PER NOI SARA' SEMPRE E COMUNQUE UN DISASTRO AMBIENTALE

PER NOI SARA' SEMPRE E COMUNQUE UN DISASTRO AMBIENTALE
PER NOI E' STATO E SARA' SEMPRE UN DISASTRO AMBIENTALE

giovedì 20 marzo 2014

OSSERVAZIONI PIANO REGIONALE RIFIUTI E BONIFICHE 2013




                                                                     Associazione
                                                                Comitati  Spezzini  
 
         Osservazioni al Piano di Gestione dei Rifiuti e delle Bonifiche della Regione Liguria                       adottato con delibera di Giunta regionale n.1801 del 27 dicembre 2013
 

 Premessa
 
La nostra Associazione di rango provinciale costituitasi nel 1998, da diverso tempo si occupa della gestione del ciclo dei rifiuti nella provincia di La Spezia.  Il territorio in questione ha vissuto numerose emergenze a causa della totale incapacità delle amministrazioni locali e dello stesso Gestore dei Servizi ( Acam azienda speciale 100%  pubblica), di governare ed organizzare un sistema di raccolta e trattamento che scongiurasse ricadute negative sia sul piano ambientale che economico.
 
A conferma di ciò le tante discariche aperte ed ampliate più volte e mai bonificate, i siti di stoccaggio  “provvisorio prolungato”, il costoso ed energivoro impianto di trattamento dell’ indifferenziato che costringe ancora e sempre ad un oneroso smaltimento fuori ambito anziché al redditizio recupero di materia voluto dalle norme europee.
 
Abbiamo dovuto fare i conti anche con inceneritori per rifiuti speciali e per RSU che dopo anni di diffuso inquinamento,  sono stati chiusi dalla Magistratura. Non entriamo qui nel dettaglio, ripercorrere avvenimenti che hanno coperto un arco temporale di due o tre decenni richiederebbe un impegno ed un’afflizione che non intendiamo profondere e rivivere.  Ci limitiamo a dei meri riferimenti che comunque costituiscono un giudizio negativo senza appello, sull' operato di tutti i soggetti che a più riprese hanno avuto ed hanno competenza in materia, ivi compresi quelli di livello regionale.
 

 
                           Il fallimento attraverso i principali passaggi legislativi
 

Dal 1997 anno in cui venne approvato l’ inadeguato D.lgs 22/97 la vergognosa ( non vi sono altri aggettivi) gestione dei rifiuti che si era avuta nel passato si è fatta meno distruttiva ma basandosi  sul Ciclo Integrato ha indotto scelte impiantistiche sbagliate che alla Spezia stiamo pagando acerbamente. Peraltro ci teniamo a sottolineare che la Regione Liguria  e molto probabilmente la Provincia della Spezia, con i loro rispettivi tassi di differenziata del 32% e del  37,29 al 2012,  non hanno rispettato i limiti che il già detto Decreto (Ronchi)  imponeva: il 35% al 2003 ! Per quanto riguarda La Spezia infatti, è da verificare l’effettivo riciclo dell’ umido raccolto.  

 

L’ avvento del T.U.A. che all’ art. 205 alzava la quota della differenziata al 65% da raggiungersi entro il 31.12.2012  sanciva l’ inutilità degli impianti per il trattamento meccanico biologico dei rifiuti in favore degli impianti di compostaggio e delle filiere di recupero dei vari consorzi.  Molti Comuni italiani hanno persino superato questa quota ma nessuno di questi si trova in Liguria. Vogliamo citarne alcuni: Novara, Padova, Salerno, Ponte nelle Alpi, Montelupo Fiorentino , Montespertoli, Empoli e molti altri, insieme stanno lì a ricordarci che la via del Riciclo Totale e dello Stop alle Nocività è la scelta vincente anche sotto l’ aspetto economico.

 

La regione Liguria in nessuna delle sue province è stata ed è in grado di reggere il confronto con le realtà più virtuose del territorio nazionale, la Corte dei Conti con sentenza n° 83/2013    è persino intervenuta (anche a scopo dimostrativo), per punire un comune del genovese non in linea con la normativa nazionale in tema di riciclaggio dei rifiuti.
 

Il monito della Magistratura tributaria non è stato neppure preso in considerazione, certi che la politica nazionale avrebbe garantito la solita sanatoria.   Il Consiglio dei Ministri della passata Legislatura non ha deluso le aspettative  ed ora una sanatoria (contenuta nell’ art.18 del Collegato   ambientale alla Legge di Stabilità -Governo Letta ) dovrebbe per l’appunto essere discussa in Parlamento.  

 

Chi sono i mandanti? Il provvedimento è stato partorito in Liguria. Il governo della nostra regione nell’  aprile scorso aveva chiesto al presidente della Conferenza Stato-Regioni l’attivazione di una procedura che consentisse “tramite la definizione di un Accordo di programma tra Ministero dell’Ambiente, Regione ed enti locali interessati, di ottenere una deroga rispetto agli obiettivi fissati dalla normativa nazionale”.
 

 

I criteri di gestione e le previsioni del nuovo Piano dei Rifiuti sono totalmente da rivedere

                                                                                                                 

La sanatoria in questione non è ancora stata approvata in via definitiva e già la nostra Regione,  con il Piano dei Rifiuti recentemente adottato, l’ ha già recepita  spostando addirittura al 2020 il limite del 65% di differenziata a cui si doveva giungere nel 2012. 
 

Su tali ampie proroghe è costruito un piano di gestione che testimonia l’ intento di non voler affatto uniformarsi alle disposizioni europee ma di voler invece continuare sulla solita via. Ci si nasconde dietro le difficoltà operative incontrate dai gestori regionali  chiamate genericamente “carenze” dall’ assessore Briano che a suo dire possono costituire “un vantaggio”  in quanto consentirebbero di  “superare l’ipotesi di realizzare un impianto finale di incenerimento come soluzione terminale”. Impianto di incenerimento  come pericolo scampato (tra le pieghe forse anche uno spauracchio in quanto non lo si esclude) e le deficienze del sistema invece il male minore da risolvere in tutta comodità.
 

A livello spezzino è lo stato di dissesto economico del Gestore ed il rischio di una crisi occupazionale che viene agitato per sfuggire all’ accusa di non essere in grado di diventare una provincia virtuosa o detto meglio, all’ accusa di manifesta insipienza.
 

