PER NOI SARA' SEMPRE E COMUNQUE UN DISASTRO AMBIENTALE

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PER NOI E' STATO E SARA' SEMPRE UN DISASTRO AMBIENTALE

lunedì 13 settembre 2010

note sul nuovo servizio porta a porta







Oggetto: programma di raccolta dei rifiuti porta a porta nel comune di La Spezia


Pur dichiarandoci a favore dell' iniziativa in oggetto, frutto dell' accordo tra Comune Conai e Acam Ambiente dobbiamo muovere non poche critiche all' indirizzo dell' Amministrazione spezzina.

Un ritardo notevole per ciò che attiene l' informazione.
Dovrebbe essere ben noto che parte della Collettività non ha alcuna sensibilità ambientale, che un' altra parte sconosce l' impatto determinato dall' insana pratica di non differenziare i rifiuti e che un' altra ancora sarebbe disposta a farsene carico ma solo se chi ha competenza su tale materia mostrasse di avere le carte in regola. Ossia se le amministrazioni mostrassero di avere capacità organizzative e obiettivi ben precisi. La mancanza di senso civico e la cattiva qualità del servizio sinora largamente evidenziatisi sono una premessa fortemente negativa per un piano che si propone di raggiungere obiettivi che non possono neppure essere definiti virtuosi.
Nonostante il nuovo servizio porta a porta sia partito non a giugno -come prevedeva l' accordo- ma a novembre, non si è provveduto a sfruttare il tempo a disposizione per una più durevole campagna di informazione.

La mancanza della tracciabilità

E' l' elemento critico che distingue il nuovo piano per il porta a porta che, secondo l’ accordo di cui abbiamo fatto cenno, si estenderà a tutto il comune della Spezia entro il 31.12.2012. Con il sistema adottato non sarà possibile verificare quanto rifiuto viene prodotto dal singolo cittadino ma se ne potrà solo effettuare una stima sulla base del numero degli svuotamenti dei 4 cassonetti condominiali. Il multimateriale ( contenitori vari in PET e metallo ) ed il residuo verranno collocati in normali sacchetti in HDPE non ispezionabili dall' esterno. Abbiamo ragione di credere che con tale sistema i risultati non saranno favorevoli. Il passaggio da tassa a tariffa ( vale a dire il calcolo di quanto dovuto dall' utente basato -non sull' ampiezza della superficie abitata- ma prevalentemente sulla singola ed effettiva produzione di rifiuti ) non viene neppure avviato. Ciò nella piena inosservanza di quanto previsto dalle normative ( vedi art. 49 D.lgs. 22/97 e TU ambientale ).

In assenza di questa forma di incentivo l' utente non avrà alcun stimolo a contribuire alla giusta, civile, obbligata pratica della raccolta differenziata. Chi invece è tendenzialmente portato a non rispettare le regole non potrà essere sanzionato e potrà persino non differenziare i rifiuti per poi conferirli nei distretti dove ancora insiste la raccolta stradale. E' necessario quindi predisporre il prima possibile il seguente correttivo: i sacchetti dove verranno depositati i rifiuti selezionati (materiali post consumo MPC) se non in materiale biodegradabile ( materB o PLA ) dovranno essere in HDPE trasparente (ma solo per le frazioni secche ). Sulla loro superficie dovrà essere applicata una fustella codificata che consenta di risalire all' utente. La fustella dovrà poi essere "letta" da apposita apparecchiatura che potrà così fornire i dati necessari per premiare chi avrà rispettato le regole e sanzionare chi non l'avrà fatto.

Carenza impiantistica

Quando si afferma di voler rispettare le disposizioni imposte dall' art. 205 del D.lgs. 152 /2006 -ovvero il raggiungimento della quota del 65% di raccolta differenziata entro il 2012- bisognerebbe avere ben chiaro di quali frazioni compongano questa percentuale.

Prima di elencarle, ci preme osservare che il dato del 65% di raccolta differenziata non è stato programmato a caso. A prima vista parrebbe virtuoso ma in realtà l' obiettivo che porta con se non è quello di una gestione dei rifiuti priva di ricadute ambientali ma è invece quello di favorire la combustione. La combustione è stata e sempre sarà il fine ultimo del ciclo integrato. Si ricordi anche lo scandalo dell' assegnazione illegittima degli incentivi CIP6 a chi produce energia incenerendo i rifiuti favorito proprio dal sistema integrato.

