export rifiuti ed alla mancata chiusura del ciclo ( sia in senso ecologico che non ), dovremo aspettarci anche l’ addizionale che la Regione applica per i comuni inadempienti. Per ora solo il Comune della Spezia sembra intenzionato a fare qualcosa: si narra che debba partire un porta a porta che dovrebbe interessare il 17% della popolazione della Spezia. Ma comincerebbe a Giugno e gli effetti - un incremento sulla raccolta differenziata di poco superiore al 4%- dovrebbero registrarsi dopo 12 mesi, nel 2011, quando dovremmo viaggiare al 60%. Oggi siamo ad un miserando 25% . Se Spezia annuncia di voler fare qualcosa, dagli altri comuni non s’ ode nulla. Prendiamo Sarzana che per numero di abitanti è il secondo comune della Provincia: le uniche parole proferite sull’ argomento sono del sindaco Caleo che si duole per lo scarso tasso di raccolta differenziata raggiunto nel suo comune. Nel mentre la privatizzazione di Acam ha mosso i primi passi con la costituzione della Società delle Reti che ottempera alle condizioni dettate da Hera il gruppo romagnolo che acquisendo ACAM si prenderà acqua e rifiuti. La dote che questa società porta alla Spezia è un curricola inceneritorista di tutto rispetto ma non privo di traversie. Anche questo non può che confermare le preoccupazioni della Giannarelli e naturalmente anche le nostre. Negli ultimi mesi avevamo cercato di creare le condizioni per riprodurre nel nostro territorio modelli virtuosi di gestione dei rifiuti come quello di Vedelago. Ma Acam non ha -oltre ai soldi- le capacità imprenditoriali per attuarlo : così hanno sentenziato in Comune a La Spezia.
Per il Comitato
Cucciniello Corrado
Comitati Spezzini
COMUNICATO STAMPA
Oggetto: la Giannarelli, La Macchia ed il CDR
Non entriamo nel merito della polemica incorsa in questi giorni sulle cronache locali de 'La Nazione' e de 'il Secolo' tra il comitato la Macchia di S. Stefano e l’ ex Sindaco di Vezzano Paola Giannarelli. Ci preme solo evidenziare come la stessa si sia originata da banali fraintendimenti e che le parti abbiano alla fine potuto affermare le proprie ragioni. Quando per esempio Paola Giannarelli paventa il rischio che il CDR di Saliceti possa essere prima o poi bruciato a Vallegrande è sicuramente nel giusto. Ed ha ragione anche quando dice che questo rischio è tanto più grande quanto è più bassa la raccolta differenziata. Noi abbiamo sempre raccomandato che per scongiurarlo è tassativo raggiungere livelli di riciclaggio prossimi all ’80 %. Non è impossibile: a Novara, Treviso che hanno bacini di produzione dei rifiuti simili a quello spezzino vi sono riusciti. La differenza con Spezia qual’ è? E che Acam ha fatto di tutto meno che impegnarsi in quella che oltre ad essere una scelta di civiltà è una scelta obbligata. L’art. 205 del D. lgs 152/2006 impova/ne ai comuni di raggiungere una quota del 45 % al 2008 e del 65% al 2012. Di fatto oltre al sovra costo sulla Tarsu dovuto all’ export rifiuti ed alla mancata chiusura del ciclo ( sia in senso ecologico che non ), dovremo aspettarci anche l’ addizionale che la Regione applica per i comuni inadempienti. Per ora solo il Comune della Spezia sembra intenzionato a fare qualcosa: si narra che debba partire un porta a porta che dovrebbe interessare il 17% della popolazione della Spezia. Ma comincerebbe a Giugno e gli effetti - un incremento sulla raccolta differenziata di poco superiore al 4%- dovrebbero registrarsi dopo 12 mesi, nel 2011, quando dovremmo viaggiare al 60%. Oggi siamo ad un miserando 25% . Se Spezia annuncia di voler fare qualcosa, dagli altri comuni non s’ ode nulla. Prendiamo Sarzana che per numero di abitanti è il secondo comune della Provincia: le uniche parole proferite sull’ argomento sono del sindaco Caleo che si duole per lo scarso tasso di raccolta differenziata raggiunto nel suo comune. Nel mentre la privatizzazione di Acam ha mosso i primi passi con la costituzione della Società delle Reti che ottempera alle condizioni dettate da Hera il gruppo romagnolo che acquisendo ACAM si prenderà acqua e rifiuti. La dote che questa società porta alla Spezia è un curricola inceneritorista di tutto rispetto ma non privo di traversie. Anche questo non può che confermare le preoccupazioni della Giannarelli e naturalmente anche le nostre. Negli ultimi mesi avevamo cercato di creare le condizioni per riprodurre nel nostro territorio modelli virtuosi di gestione dei rifiuti come quello di Vedelago. Ma Acam non ha -oltre ai soldi- le capacità imprenditoriali per attuarlo : così hanno sentenziato in Comune a La Spezia.