L’ Associazione Comitati Spezzini non vede alcun vantaggio nella previsione di accrescere la capacità di trattamento meccanico biologico dei rifiuti.
 

Tale pratica è finalizzata alla produzione di FOS (frazione organica stabilizzata) e CSS (combustibile solido secondario). Nella nostra regione esiste ( e per fortuna) un solo impianto che svolge tale funzione. Si tratta dell’ impianto di Saliceti sito nel Comune di Vezzano Ligure che ha una taglia di 75 mila ton./anno, fortemente energivoro (3 MW/h in continuo), sottodimensionato anche per la provincia della Spezia la quale  produce allo stato,  quasi 90 mila ton /anno di tal quale. L’ eccedenza infatti viene esportata  nel comune di Massa Carrara.  

 

A questo proposito l’ idea di “regionalizzare”  Saliceti  (  coerente con la nuova legge dell’ ATO unica),  appare quanto meno surreale anche considerando che si prevede di raggiungere il 65%  di differenziata  ( percentuale che include ovviamente la FORSU) nel lontano 2020 !
 

Ben poco spazio quindi verrà a liberarsi nelle biocelle di cui è dotato, all’ interno delle quali viene biostabilizzato il rifiuto indifferenziato.  Nel resto della Regione ed il nuovo Piano lo prevede, verranno costruiti  altri impianti per il trattamento meccanico biologico ripetendo il madornale errore compiuto alla Spezia.  Ovviamente anche da questo esiteranno quantità ancora da quantificare di CSS.
 

Questo scenario non può che preoccuparci giacchè nella nostra regione risultano in esercizio due centrali termoelettriche a carbone ( Vado Ligure e La Spezia).  Quanto annunciato dall’ assessore Briano circa il proposito di accantonare l’ opzione dell’ incenerimento che non avverrebbe in un polo termico dedicato ma deriverebbe dalla co-combustione carbone  - CSS, rischia di non trovare riscontro. 
 

Tale pratica qualora venisse posta in essere in impianti ubicati fuori regione,  produrrà comunque gravi forme di inquinamento dovute al peggioramento delle emissioni  e dalla ricaduta del particolato in esse contenute.  Impianti come cementifici, centrali termoelettriche ed altri,  sono per quanto riguarda diossine e furani,  assoggettati ai limiti emissivi degli inceneritori  ( 1 pg/mc).
 

Ammettendo che questo valore possa essere considerato cautelativo  ( ma non lo è giacchè si sta parlando di composti bioaccumulabili),  non dà garanzia alcuna se riferito a cementifici e centrali termoelettriche, impianti in cui si ha un flusso di massa ben maggiore! Altro elemento che ci fa nuovamente temere un possibile impiego del CSS nella vetusta centrale Enel spezzina è la richiesta da parte dell’ Ente Elettrico di inserire nell’ A.I.A. il già detto  limite di tollerabilità per le diossine previsto per gli inceneritori.
 

Si ricorda inoltre l’ inadeguatezza dei sistemi di abbattimento dei fumi di cui sono dotati gli impianti in parola che dovrebbero essere sostituiti andando incontro a costi che forse non tutti Gestori vorrebbero sostenere.
 

Non troviamo alcun vantaggio neppure nella previsione di costruire impianti di compostaggio anaerobico per il trattamento della frazione organica > digestore anaerobico. Questi impianti, in realtà, quasi sempre vengono realizzati per trattare “biomasse sporche”:  organico fuori specifica, fanghi biologici, deiezioni animali, scarti di macellazione ect.  E’ consuetudine unirle insieme e deporle in capienti silos dopo di che esse vengono assoggettate a due tipi di processo: mesofilo o termofilo. Il più usato è quello mesofilo che ha maggior durata ma è più economico in quanto meno energivoro.
 

A valle del processo viene ottenuto gas metanifero che poi viene usato per il fabbisogno dell’ impianto ( da accertare l’ effettiva quantità immessa in rete) e vi risulta un materiale solido denominato digestato, pari al 30 % della massa in ingresso.  Da questo non è affatto possibile ricavare compost di qualità  se, com’ è molto probabile, la Forsu raccolta risulterà fuori specifica ed ad essa verranno associati fanghi biologici ( lo stesso Gestore spezzino ci ha confermato questo orientamento).
 

Per ciò che attiene all’ impiego del “digestato”  vogliamo qui segnalare le emergenze occorse in alcuni paesi europei, specie in Germania, derivanti all’ uso di questo prodotto in agricoltura. Alcuni ricercatori tra cui Helge Bohnel dell’ Università di Gottinghen hanno potuto evidenziare la pericolosità di alcuni batteri che in esso si sviluppano,  tra questi i Clostridi ed altri di tipo gram-positivo  responsabili di tetano, gangrena gassosa, tossinfezioni alimentari, necrosi dei tessuti, botulismo.

 

  La Svezia impone l’obbligo di pastorizzare i digestati prima che questi siano sparsi sul terreno, ma il procedimento nulla può contro le spore. Anche l’uso di antibiotici non previene questa formazione. Il 24% dei Clostridi trovati nei fanghi residui sono patogeni per l’ uomo e per gli animali.

 

 Le perdite di digestato nei terreni ha provocato inquinamento di terreni e corsi d’acqua con ripetute morie di pesci. Anche il ricercatore dell’ Università di Modena Stefano Montanari conferma i rischi  sopra annotati ed anche altro vedere qui >



 
http://www.vitalmicroscopio.net/2013/12/intervista-a-stefano-montanari-rogo-di-prato-endometriosi-caso-ilva-e-centrali-a-biomasse/

 

Dunque non ci pare assennato condividere queste  prospettive,  peraltro,  a fronte di vantaggi che non andranno certo a beneficio della Collettività ma al costruttore dell’ impianto. Un digestore anaerobico capace di trattare 30 mila ton/anno di biomassa con annessa centralina turbogas sotto il megawatt di taglia ( non sconterebbe la VIA) può costare almeno 10 milioni di euro.!.  

 

Per quanto riguarda il territorio spezzino,  emergono due seri problemi:

 

1. chi finanzierà l’ opera e dove questa sarà realizzata. Considerata la gravissima situazione finanziaria del Gestore Acam,  il  finanziatore non potrà che essere il nuovo partner della partecipata “Ambiente” la quale come previsto nel suo ultimo piano di riassetto economico industriale ha previsto di cedere almeno il 49% del suo pacchetto azionario. Ad oggi l’unica manifestazione d’ interesse a partecipare alla gara è pervenuta da Iren,   multi utility emiliano-ligure-piemontese indebitata per ben 5 miliardi di euro,  oltre 10 volte quello di Acam Spa ! 