Una volta giunti al 65% di raccolta differenziata resterebbe comunque un 35 % che "casualmente" è costituito da materiale dal buon potere calorifico .. insomma "BRUCIABILE" ! A ben vedere le Comunità sono chiamate a fare un lavoro gratuito ed impegnativo per togliere dal monte rifiuti la componente che ha scarso o nullo potere calorifico: quel 65% che tutti noi dovremmo differenziare.!.

Ma vediamo da che cosa è composto:
carta plastiche ( protocollo Conai )vetro metalli ( alluminio - banda stagnata), ingombranti ed..... ORGANICO !!

Diamo alcuni numeri su quest' ultima frazione:
rispetto al monte rifiuti prodotto in Provincia ( 130 mila t/a circa .. senza l' alta Val di Vara) l' organico ammonta a 32500 t/a considerandolo attorno al 25% del totale, percentuale usualmente riferita per il centro nord Italia.

Con l' attuale tasso di RD ( il 26% su scala provinciale) l' organico che si raccoglie si attesta a 8125 tonnellate. In pratica per raggiungere il 65% di RD -sempre su scala provinciale- "mancano all' appello" circa 3/4 di tutta la produzione.

Delle 8125 tonnellate conferite all' impianto di Boscalino 3437.5 ( relative ad una RD del 25% ) provengono dal comune della Spezia.

Il Capoluogo produce 55 mila ton/a di rifiuti ( 95000 abitanti X 0.576 ton/a procapite ). Di questi 13750 sono la frazione organica quantità che si otterrà raggiungendo una raccolta differenziata (RD) del 65%. Ne deriva che 10312.5 ton ( 13750 - 3437.5 ) debbano nei prossimi 26 mesi ( cioè da oggi al 31 dicembre 2012 ) trovare posto a Boscalino per essere trattate.

L' impianto in questione però tratta già - come abbiamo sopra indicato circa 8125 ton- e quindi non potrà non solo accogliere le ulteriori 10312.5 ton. che risulteranno per effetto della crescita della RD al 65% nel comune della Spezia ma neppure le quantità che perverranno da altri comuni della Provincia che sembrano intenzionati ad avviare progetti porta a porta.
Ci si è posti questo problema ? NO!

Secondo noi i motivi possono essere i seguenti: certamente superficialità ed insipienza. Ma anche una certa fatalità nel mettere nel conto che il fallimento dei progetti porta a porta organizzati dai vari comuni potrebbe non essere una iattura.. E' infatti indiscutibile che da maggiori volumi di rifiuti da smaltire si può ottenere un maggior volume d' affari ! Ed a beneficiare di ciò potranno essere soggetti come ACAM -azienda speciale controllata al 100% dai comuni- o aggregazioni tra Acam medesima e società quotate in borsa quali Hera, Iren ect.

Ecco perchè i Comitati spezzini hanno sempre rigettato il gigantismo delle imprese di servizi !! Ovvero si sono sempre dette favorevoli a piccoli Consorzi autonomi ( anche dal punto di vista impiantistico ) efficienti, responsabili, la cui priorità non fosse unicamente il profitto e l' economicità in danno alla Qualità del servizio e all' Ambiente.

Quali che siano le ragioni i Comitati spezzini sentono il dovere di rendere pubbliche le sopra notate considerazioni e di proporre una soluzione alla deficienza di impianti di compostaggio !!

La soluzione è la seguente:
con l' aumentare della RD alla quota del 65% la quantità di tal quale da conferire nell' impianto per il trattamento meccanico biologico del rifiuto (TMB) ubicato in località Saliceti ( piano di Vezzano Ligure) è destinata ad estinguersi. Ciò significa che un crescente numero di biocelle rimarranno vuote. In pratica a Saliceti perverrà solo la frazione plastico cartacea per essere trasformata in CDR ( combustibile da rifiuto ) e andrà direttamente alla linea dedicata.
La mancanza di un impianto di compostaggio la si può fronteggiare utilizzando le biocelle rimaste vuote ottenendo quindi -non F.O.S. o compost grigio ( da smaltire in discarica )- ma compost di qualità da avviare alla filiera agricola.