Per il Comitato
Cucciniello Corrado
APPROVATA LA COSTITUZIONE DELLA SOCIETA' DELLE RETI
Il consiglio comunale della Spezia approva la costituzione della Società delle Reti. E’ il primo passo verso la privatizzazione di Acam. Nel mentre la privatizzazione di Acam ha mosso i primi passi con la costituzione della Società delle Reti che è una delle condizioni dettate da Hera il gruppo romagnolo che acquisendo ACAM si prenderà acqua e rifiuti. Proviamo ad immaginare quanto della bolletta dell' acqua resterà ai comuni ( cioè a noi ). Il D.L. 135/2009 fissa minimo al 40 % la partecipazione privata nelle municipalizzate al 2012. Ancora non è certo al 100% chi acquisirà Acam, Hera sembra in pool position. Si tratta di una multi utility che gestisce il ciclo dell’ acqua e dei rifiuti in Romagna ed è quotata in borsa, come pure Veolia, Irenia, Acea .. che monopolizzano il mercato almeno nel centro Nord e che potrebbero essere potenzialmente interessate. Insomma se non sarà Hera potremmo ritrovare in Via Picco una di queste società! Società che per la loro natura non fanno certo beneficenza. Le Società delle Reti si accollerà i debiti di Acam Acque , debiti che in teoria ripianerà con gli affitti che percepirà da Hera o da altra società. Le condutture vetuste e perdenti e i depuratori che spesso funzionano male quindi sono diventate nostre, di tutti noi. Immaginate chi pagherà quando si scasseranno ancora di più ? Quanto agli affitti che il privato dovrebbe corrispondere occorrerebbe sapere a quanto ammonteranno per poter valutare la durata del rientro. Tra i consiglieri dei gruppi politici che hanno votato la costituzione della Società delle Reti qualcuno sa se i conti torneranno? Il debito che ACAM acque appioppa ai comuni è altissimo ... Questa faccenda ricorda molto quella delle fidejussioni ( per l' impianto di Saliceti e per la chiusura del bilancio Acam 2009) .. i consiglieri votarono alla cieca senza aver visto il disegno delle stesse ... se Acam fosse fallita sarebbero stati chiamati a risponderne. Anche in questo caso i consiglieri comunali ad eccezione di quelli dell’ opposizione si presi delle responsabilità sapendone poco e niente ... Si dice che la Società che nascerà dalla fusione tra “ il soggetto forte” e l’ Acam e che commercializzerà l’ acqua, dovrà necessariamente applicare tariffe decise in ambito ATO. Non potrà cioè decidere a suo piacimento se e quando aumentare le tariffe. Questo lo verificheremo ... a noi basta sapere che dopo la Toscana che ha le tariffe più care - vengono Emilia Romagna Umbria, Puglia,Marche, Basilicata, Sicilia. In queste regioni dove vige il sistema pubblico privato le tariffe sono aumentate .. è sufficiente un giro on line per averne la conferma. Non è che ciò non possa accadere anche con il pubblico al 100% (Spezia docet) ma favorire l' arrivo alla Spezia di giganti come Hera ( quasi tutti dall' ottimo curricula inceneritorista) e mettergli in mano l' acqua è davvero una scelta sconsiderata. Qualcuno potrebbe dire: tutti sono capaci di giudicare molto più difficile è trovare una soluzione specie per i lavoratori che ricschino il posto. Agli inizi del 2000 noi dell' Associazione Comitato Spezzini avevamo chiesto ( ed ottenuto ) dall’ allora sindaco Pagano una commissione di controllo sulle attività Acam. Tale commissione aveva una parte tecnica ed una istituzionale di cui facevano parte WWF Italianostra, Legambiente. Non è stato mai possibile entrare nel sistema! Tra noi e le stanze dei bottoni vi era come un muro invalicabile. Persino convocare le riunioni era un' impresa .. eravamo sempre noi a sollecitarle. Già si sapeva che le cose non andavano .. se qualcuno fosse insorto -fra le parti sociali si intenda- e ci avesse sostenuto forse non saremmo oggi costretti a costituire delle bad company. Ovvero non ci troveremmo a dover fare i conti con un crack che ha pochi riscontri nella storia delle municipalizzate. Oggi proporre qualcosa di alternativo per salvare l’ occupazione ma anche chiusure dei cicli acqua e rifiuti in modo ecologicamente corretto è un’ impresa disperata. In cassa non c' è una lira ed anzi alla porta attendono 800 creditori che vogliono essere pagati. Eppoi è sensato pensare che dovremmo farlo noi come cittadini o come militanti di comitati ? Certo che no .. ci penseranno coloro che hanno portato alla rovina l’ azienda (cioè chi ha amministrato i Comuni) e che hanno questo potere dovere. Ma a loro non andrà male, lo eserciteranno aprendo le porte ad un gruppo industriale di loro gradimento, e possiamo stare sicuri che una nuova generazione di politici conserverà incarichi ben remunerati e la possibilità di fare carriera. Il momento nero per dei dipendenti Acam ( che i tagli li subiranno comunque ed a più riprese .. una volta entrato il Privato non lo ferma nessuno) dovrebbe essere oggetto di una seria discussione in materia di ammortizzatori sociali. Strumento che in questi anni anche a La Spezia si è tradotto -secondo un meccanismo oscenamente clientelare- nella creazione di carrozzoni .. Tutti i Paesi evoluti hanno gli ammortizzatori sociali ... l' Italia no ... l' Italia può vantare solo la più alta evasione fiscale al mondo insieme al più lercio sistema affari politica che regala montagne di soldi a papponi e massaggiatrici riempiendo il territorio di cattedrali di cemento, inutili ed invasive.Cucciniello Corrado
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