 

2. l’ allocazione del digestore. Da diverso tempo si parla dell’area di Boscalino (Comune di Arcola),  opzione che nel Piano di Riassetto economico industriale del Gestore Acam viene posta sotto un velo di riservatezza, si parla infatti di una non meglio precisata ristrutturazione del sito. Ma il sito che misura circa 22,500 mq è occupato per un terzo dalle scorie di un vecchio inceneritore demolito dopo il sequestro giudiziario avvenuto nel 1986, per un altro terzo da alcune strutture ancora parzialmente in uso e per un ulteriore terzo dall’ impianto di compostaggio aerobico inaugurato nel 2002.

 

 L’ idea di costruirvi un digestore anaerobico con centralina turbogas ipotesi prospettata più volte dagli Enti preposti, ci pare alquanto astrusa non fosse altro per l’ evidente carenza di spazio.

 

La presenza della centralina per lo sfruttamento del biogas, inoltre, anche se di piccola entità, immetterà sostanze inquinanti a qualche centinaio di metri da un centro abitato e comunque in un contesto già fortemente gravato da un pesante carico ambientale:  la centrale dell’ Enel, 13 siti critici tra discariche ed aree industriali dismesse.

 

Proposte alternative per il territorio spezzino

 

Per ciò che attiene il trattamento della FORSU si propone in alternativa all’ impianto di digestione anaerobica la riconversione dell’ impianto di Saliceti.

 

Si ritiene che con alcuni aggiustamenti sia possibile utilizzare alcune delle biocelle aerobiche che verrebbero a liberarsi con il crescere della differenziata per il trattamento della Frazione Organica. Una volta raggiunto il 65% ( che auspichiamo fortemente possa essere raggiunto molto prima del  2020), gran parte di questi moduli potranno essere eventualmente utilizzati per trattare rifiuto umido proveniente da altri ambiti territoriali.

 

Giudichiamo con favore anche la realizzazione di un ulteriore impianto di compostaggio aerobico in grado -unitamente a quello già esistente- di accogliere la produzione del bacino provinciale. In essi non dovranno essere recapitati i fanghi biologici provenienti dai depuratori.

 

N.B. Da oltre 2 (due) anni l’ impianto di compostaggio di Boscalino (Arcola) non tratta più la frazione organica da rifiuto, ivi compresa quella raccolta nelle aree ove viene effettuato il Porta a Porta. Per ammissione del Gestore tale frazione, in quanto contaminata non può essere trasformata in Compost ma viene smaltita fuori Provincia. Ergo i dati relativi alla raccolta differenziata nella Provincia di La Spezia si riferiscono al materiale raccolto e non a quello effettivamente riciclato.

 

 

La produzione del CDR - CSS dovrà cessare non appena sarà possibile trovare un' alternativa al trattamento della frazione secca . E' ormai noto a chi si occupa di gestione dei rifiuti che a Vedelago in provincia di Treviso, operi un impianto di estrusione in grado di servire un grande bacino. In esso  si raccoglie e si tratta una vasta gamma di plastiche extra protocollo CONAI.

 

Quivi vengono sottoposte ad un processo che le riduce ad un' amalgama, una pasta omogenea che può poi essere riprocessata ed utilizzata per la realizzazione di nuovi oggetti. Una volta raffreddata può anche essere macinata sino ad ottenere una sorta di sabbia >sintetica che trova impiego nella filiera dell' edilizia. E' possibile realizzare con essa mattoni leggeri e resistenti. Sono allo studio e vengono posti in essere altri impieghi.

 

Certamente per poter immettere nel mercato nuovi prodotti è necessaria una capacità imprenditoriale che i colossi multi servizi non hanno e che non vogliono nemmeno apprendere. I rifiuti come anche l’acqua, rappresentano una miniera d’ oro e gli obiettivi virtuosi non garantiscono i profitti che si realizzano con le gestioni che sino ad ora abbiamo conosciuto. Gestioni magari in regime di monopolio come alla Spezia.  Meglio quindi,  allontanare il più possibile le scadenze che la legge ha fissato per la raccolta differenziata perché essa richiede investimenti ed accorcia le filiere rendendo inutili le tipologie di impianti di cui si è precedentemente trattato.

 

La discarica di servizio

 

La pianificazione regionale per quanto riguarda la discarica di servizio nell’area della Spezia riporta che,  considerata l’esiguità dei materiali di scarto prodotti,  sia da ritenersi residuale.

 

Il Comitato Tecnico regionale per la V.IA. ha recentemente riconosciuto non idoneo il sito di Mangina (comune di Borghetto Vara)  individuato dal Piano provinciale dei Rifiuti della Spezia approvato nell’ estate del 2001.

 

Resta pertanto come alternativa l’ ex discarica di Saturnia già ricadente nell’ ex SIN di Pitelli (oggi SIR) allo stato in fase di caratterizzazione. Trattasi di un incavo di grande volumetria aperto a metà anni ’80 e chiuso dalla Magistratura dopo poco tempo. Nella vasca più profonda vennero conferite circa 100 mila tonnellate tra ceneri da combustione del carbone e RSU.  In continuità con quanto delineato dal Ministero dell’ Ambiente,  è verosimile che la Regione  preveda di effettuare la messa in sicurezza permanente (MISP), scenario che peraltro pare riguardare tutti gli altri siti critici ricadenti nel Perimetro.

 

La MISP dovrebbe dunque avvenire con terra vergine e materiale strutturante. La Fos che è un rifiuto speciale codici CER 190503 e 190501  http://www.filodiritto.com/frazione-organica-stabilizzata-per-il-consiglio-di-stato-e-rifiuto-speciale/#.UyJjA0Bd5jo a nostro avviso  non dovrebbe essere utilizzata.  L’apporto di materiale per ripristinare l’area dovrebbe essere contenuto e limitarsi alla piccola vasca più profonda e non interessare i gradoni a suo tempo predisposti su cui è tornata la vegetazione.