I Comitati spezzini hanno già illustrato questa soluzione ambientalmente corretta e tecnicamente attuabile ma Gestore ed Assessorato all' Ambiente sembrano orientati verso altre soluzioni. Per esempio quella ( nefasta) di importare tal quale da altri ambiti ( Tigullio e Massa ) per conferirlo nelle biocelle vuote. Evidentemente mosso dall' idea astrusa ... se si considera la situazione in cui versiamo- di realizzare profitti ... In pratica si confiderebbe sulle scarse capacità di altri territori di attuare la raccolta differenziata per trattarne i rifiuti, continuando a produrre F.o.s. e CDR. Il business potrebbe piacere a tal punto da riportare alle cronache l' ipotesi di bruciarlo nelle camere di combustione della centrale Enel. Sarebbe infatti alquanto singolare che una volta prodotto CDR dalla frazione secca importata si provvedesse ad esportarla fuori Provincia.

Recupero di reddittività .. eh già ...è fondamentale per Acam .... ma forse a questo si doveva pensare prima, quando ad esempio si è deciso di mettere nel piano rifiuti un impianto come quello di Saliceti contro cui i Comitati hanno lungamente lottato. Impianto che rientra perfettamente nella filosofia del ciclo integrato dei rifiuti ( poca raccolta differenziata- discarica- combustione ) e che a fronte di un investimento di 12 milioni di euro, di folli consumi energetici ( assorbe in continuo 3 MW/h la fornitura di 1000 abitazioni ) ed idrici- presenta a valle del trattamento un ulteriore conto salato : quello dei costi di smaltimento della F.O.S. e del CDR. Tanto per informare i cittadini annotiamo quanto segue: produrre esportare e smaltire CDR presso l' inceneritore di Isernia ( della francese Veolia ) ci è costato nel 2009 162 euro a tonnellata ! Ricordiamo anche che con il piano provinciale rifiuti a regime ( ossia con una raccolta differenziata del 45% ) la produzione di combustibile da rifiuto si attesterebbe a 30 mila t/a !. Con una differenziata al 65% questo dato scenderebbe ma non di molto .

Ma al di là della questione dei costi, gli abitanti della nostra Provincia dovrebbero porsi il problema che non fare la raccolta differenziata si traduce nell' inquinare territori che purtroppo hanno dovuto soccombere alle logiche inceneritoriste:
quello del Molise, la Pianura Padana e financo paesi stranieri come la Spagna dove si vagheggia di esportare via nave il nostro CDR !.


La F.o.s. Anche per tale frazione è necessario un sito di smaltimento non avendo sul territorio -per nostra fortuna- biodigestori anaerobici ( leggere note dedicate su http://comitatispezzini.blogspot.com/ ).

A nove anni dall' approvazione del piano rifiuti ( PPR ) non è stata ancora designata la discarica di servizio

Non essendo praticabile " l' opzione Le Gronde " ( il Piano Rifiuti prevede un ampliamento della discarica sita nel comune di Bonassola) poichè i costi ipotizzati ( dai 6 ai 10milioni di euro ) sono proibitivi per le casse di ACAM, l' attenzione si è rivolta verso due “ cavità “ già presenti nel nostro territorio.

Discarica di Saturnia

Il sito di Saturnia gestito a suo tempo dalla Società Sistemi Ambientali ricade nel perimetro della bonifica nazionale e non è stato ancora caratterizzato. Nel febbraio del 2009 però il Ministero dell'Ambiente ha deliberato -a seguito di un accordo di programma con la Regione Liguria- che le discariche del SIN di Pitelli possano essere utilizzate per il conferimento di fanghi derivanti dall' attività di dragaggio del Golfo spezzino. Non si tratterebbe di quelli ad alta tossicità presenti in vari distretti della baia ma di quelli il cui contenuto in inquinanti non ecceda i limiti fissati dalle normative sulle bonifiche. Per l' occasione ci si è inventati il termine di "fanghi verdi" intendendo quelli che rispettano i parametri di legge. l Comitati spezzini appena venuti a conoscenza di tale determinazione hanno inoltrato ricorso straordinario al capo dello stato.