 

Da quanto invece perviene da Comuni ed Acam  l’ orientamento è invece quello di sfruttare tutta la volumetria una volta certificata la bonifica del sito.  Sopra la piccola vasca messa in sicurezza, previo espletamento della procedura autorizzativa prevedente VIA ed AIA,  verrebbe aperta una nuova discarica in cui sarebbero conferite terre/rocce da scavo e FOS.

 

I sindaci soci amministratori di Acam hanno recentemente approvato un Piano di riassetto industriale ed  economico che prefigura un utilizzo del sito quale discarica di servizio, per un periodo di 7 (sette) anni dal 2015 al 2021. Il nuovo impianto -sempre secondo le previsioni del Piano-  dovrebbe garantire una redditività di 4.3 milioni di euro l’ anno.

 

La volumetria disponibile dell’ incavo di Saturnia è stimabile in circa 700 mila metri cubi pertanto si calcola di conferirvi 100 mila metri cubi l’ anno di materiale. L’ apporto secondo quanto riportato dall’assessorato all’ ambiente del Comune capoluogo,  sarebbe misto: terre - rocce da scavo e FOS al 50%.  Ergo nel caso della FOS si tratterebbe di recapitarvi almeno 70 mila tonn/anno.

 

Appare dunque evidente che i piani degli Enti Locali e quelli della Regione siano alquanto discordanti!  
  


Con un semplice computo aritmetico è stato possibile stabilire che nella nuova discarica di Saturnia verrebbero allocate ben 490 mila tonnellate di FOS. Una quantità che forse non sarebbe possibile reperire nemmeno in tutto il settentrione d’ Italia.

 

Onde evitare contenziosi e conflitti con una popolazione provatissima dai carichi ambientali che il malgoverno del territorio ha a lei riservato,  sarebbe bene che la Regione si esprimesse con maggiore chiarezza sul destino del sito fornendo elementi atti a definire una volta per tutte le modalità di utilizzo.

 

Sull’ ATO unico regionale

 

Il DDL 309/2013 all’ artt. 3 e 4 recitano:

 

3.  All’interno di ciascuna area territoriale omogenea vengono organizzati ed affidati unitariamente i servizi relativi alla raccolta ed al trasporto dei rifiuti, alla raccolta differenziata e all’utilizzo delle infrastrutture al servizio della raccolta differenziata, nonché all’eventuale trattamento dei rifiuti residuali indifferenziati sulla base di uno specifico Piano d’Area. E’ facoltà delle Amministrazioni Comunali affidare alla gestione associata ulteriori attività che garantiscano servizi superiori rispetto a quelli garantiti dal piano d’area e attività di sensibilizzazione e comunicazione ambientale.

 

 4.    Per esigenze tecniche e di efficienza dei servizi, fra le diverse aree territoriali omogenee individuate ai sensi del comma 1, possono essere previste, in accordo con la Regione, integrazioni fra i servizi indicati al comma 3 .

 

Nei passi in grassetto si prefigura la possibilità che impianti di trattamento esistenti o previsti possano essere usati in comunità tra  aree territoriali omogenee  ( anch’ esse ATO !).

 

A parte il fatto che l’ attuale situazione nella provincia della Spezia non permette l’ attuarsi di tale scenario, osserviamo che tale filosofia investe sull’ incapacità di gestire il ciclo dei rifiuti da parte delle singole aree omogenee.

 

Il ciclo a nostro giudizio,  dovrebbe essere gestito da consorzi di Comuni una sorta di sub ambiti  indipendenti tra loro,  convinti come siamo che ciò li responsabilizzi maggiormente e che li renda più efficienti. Per noi la frammentazione non è affatto un disvalore.

 

L’ indirizzo  preso invece nella nostra Regione che ha oggi più potere decisionale anche nella scelta degli impianti  “terminali” di recupero e smaltimento ( art.13 p.2 comma e  ddl. 309/2013),  è quello di creare macroaree da affidare alle multi utility. Giganti che non sono per niente efficienti ( e spesso forniscono servizi costosissimi) e  come già accennavamo, non hanno alcun interesse a perseguire le priorità dettate dall’ Europa, prima tra tutte il recupero di materia.

 

I costi per i cittadini

 

Si  ricorda anche l’infausto destino del decreto Ronchi del 1997 che obbligava tutti i Comuni ad abbandonare entro due anni la tassa sui rifiuti a tariffa per quella a consumo. In 16 anni non è mai stato tradotto in obbligo di legge per l’opposizione dei sindaci, che preferivano incassare i maggiori oneri derivanti da un calcolo a metro quadro, e grazie anche alla sponda del Parlamento, dove ogni due anni veniva votata la proroga.

 

 

Piano delle Bonifiche

Il capitolo dedicato ha inizio con questa premessa:

 

Il risanamento delle aree inquinate è ritenuto azione necessaria e propedeutica al riutilizzo del territorio in conformità alle destinazioni d’uso stabilite negli strumenti urbanistici. La bonifica dei terreni, da attuare in un ottica di sostenibilità ambientale ed economica, permette la restituzione del suolo agli usi legittimi senza impegnare nuovi spazi.

 

Per quanto riguarda l’ ex SIN di Pitelli (oggi SIR) ricadente in territorio spezzino, riteniamo che il proposito di perseguire il “risanamento” è già votato al fallimento.  Per la quasi totalità delle aree terrestri l’ orientamento della Regione fa completo riferimento a quanto delineato dal MATT nei 13 anni di sua gestione e competenza. Si pensa cioè  -perseguendo appieno  “un’ottica di sostenibilità ambientale ed economica”   che vale anche per i siti privati (i cui titolari inquinatori pur essendosi arricchiti risultano quasi sempre insolventi),  di effettuare ovunque delle MISP mediante capping contestualmente a regimazione e raccolta delle acque meteoriche. Queste ultime peraltro, dopo più di un decennio di gestione statale, non riguardano tutte le aree e quindi sussiste un problema di diffusione dell’ inquinamento: segnaliamo il caso del -Sito di Stoccaggio Provvisorio Prolungato- di Monte Montada e probabilmente anche del sito militare denominato “Tiro al Piattello”.  Ma più in generale le MISP non si possono per nulla considerare un risanamento ma semplicemente un intervento di contenimento con il quale si cerca di arginare gli effetti della giacenza di milioni di metri cubi di rifiuti speciali e speciali pericolosi.

Quando si parla di milioni non si esagera è sufficiente fare la semplice somma algebrica del milione di tonnellate di ceneri della CTE Enel presenti nei bacini di Vallegrande, le 560 mila tonnellate di scorie tossiche della discarica di Ruffino Pitelli e tutte le centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti sversati a Monte Montada, Saturnia ed in altri aree. Persino le banchine di diversi moli sparsi per il Golfo spezzino sono a tutti gli effetti delle discariche senza protezione alcuna.  Non di meno si deve con chiarezza ammettere che “ la protezione”  altro non è che un insieme di teloni saldati insieme dello spessore di un paio di millimetri che isolano il terreno (spesso non del tutto impermeabile)  da sostanze chimiche molto aggressive per loro natura e per loro interazione. Teloni che possono deteriorarsi a causa di piccoli sismi o cedimenti oppure per l’ intervento di animali selvatici.

 

Illusorio quindi aspettarsi che il già detto “ risanamento”  possa concretizzarsi qualora finalmente, dopo anni di nostre reiterate richieste, si entrasse nelle aree militari e si rinvenissero ulteriori quantità di sostanze inquinanti. Eventualità non remota altrimenti non si comprenderebbe il perché circa metà dell’ estensione della Polveriera di Vallegrande (M.M.) sia stata inserita nel SIN di Pitelli. Si mettano poi nel conto le  testimonianze a più riprese rese da soggetti in anonimato anche attraverso i media !.

 

Sempre a proposito dell’ improprio uso del termine “ risanamento”  vogliamo qui fare un breve accenno a quanto riportato dai giornali in merito al SIN Stoppani-Cogoleto.  La messa in sicurezza della discarica del Molinetto, secondo quanto si è appreso avverrebbe con l’apporto di rifiuti pericolosi provenienti proprio dall’ ex Stoppani. Per opportuna conoscenza segnaliamo questo link:

http://www.casadellalegalita.info/archivio-storico/2014/11287-stoppani-molinetto-lamministrazione-di-cogoleto-perche-mente.html
 

 

                                                                                                                     

 

                                                                                                                Per l’ Associazione

                                                                                                                Cucciniello Corrado                                                                                                                                                

mercoledì 5 marzo 2014

ESPOSTO CORTE DEI CONTI


 
                                                             
 
 
                                                               Comitati  Spezzini  



La Spezia 17 ottobre 2013


Ill.mo Procuratore Dott. E. Bogetti,

 
in merito al problema della gestione dei rifiuti nella Provincia della Spezia e nel comune capoluogo  a nome dell’ Associazione dei Comitati Spezzini per la Salute e l’ Ambiente, Le espongo quanto segue:


 ad un anno e mezzo dalle mirabolanti conferenze stampa indette dal Comune della Spezia durante le fasi finali della  consiliatura 2007/2012, annuncianti il raggiungimento nei quartieri del Levante cittadino, di quote di raccolta differenziata superiori al 70%, ci troviamo  in uno stato di grave emergenza.

 

Andiamo però con ordine: nel 2010 il Comune della Spezia - Conai - Acam Ambiente sottoscrissero un accordo finalizzato all’ estensione della raccolta  porta a porta ( da ora in poi PaP ) in tutto il territorio di competenza unitamente al raggiungimento del tasso di differenziata del 65%  come previsto dalla normativa nazionale; nell’ occasione avanzammo alcune riserve sulla modalità di gestione.  

 

Con spirito costruttivo rilevammo la mancanza di uno strumento fondamentale per il raggiungimento di esiti positivi: la tracciabilità. Ovvero il sistema che avrebbe consentito di conoscere l’ effettiva quantità di rifiuti prodotta in ogni distretto in cui -come l’accordo citato prevedeva- si fosse  esteso il PaP .

 

La lacuna, a sei mesi dall’ avvio si è poi rivelata fattiva in quanto nella frazione Multimateriale è stato rinvenuto il 26% di materiale estraneo. Anche nella frazione “Umido” ne è stata ritrovata una quota pari allo 0.9%  ma a nostro avviso sottostimata. Era prevedibile che molti utenti, consci di non essere individuabili, non si sarebbero preoccupati di selezionare correttamente i rifiuti ed anzi pur di allontanarli dal proprio appartamento  si sarebbero sistematicamente serviti dei cassonetti stradali ancora presenti nei quartieri non assoggettati a PaP.

 

Da rilevare inoltre che già nell’ estate del 2011 nell’ impianto di compostaggio di Boscalino, situato nel comune di Arcola, non veniva più trattata la matrice organica del rifiuto. La motivazione addotta risulterebbe la scarsa qualità del materiale selezionato che è stato avviato presumibilmente, in quanto non ci è dato sapere nulla di certo, ad un impianto di smaltimento.

 

Nonostante ciò è stata diffusa la percentuale di differenziata citata in apertura.

 

 Si chiude il 2011 ma le cose invece di migliorare  peggiorano, i semestrali “steps in progress”  indicati nell’accordo siglato da Comune- Conai ed Acam, attivati peraltro con mesi di ritardo, non vengono rispettati. Si arriva alla fine del 2012, il PaP copre intorno alle 40 mila persone  invece che la prevista totalità della popolazione residente nel Comune della Spezia (96317 abitanti).

 

 L’obiettivo del 65% previsto dalla normativa nazionale e dal suddetto accordo  risulta largamente disatteso: il tasso di differenziata si  ferma al 35,2 % su scala comunale.

 

In data 3 novembre 2010 con atto protocollato abbiamo richiesto ad Acam di conoscere la quantità di materiale organico in ingresso ed in uscita da Boscalino: non abbiamo avuto alcun riscontro. Stesso quesito abbiamo rivolto via fax il 13.4.2012 al servizio Area Ambiente della Provincia ma anche in questa occasione non ci è pervenuta alcuna risposta. Ad onor del vero neppure oggi siamo riusciti a svelare l’arcano.

 

Nel contempo, Acam ha comunicato che la raccolta stradale dell’ umido nel centro urbano della Spezia non avrebbe più avuto luogo in quanto la pessima qualità della frazione organica ne rendeva impossibile il trattamento. 

 

Verso la fine della scorsa estate vi è stato anche un fermo dell’ impianto di trattamento meccanico biologico di Saliceti (Vezzano Ligure) che ha peggiorato di molto l’aspetto delle piazzole ecologiche, non solo nel Capoluogo ma in tutta la Provincia: aspetto già indecoroso e sicuramente non all’altezza dei costi che i cittadini debbono accollarsi.