Che cosa ci dice tutto questo ? Che nell' ambito di un' operazione definita di "bonifica" dei fondali del Golfo sia possibile utilizzare un impianto (Saturnia) -ripetiamo- non caratterizzato al suo interno, le cui autorizzazioni risultano scadute da tempo. La messa in sicurezza permanente però potrebbe "risolvere" constando nella chiusura della grande vasca esistente con l' apporto di materiale classificato "idoneo". Per esempio anche la F.O.S. ! … dal momento che voci ricorrenti riportano che l' Autorità portuale della Spezia sarebbe intenzionata ad acquistare la discarica contestualmente ad un' intesa con Acam che versa in balia dell' emergenza rifiuti ... !

Il disegno troverebbe conferma anche in quanto riferito alla rappresentante della territoriale di Pagliari dall' Assessore all' Ambiente del Comune della Spezia Laura Ruocco. Qualche mese fa l' amministratrice ha rivelato che la discarica di Saturnia potrebbe ricevere compost. Ora .. essendo che il compost di qualità non viene sversato in discarica, è normale pensare che si tratti o di compost "fuori specifica" proveniente dall' impianto di Boscalino ( da cui risultano migliaia di tonnellate di "organico maturo" ) o di compost grigio ( F.O.S. ) proveniente dall' impianto di Saliceti. Non è affatto da escludere che potrebbero finirvi entrambi. Risulta infatti improbabile l’ ipotesi di esportare gratuitamente fuori provincia il materiale organico raccolto in quantità crescente per effetto dell’ estensione del porta a porta.

Opzione Gravegnana ( Rocchetta Vara) ex cava di serpentino

Se la scelta ricadesse sulla cava di Gravegnana, si avrebbe a disposizione una cavità molto capiente ( circa 350 mila mc) però non baricentrica alla zona di produzione dei rifiuti. Ci risulta che l' operazione incontra il totale dissenso popolare, le riserve dell' amministrazione interessata e dovrebbe pure scontare un non semplice iter burocratico che dovrà prevedere la V.I.A. ai sensi della L.R. 38/98. Se a tutte queste problematiche aggiungiamo il fatto che nell' anno in corso 25 mila tonnellate di rifiuti verranno conferite ( a quasi 200 euro alla tonnellata ) nella discarica di Scarpino, in quanto il TMB di Saliceti può accoglierne a pieno regime solo 80 mila all' anno, si può ben dire che sul nostro territorio si consumi un' emergenza non dichiarata che potrebbe avere esiti pericolosi.
Prima tra questi un utilizzo indiscriminato della discarica di Saturnia ed in seconda battuta il ritorno alla proposta avanzata mesi fa da esponenti di primo piano del Patito Democratico: quella di chiudere il ciclo dei rifiuti nella centrale ENEL di Vallegrande.
Tale scenario che ha peraltro incontrato il favore delle forze politiche che si oppongono ai Governi locali risulterebbe una vera sciagura per il territorio che diverrebbe così dipendente dall ' Ente elettrico. Conseguentemente la Collettività non potrebbe più neppure sperare -come ha legittimamente fatto sinora- che il polo termico possa essere gradualmente riconvertito dopo più di 50 anni di attività.

Abbiamo sin qui parlato dell’ attuale stato della gestione dei rifiuti con particolare riferimento ai previsti effetti del protocollo siglato da Conai/Comune della Spezia/Acam Ambiente.
E’ notizia di qualche settimana fa che anche altri comuni intendono operare per incrementare il porta a porta. Si è parlato di sinergie avviate tra i comuni di Bolano, Follo e Calice. Centri non molto popolati peraltro … ciò che davvero troviamo indecente è che Sarzana, Arcola, S. Stefano, Lerici Comuni dove riedono decine di migliaia di abitanti ancora si stia “studiando” come e dove far crescere il porta a porta nei centri storici.
Insomma tutto procede con una lentezza che ben testimonia quale sia l’ interesse, ancor prima della capacità, di chi ci amministra. Secondo D.lgs.152/2006 ( art. 205 ) il tasso di raccolta differenziata avrebbe dovuto già raggiungere il 45% nel 2008, il dato medio che si registra nella nostra Provincia si attesta intorno al 25% e siamo nell’ anno di grazia 2010 !! Il “salto” che dovremmo spiccare entro il 31 dicembre 2012 è quindi di 40 punti !!
Quasi un miracolo se consideriamo che alcune annose questioni come la crisi di Acam non sono ancora state risolte.