 

Tra questi costi sono peraltro ricompresi quelli derivanti dalla mancata chiusura del ciclo e dall’errata, anzi sconsiderata scelta impiantistica adottata a suo tempo dall’ Ente provinciale e dai noi convintamente osteggiata. L’ impianto per il trattamento meccanico biologico del rifiuto è il vero nodo cruciale. E’ costato alla Comunità spezzina ben 24 milioni di euro: 6 sono arrivati dalla Regione, 11 li ha  elargiti  il gestore Acam e 7 devono essere ancora saldati al costruttore. 

 

Trattasi della Ladurner spa che mesi fa ha cercato di recuperare il credito avviando una procedura giuridica volta a rivalersi sui beni del Gestore di via Picco.  Gestore che allo stato è alle prese con un debito verso banche e fornitori di 500 milioni di euro. Per l’ impianto di trattamento, in sostanza, un’ingente somma di denaro è stata gettata al vento con l’ unico risultato di moltiplicare i problemi: da esso infatti risultano due tipologie di rifiuto speciale FOS e CDR che per ragioni diverse debbono essere smaltiti a costi altissimi.

 

I cittadini hanno sborsato un mare di quattrini per un polo industriale che genera debito anziché profitto!! La quantità di CDR prodotta sino a febbraio del 2013( da quella data un incendio ne impedisce l’esercizio ),   dovrebbe aver toccato le 45 mila t/anno e la FOS ha raggiunto le 20 mila T/anno circa. Il solo smaltimento del CDR  è arrivato complessivamente a quasi 200 euro/ton.

 

Si sta parlando quindi di milioni di euro che avremmo potuto impiegare nei più virtuosi progetti rispettosi dell’ ambiente, in grado di assicurare un ritorno economico ed occupazione stabile. Invece versiamo in una situazione vergognosa, indegna di una Comunità che si dice civile. E’ solo grazie alla contenuta produzione di rifiuti prodotta nel bacino provinciale ( circa 130 mila t/anno) se non arriviamo ai livelli emergenziali  di tipo campano.  

 

Attendiamo ora di conoscere i dati del secondo semestre del 2012 (SIC!) riguardanti la raccolta differenziata nel comune della Spezia. Da indiscrezioni pare  sia pure cresciuta di un punto  approssimandosi quindi al 37%. I quartieri con il PaP sarebbero ancora il  “fiore all’ occhiello” con punte del 69%.!

 

Ma ci chiediamo: com’ è possibile dal momento che l’ impianto di compostaggio di Boscalino non ha operato?  ( l’organico viene ancora oggi esportato e non si hanno dati).

 

Attualmente con tutti gli impianti di trattamento fermi, esportiamo fuori regione tutto l’ indifferenziato così come l’organico differenziato ma fuori specifica (anche quello ritirato nei distretti PaP), nel complesso circa 100 mila tonnellate all’ anno. Facciamo inoltre notare che anche gli altri comuni della Provincia non hanno rispettato le disposizioni di cui all’ art. 205 del D.lgs. 152/2006 restando su tassi di differenziata irrisori, emblematico il caso di Sarzana ( 20 mila abitanti ), ferma al 22%.

 

Ritenendo che tale fattispecie costituisca “danno certo ed attuale” analogamente a quella sanzionata con la sentenza 83/2013 dalla Corte dei Conti della Regione Liguria Le inoltro cortese richiesta di accertamento.

 

                                                                                                                   

                                                                                                 Per l’Associazione Comitati Spezzini

         

                                                                                                             Pres. Cucciniello Corrado

Volpi e Marinella


 

                                           VOLPI E LA TENUTA DI MARINELLA

La notizia riportata in questi ultimi giorni dalle cronache locali in merito al progetto per la costruzione di un nuovo centro sportivo finanziato da Gabriele Volpi all' interno del comprensorio della fattoria di Marinella provoca rigetto e rabbia.  Rabbia soprattutto perchè la proposta viene dalla politica non dall' imprenditore.
 
                              ecco quale potrebbe essere la dimensione del territorio occupato !

 

Questa nuova brutta pensata è l' ennesima prova che non vi è alcun interesse a fermare il consumo di territorio e a tutelare le ultime aree ancora non devastate dalla speculazione.

 

Dopo l'assalto portato negli anni 70 che ha visto la costruzione lungo la litoranea di numerosi palazzi si intende nuovamente sottrarre spazio ad un contesto di alto pregio ambientale e storico. Verrà colato altro cemento, verranno realizzerati campi di calcio che richiederanno  concimi chimici ed acqua, verrà tombato un fondo agricolo per nuovi parcheggi. 

 

Ci domandiamo perchè una cosa che ancora vive deve essere sacrificata per una filiera, quella del pallone che se vogliamo dirla tutta troviamo superflua e povera  soprattutto sotto l' aspetto culturale.! E' saggio privarci di una cosa preziosa per un' altra di cui possiamo fare a meno ?

 

Ma vi è un' ulteriore ragione di fastidio: ancora una volta i cittadini non sono stati interpellati. Per questo progetto sarà necessaria una variante al PRG di Sarzana ( ancora! ) per dare una nuova destinazione d' uso ad un fondo agricolo di circa 130 mila mq. Trattandosi di variante al piano regolatore dovrebbe essere applicata la VAS. Successivamente anche la VIA: stiamo parlando di un' opera che impegna oltre 5 ettari di suolo, si veda la L.R. 38/98 ex lettera 10a  dell' allegato III alla legge regionale sulla VIA.

 

Ovvio che questa progettazione a lotti ostacola ciò che invece sarebbe il criterio più opportuno da adottare in un caso come questo ovvero una pianificazione che riguardi tutta l' estensione agricola in capo all' MPS.   E questo temiamo non sia che l' inizio: la crisi ha fermato lo sciagurato Masterplan 2007 di Marinella ma ecco che si ripiega in una vendita frazionata che potrebbe portare a risultati ugualmente negativi.

 

Come Associazioni ci auguriamo che le Comunità sappiano reagire e ci diano immediato sostegno in quello che si preannuncia già come un contenzioso lungo e difficile, siamo convinti infatti che i governi locali non molleranno facilmente la presa ed ancora una volta ci accuseranno di "dire sempre no", di  "fermare lo sviluppo", di non  "fornire mai alternative".

 

Sin da ora rimandiamo al mittente questi logori appunti, chi si batte contro il consumo di suolo non accetta nuove occupazioni se non strettamente necessario ma non per questo lo si può definire incapace di far proposte. Come in altre occasioni una proposta saremmo in grado di farla  per conoscerla sarebbe sufficiente consultarci.

 

martedì 4 marzo 2014

COMMISSIONE AMBIENTE RIFIUTI 3.2.2014




Letto l' articolo ?   bene ... ora aprite questo link

http://www.regione.liguria.it/component/k2/item/39371-9-gestione-dei-rifiuti-in-liguria.html  


L' assessore Davide Natale al termine della commissione ambiente del 3 febbraio 2014 mi ha personalmente riferito che a Saturnia andranno Fos e Terra 50 e 50 ...
                
                   ALLORA COME SI PUÓ DIRE CHE SUL NOSTRO TERRITORIO
                          NON VI SARÁ UNA DISCARICA DI SERVIZIO !!????? 

Ma soprassediamo per un momento .. ho obiettato che con 20mila ton/anno di Fos prodotte attualmente in Provincia unitamente a terre e rocce da scavo, non è possibile ricavare i 4.3 milioni di euro/anno previsti nel piano di riassetto Acam.   Allora Egli mi ha risposto che importeremo Fos dal resto della Liguria   > era presente il consigliere "Gipo" Sommovigo del PdCI. 


Ho fatto due calcoli e ho potuto delineare quanto segue:  nel Piano Economico Acam si prevede di sfruttare Saturnia per 7 anni dal 2015 al 2021.  Ipotizzando una volumetria di 700mila mcubi, potremmo dire che a Saturnia verrebbero conferiti 100mila mcubi/anno.  50mila di terra  e 50mila mcubi di Fos  che peró in tonnellate sono molte di piú  .!!.
saranno circa 75mila  !!!   

Ora  se moltiplico 75mila ton  X  7 anni  ottengo   525mila tonnellate  di Fos   !!!!    

 E DOVE LE ANDIAMO A PRENDERE ????? VEDIAMO SE LA LIGURIA SARA' IN GRADO DI FORNIRCELE:

ANZITTUTTO LA NOSTRA REGIONE ENTRO IL 2015  -ANNO IN CUI ACAM PREVEDE INIZI L'OPERATIVITÁ DI SATURNIA-   DOVREBBE DOTARSI  DI IMPIANTI TMB CAPACI DI PRODURNE UNA TALE QUANTITÁ  !!!  AL MOMENTO NON LI HA ...!!  

 MA IL  RAGIONAMENTO DELL'  ASSESSORE NATALE È FONDATO ?  ASSOLUTAMENTE NO  ..  VEDIAMO PERCHÉ    ...

IN LIGURIA VENGONO PRODOTTI 936.755 Ton/Anno DI RSU (DATO 2012)  E CON  L' ATTUALE TASSO  DI DIFFERENZIATA DEL 32 %  SI RIDUCONO A 636699 TON/ANNO. 

ATTUALMENTE A SALICETI, DAL TRATTAMENTO DI 75 MILA TON/ ANNO DI TAL QUALE RISULTANO 20MILA TON. DI FOS  QUINDI POCO MENO DI 1/4 DELLA MASSA IN ENTRATA ....   

SUPPONIAMO DI AVERE SUL TERRITORIO REGIONALE  UN NUMERO SUFFICIENTE  DI IMPIANTI TMB CAPACI DI TRATTARE 636699 TON. RICAVEREMMO ALL' INCIRCA 160 MILA TON DI FOS   ....

UNA QUANTITÁ MOLTO INFERIORE  ALLE 525 MILA CHE SAREBBERO NECESSARIE PER RISPETTARE IL RAPPORTO DEL 50% TRA TERRE E FOS DI CUI SI PARLAVA PRECEDENTEMENTE A PROPOSITO DEI CONFERIMENTI IN SATURNIA .. 

 MA NON È TUTTO LA REGIONE PREVEDE COMUNQUE DI ARRIVARE ENTRO IL 2020 AL 65%  DI DIFFERENZIATA E PERTANTO A QUELLA DATA LA PRODUZIONE DI FOS SI RIDURREBBE A ZERO LASCIANDO LE BIOCELLE DI TUTTI I TMB COMPLETAMENTI VUOTI !!!!!!   

 MORALE: 

 1.   SI DEVE RIFLETTERE SULLO STATO CONFUSIONALE CHE GRAVA SU TUTTI COLORO CHE HANNO RESPONSABILITÁ DI GESTIONE DEL CICLO DEI RIFIUTI !!!!   

 2.  ECCO PERCHÈ CONTINUO A NON CREDERE CHE A SATURNIA FINIRANNO SOLO TERRA E FOS ... I FANGHI DEL PORTO SARANNO I PRIMI AD ESSERVI CONFERITI MA ANCHE COMPOST FUORI SPECIFICA NEL CASO NON VENISSE REALIZZATO UN DIGESTORE ANAEROBICO ( CHE NOI AVVERSIAMO CONVINTAMENTE) E PROBABILMENTE ANCHE IL TAL QUALE TRATTATO IN PROVINCIA DI MASSA QUANDO   SALICETI NON SARA' IN ESERCIZIO PER MANUTENZIONE ....    

giovedì 13 febbraio 2014

>>>>>  da CDSNEWS LA SPEZIA
 
 
 
Confermato il sequestro della discarica di Pietralba

Val di Magra - Il Tribunale della Spezia, pronunciandosi sulle istanze di riesame del decreto di sequestro preventivo del gip e del provvedimento di perquisizione e sequestro emesso dal pm, ha confermato il sequestro, operato da personale del Corpo forestale dello Stato dell’area in località Pietralba di Arcola nella quale era stata illecitamente realizzata una discarica di rifiuti.

Con ampia motivazione, il Tribunale ha integralmente confermato l’impianto accusatorio delineato dal pubblico ministero, valutando favorevolmente gli elementi indiziari, tra i quali i rapporti contrattuali e i pagamenti intervenuti tra le società conferenti i rifiuti, quelle che li smaltivano nell’area e i proprietari dell’area stessa, raccolti in sede di indagine da parte del personale del comando stazione della Forestale della Spezia.

Tali elementi, pertanto, sono stati ritenuti idonei a far sussistere il cosiddetto fumus commissi delicti, attribuibile agli indagati relativamente ai reati di realizzazione e gestione di discarica abusiva, di realizzazione di opere urbanistico-edilizie in difformità dagli elaborati progettuali e di realizzazione di lavori, in area paesaggisticamente vincolata, in totale difformità dall’autorizzazione richiesta.