Il mondo di Hera

In merito i “comitati” si sono espressi più volte. La fusione tra l’ azienda di Via Picco e la romagnola Hera spa -da più parte auspicata, caldeggiata, possiamo dire persino implorata- ci vede assolutamente contrari. A nostro avviso rimanderà solo di poco la riduzione del personale che avverrà in più fasi e consoliderà nel nostro territorio la presenza delle cosiddette “Spa rosse”. Società quotate in borsa, includenti decine e decine di partecipate impegnate nei più svariati settori tra cui quello delle costruzioni, della gestione di RP http://www.google.it/url?q=http://www.ambiente.unieco.it/Sezione.jsp%3Ftitolo%3DLe%2520schede%2520delle%2520societ%25E0%2520partecipate%26idSezione%3D149&sa=U&ei=egq6TIezMNSyOIi88Q4&ved=0CBYQhgIwAA&usg=AFQjCNG_cWpvDZZPsliet2YWml1zYnmASQ, dell’ incenerimento di RSU, della produzione di energia ( si intenda anche la realizzazione di centrali elettriche). Proprio a questo proposito vi invitiamo - allo scopo di non dilungarci troppo- a linkare:
http://www.youtube.com/watch?v=wtdPdSUfTGs

Dalla breve escursione on line avrete senz’ altro capito che dalla fusione di cui stavamo parlando dovremo aspettarci di tutto, soprattutto i dipendenti di ACAM e dell’ indotto. Le priorità di questi grandi gruppi non sono certo i Posti di lavoro, l’ Ambiente, i Servizi ma l’ economicità ed il profitto. Gli scenari che si aprono quindi determineranno effetti negativi anche sulle tariffe, per esempio quelle dell’ acqua. Proprio quell’ acqua che si vuole pubblica ed a prezzo calmierato.

I primi riscontri di tali logiche industriali li abbiamo già avuti:

tra le condizioni dettate da Hera per la sospirata acquisizione vi sarebbe un taglio al personale di almeno 150 unità (in accordo con i sindacati), contratti di solidarietà per 400 diendenti e la riduzione del debito accumulato. Negli ultimi mesi nei consigli comunali della Spezia, Lerici e Portovenere si è votato per la costituzione della Società delle Reti che è passata grazie a tutto il centrosinistra ed alcune –autodefinitesi- liste civiche. Praticamente i Comuni hanno comprato da se stessi ( cioè dall' Acam ) la vetusta rete idrica spezzina. L’ operazione è servita a ridurre il debito di Acam Acque scorporandolo. Per altro non si è ancora ben capito a quanto questo ammonti .. secondo alcuni potrebbe varierebbe da 95 a 150 milioni di euro. Acam Acque è il contenitore dove si sono “sversate” le perdite della Società madre. Oggi quel contenitore si chiama Società delle Reti attraverso il quale le perdite sono state socializzate. Vale a dire che noi cittadini ce la siamo comprata …!

..C’ era forse un’ altro modo per salvare ACAM?

A nostro giudizio si .. il tracollo poteva essere fermato se la politica che ne è il vero responsabile non si fosse comportata come i fratelli Marx alla guida di un pulmann turistico. A fronte del gran numero di dipendenti ( che costano 45 milioni di euro l’ anno) non si è cercato nemmeno di fare la minima economia, anzi come si racconta dettagliatamente nel libro “ Profondo Acam” di Renzo Raffaelli, si è allegramente sperperato. In un decennio di attività che va dalla fine degli anni 90 allo scorso anno è accaduto di tutto: investimenti suicidi come la sottoscrizione di derivati, assegnazione di consulenze per decine di milioni di euro, scelte industriali sbagliate come quella che ha portato alla realizzazione dell' impianto TMB di Saliceti.

Nessun esponente dei governi locali è intervenuto per mettere fine alla pericolosa situazione, ciò avrebbe significato far scontare alla propria parte politica cadute di consenso o qualcos’ altro di peggio. Ad onore del vero vi fu solo una persona che in “tempi utili” aveva indicata una strada per scongiurare lo stato di decozione che si già si stava delineando: si tratta del prof. Ferdinando Giorgieri che suggerì la via dell’ amministrazione straordinaria. Oggi la drammatica situazione in cui Acam versa non la rende forse più praticabile. .

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