La Guardia forestale ricorda, al riguardo, che l’area in questione, al fine di poter operare il conferimento illecito, era stata oggetto di un cambio di destinazione del suolo, da boschivo ad oliveto, così da poter essere trasformata e rimodellata, apparentemente con tutte le autorizzazioni del caso, utilizzando i rifiuti che sarebbero stati poi coperti e occultati da un oliveto.
Nella relativa istanza urbanistico-edilizia, i richiedenti si erano premurati di chiedere di poter utilizzare una minima quantità dei rifiuti in questione per realizzare la viabilità di accesso all’oliveto, così da giustificare anche il trasporto dei rifiuti stessi verso l’area interessata dai lavori.
Giovedì 13 febbraio 2014
 
 
 
COMMENTO ALL' ARTICOLO
 
ovvio che se nel 2006 avessero affidato l' indagine alla persona adatta (.....omissis)  ed avessero fatto fare le analisi a quello che vedete nella foto                                           >>>>>>>
  ( allegata da Comitati Spezzini al proprio esposto in Procura) l' ulteriore scempio di cui informa CdsNews ce lo saremmo risparmiato .!.

 Invece no .. hanno testato la terra di riporto anziché il materiale sversato .. risultato?   >Nulla di non conforme<  e quindi ancora una volta venimmo giudicati come dei visionari ...
 
 
 
 
 
 

CHI E' ROMANO TRONCI ?


OPERAZIONE BYPASS

Romano Tronci



Romano Tronci e' l'esperto di energia che permette a Gianni Lapis di progettare l'espansione nell'Europa dell'Est. Come persona vicina all'ex partito comunista italiano puo' vantare un buona rete di rapporti nei paesi dell'ex blocco sovietico. Per il suo ruolo nella gestione degli appalti della societa' De Bartolomeis e' sotto processo a Palermo per concorrenza sleale e associazione mafiosa.

Tramite Romano Tronci e Ottavio Angotti nel 2003 il professor Lapis entra in affari direttamente con il presidente del Kazakhstan.

La joint-venture si chiama PURE ENERGY: sede nel cantone svizzero di Zug, partecipazione del 25% del gruppo Lapis e del 26% di Angotti, mentre la parte del leone - il 49%- e' saldamente in mano alla famiglia Nazarbaev.

ARTICOLO D' ARCHIVIO 1996


 
                                                           UNIONE SARDA 

 ItaliaNews

domenica 24 novembre 1996


 

L'ombra del banchiere Chicchi Battaglia sull'indagine sui 'rifiuti d'oro'

E a La Spezia sale ancora la tensione

 

Domenica 24 novembre 1996

L 'ombra del banchiere Chicchi Battaglia sull'indagine sui 'rifiuti d'oro' E a La Spezia sale ancora la tensione
La Spezia Mentre la tensione sul fronte della giustizia sale di un altro tono, arrivano sui tavoli dei magistrati spezzini gli atti dell'inchiesta di Asti sui «rifiuti d'oro». Indagine che chiama in causa anche il banchiere della Karfinco Chicchi Pacini Battaglia, i cui numeri telefonici compaiono in una agenda sequestrata ad uno degli arrestati, quell'Orazio Duvia, l'uomo attorno al quale ha ruotato l'eco-business di La Spezia. L'ipotesi che anche nella storia dei «rifiuti d'oro» ci possa essere lo zampino del grande elemosiniere sarebbe concreta, ma i magistrati spezzini per il momento sono affacendati in tutt'altre faccende.

Il procuratore Conte, ha appena ricevuto gli atti del pm di Asti, Luciano Tarditi. Il magistrato, in trasferta lampo in Liguria, ha comunque smentito ogni coinvolgimento del banchiere nell'indagine sulla discarica. Il nome di Pacini - ha detto - era stato trovato solo casualmente segnato su un'agendina di uno degli inquisiti.

Si tratta di Romano Tronci, ex direttore della De Bartolomeis di Milano , «personaggio importante ma non indagato».

A chi toccherà (Cardino? Franz?) indagare sulla vicenda della discarica dei veleni del Golfo dei Poeti? Il capo della procura lo deciderà nei prossimi giorni. Dalle rivelazioni di Orazio Duvia gli inquirenti hanno ricostruito la mappa meticolosa dei corrotti e delle complicità di cui l'imprenditore ha goduto per anni.

Ma i pezzi da novanta resistono nell'ombra. Fino a questo momento due sono gli arrestati e diciannove le persone indagate. È stata perquisita anche l'abitazione e l'ufficio di un funzionario della Regione Toscana. Tutti nomi di basso profilo legati direttamente e non alle numerose società di smaltimenti rifiuti controllate da Orazio Duvia, un facoltoso imprenditore con amicizie altolocate in Italia e all'estero.

Un multimiliardario discreto che con molta discrezione ha foraggiato fino al giorno del suo arresto, nell'ottobre scorso, Maurizio Figone, 45 anni, funzionario della Usl di La Spezia con un pedigreè di tutto rispetto nell'ambito del movimento dei Verdi, e Carlo Alberto Marzani, 45 anni, geologo presso l'ufficio discariche della Regione Liguria.

Entrambi sono accusati di corruzione e abuso d'ufficio: grossi favori in cambio di piccole somme per velocizzare le pratiche, secondo l'accusa. Nella vicenda sono però implicati militari in servizio all'Arsenale di La Spezia, personale civile di categoria elevata al Ministero della Difesa, sottufficiali della Guardia di Finanza. Per violazione fiscale è indagato anche Franco Polucci, tesoriere del Pds spezzino.

Poi tra gli indagati per corruzione ci sarebbe l'ex sindaco di Varese Ligure (Val di Vara) e l'ex sindaco di Rapallo, Gian Nicola Amoretti, esponente del Polo. A mettere nei guai tutti questi personaggi di basso profilo sarebbe stata la pignoleria del Duvia che sul suo brogliaccio, dove sono annotate tutte le cifre della corruzione ambientale, avrebbe scritto i loro nomi.E dalla sua agenda - ma anche nelle intercettazioni - sarebbe uscito anche il nome più famoso, quello appunto di Pacini Battaglia, l'uomo dai mille affari.

 

SERENA SGHERRI